Il genogramma: uno strumento per ripercorrere la propria storia familiare
Dott.ssa Erica Volpi - Ottobre 2007.
La genealogia come enunciazione dell’origine e della discendenza di famiglie e di stirpi, è presente fin dall’antichità più remota. L’immagine più suggestiva per rappresentarla graficamente è quella dell’albero che simboleggia nella stesso tempo il legame con il passato (le radici) e quello con il futuro ( i germogli), la continuità tra il ceppo originario e i molti rami che ne derivano.
Il genogramma non include solo i fatti (le morti, le nascite, i matrimoni), focalizza anzi l’attenzione sulle relazioni e sulle funzionalità, ovvero sui modi in cui il sistema familiare ha gestito, nel corso del tempo, i singoli eventi del ciclo vitale. E’ il racconto della propria storia familiare che il soggetto può narrare come meglio crede, enfatizzando alcuni aspetti rispetto ad altri in piena libertà. Lo schema concettuale del genogramma viene fatto risalire a Murray Bowen, secondo il quale la malattia psichica è il risultato di un processo plurigenerazionale e trova la sua origine in una scarsa differenziazione del Sé nell’ambito familiare.
L’esperienza del genogramma è molto coinvolgente sul piano emotivo. Può essere sperimentata nel corso di una psicoterapia ( se il terapeuta è solito al suo utilizzo) o rimanere un’esperienza isolata magari in un contesto di formazione. In entrambi i casi sia gli interventi del terapeuta sia quelli del gruppo servono al soggetto per stabilire nuove connessioni fra eventi della propria storia che sembravano scollegati tra loro, comprendere meglio quali eredità gli derivano dalla complessa storia familiare. Quello che veramente conta non è l’esposizione precisa dei dettagli o la perfetta cronologia degli eventi ma piuttosto il modo tutto personale con cui certi ricordi sono entrati a far parte del mondo emozionale e culturale del soggetto. In alcuni sistemi familiari infatti la storia sembra addirittura non esistere e viene reinventata da chi racconta. Ciò che viene narrato è significativo proprio perché porta in sé la percezione soggettiva. Alcuni elementi importanti su cui riflettere possono essere la scelta dei nomi dei diversi membri della famiglia, la scelta delle professioni, i riti e i rituali che scandiscono la vita familiare, il lessico familiare in quanto oltre al modo di “essere” proprio di una famiglia esiste anche un modo di “esprimersi” altrettanto specifico”. Le potenzialità “terapeutiche” di un genogramma sono considerevoli. Il fine è quello allora di permettere al soggetto di sottrarsi ai condizionamenti inerenti a quelle regole familiari di cui molte volte egli ignora addirittura l’esistenza. Molti degli elementi che vengono definiti come “carattere”, fanno direttamente riferimento sia per imitazione che per opposizione, alla cultura familiare: ad esempio l’ordine della persona e della casa, il modo di gestire le amicizie, il modo di privilegiare alcune spese rispetto a d altre, il rapporto col cibo, ecc. Questi elementi rimangono presenti anche dopo che una persona si allontana dal nucleo della famiglia di origine.
Il fascino dell’esperienza del narrare il proprio genogramma è intuibile solo sperimentandolo. E’ un lavoro su sé stessi molto impegnativo, in alcuni casi doloroso, ricco ed emozionante. La cosa più interessante è che non finisce nel momento in cui si termina di raccontare ma dà origine sotterraneamente e nel tempo a nuove intuizioni.
Bibliografia
MONTAGANO S., PAZZAGLI A. (2007), Il genogramma: teatro di alchimie familiari. Franco Angeli.
