Adolescenza: periodo difficile? (seconda parte)

Dott. Dario Lupo - Dicembre 2007.

Il mondo degli adulti con cui l’adolescente si scontra maggiormente è quello dei genitori. Spesso capita di supportare psicologicamente genitori che si sentono affranti perché le cose con il proprio figlio non vanno bene. Delle volte ricorrono frasi del tipo “guardi, rispetto a qualche tempo fa mio figlio è irriconoscibile, è estremamente cambiato; prima era ubbidiente, calmo, buono.. un vero e proprio angioletto, adesso invece è diventato maleducato, irrispettoso.. proprio un’altra persona..” Questo piccolo esempio, che rappresenta uno spaccato della vita quotidiana, mette in luce un aspetto importante e delicato al tempo stesso, il tema della relazione educativa nell’adolescenza.

Analizzando la situazione, possiamo notare come i conflitti vertano maggiormente sul rispetto degli orari (ad esempio il rincasare puntuale per cena) sull’osservanza di certe regole come la pulizia della camera, sulla gestione della “paghetta settimanale” ecc. Cercando di inquadrare la questione sotto un punto di vista più ampio, possiamo affermare che in realtà questi conflitti siano semplici pretesti che servono per celare una ragione unica: il figlio manifesta una maggiore voglia di indipendenza, il genitore necessita che il figlio gli dimostri una maggiore acquisizione di responsabilità. L’aspetto dicotomico sta proprio nel seguente aspetto: il figlio dice a se stesso: “Ma come, i miei genitori si complimentano con me perché sto diventando grande, ma non vogliono che faccia alcune cose e mi riempiono di divieti”. Il genitore pensa: “È vero che sta crescendo, però deve anche dimostrare che la crescita non è solo fisica, deve diventare capace di guadagnarsi la mia fiducia e dunque anche una maggiore libertà”. Ciò che ho appena descritto è quello che spesso capita ad ambo le parti. Il motivo che sta alla base di questi scontri è legato al fatto che la pubertà porta ad una ridefinizione dei ruoli. Solitamente le maggiori controversie sorgono all’inizio della pubertà, quando i cambiamenti fisici agiscono come segnali della necessità di un riaggiustamento dei ruoli. L’apice del conflitto è proprio insito verso i 12-13 anni, nello specifico 12 per le ragazze e 13 per i ragazzi; successivamente l’intensità del conflitto decresce, a meno che durante i conflitti ci sia stata una situazione difficile, tale da compromettere una sana evoluzione di una normo-adolescenza (Bombi 1993).

Va anche sottolineata l’importanza dello stile genitoriale nella genesi di una adolescenza difficile. Negli ultimi anni si sta dando sempre maggiore enfasi al contesto entro cui avviene lo sviluppo emotivo dell’adolescente. Seguendo questa prospettiva, particolare interesse viene destinato al contesto familiare. La prospettiva ecologica proposta da Bronfenbrenner (1979-1986) ha contribuito alla promozione del concetto di ambiente all’interno dei processi familiari. Lo stile che la famiglia assume nei confronti dell’adolescente ha un’influenza sull’autostima e sul benessere psichico dell’adolescente (Hoelter. Harper, 1987). Possiamo sostenere che il supporto parentale è positivamente correlato allo sviluppo cognitivo, alla conformità dello status adulto, al comportamento morale, all’autostima, ai successi scolastici e alle aspirazioni dei ragazzi. Alcuni autori, come Rollins e Thomas (1979) hanno messo in evidenza come un maggiore supporto psicologico dei genitori possa portare ad una maggiore competenza sociale dell’adolescente. Al contrario l’assenza di un supporto da parte dei familiari è connesso a problematiche di socializzazione da parte dell’adolescente, bassa autostima, problemi comportamentali e devianza.

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