Lo psicologo cura i "matti"?

Dott. Dario Lupo - Ottobre 2007.

Per alcuni, ma non per tutti, potrà sembrare strano parlare ancora di pregiudizi verso figure quali quella dello psicologo o dello psichiatra. Spiace dover constatare, oggi come ieri, che queste due classi di professionisti vengano viste da molte persone come figure legate ed ancorate al concetto di follia. Succede sovente che coloro i quali si rivolgono ad una persona che è lì per ascoltare “cose mentali” vengano percepiti come soggetti “problematici”. In alcuni casi è proprio il protagonista del disagio che  ha vergogna di sé mentre in altre circostanze la difficoltà di avvicinarsi ad un professionista della mente è legata alla paura di essere giudicati dagli altri. E’ vero che rispetto a qualche decennio fa le resistenze o le paure verso la consulenza psicologica stanno diminuendo ma, cari lettori, la strada è ancora in salita!
Proviamo in modo davvero molto semplice a riflettere sull’eventualità che qualcuno vi dicesse: “Vado dallo psicologo”. In molti potrebbero essere portati a pensare: “Chissà quale problema lo attanaglia?”. Oppure, immaginate di dover scegliere fra due partner da frequentare, tra uno che vi confidasse di andare regolarmente da uno psicologo ed un altro che invece non ci va (o non ve lo dice!), verso chi sareste orientati? E’ molto probabile che il primo incontri potenzialmente maggiori resistenze da parte vostra. Simulando uno dei mille pensieri che potrebbero essere prodotti è probabile che possa essere detto: “Ma perché devo investire in una nuova conoscenza con qualcuno che ha già dichiaratamente un problema… In più, un problema non da poco, visto che va dallo psicologo!” Questo banale esempio è stato utilizzato per metterci nella condizione di analizzare come in realtà un ragionamento di questo tipo segua una logica apparente. La persona che non si è mai rivolta ad uno psicologo potrebbe ugualmente presentare uno o più malesseri e non avere cercato aiuto per i più svariati motivi? ad esempio: diffidenza, resistenza al cambiamento, vergogna oppure anche banalmente un’impossibilità di tipo economico. Sono proprio le motivazioni appena presentate che mi hanno dato la possibilità di definire la scelta di stare alla larga dal “soggetto problematico” una logica apparente. Ricordiamoci che anche chi non lo manifestasse esteriormente potrebbe vivere dentro di sé una stagione psicologica di malessere.
Ritengo che il sensazione di vergogna sia una delle maggiori implicazioni “bloccanti” di tipo psicologico che molte persone si trovano a dover vivere. Avendo in passato fatto esperienza lavorativa nei centri definiti “Telefono Amico”, mi è capitato più volte di dialogare con persone che rivelavano il loro desiderio di parlare con professionisti che avessero le competenze per “ascoltarli”. Ammettevano però che solo l’idea di attuare questo proposito gli causava vergogna. In effetti, la paura di ufficializzare un problema può presentare molteplici implicazioni: ammettere con se stessi che qualcosa non va, avere il timore di essere scoperti, sentirsi oggetto di pregiudizio. Mi è capitato di parlare con alcuni che lamentavano enormi sofferenze, che ammettevano una grande voglia di aprirsi a qualcuno eppure molto resistenti verso l’efficacia di un intervento di tipo psicologico. Una delle frasi ricorrenti è la seguente: “Tanto nessuno può aiutarmi, solo io posso.” Tra gli ostacoli che si antepongono all’autoconsapevolezza di quanto non siano da sottovalutare i malesseri mentali è il difficile rilevamento oggettivo di questi rispetto ad esempio ad un problema prettamente organico. E’  rilevabile con maggiore facilità una gamba fratturata che un problema d’ansia. Il disagio mentale, quando non arriva a vistose manifestazioni, è più difficile da rilevare.
 
Il messaggio che vorrei  giungesse a voi gentili lettori è il seguente: occorre davvero cominciare a pensare che il consulto psicologico non è un servizio professionale destinato ai “matti” (che brutto termine poi, quest’ultimo: come tutte le sintesi eccessive si lascia alle spalle tutti i significati). Chi si rivolge allo psicologo può essere semplicemente un soggetto che vuole approfondire taluni aspetti della propria  persona, che vuole sottoporre ad un’analisi più accurata un certo dilemma, che necessità di presentare a qualcuno “estraneo” al proprio mondo elementi della propria vita. Ben distante dall’essere il medico dei “pazzi”, lo psicologo è colui che invita la persona a parlarsi e ad intraprendere un viaggio di arricchimento interiore.
Un grande delle scienze umane affermava che l’arricchimento interiore è il vero ARRICCHIMENTO.. quello esteriore è solo un momento per fare shopping senza pensare ai soldi.

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