La famiglia come attore di orientamento scolastico-professionale
Dott.ssa Erica Volpi
Giovanni (a tutti noto come Francesco, nome attribuitogli dal padre che aveva fatto un importante viaggio in Francia), decise di declinare l’offerta di un futuro nella ben avviata tintoria paterna. Egli potè sottrarsi agli orientamenti prescrittivi della famiglia perché riuscì a dimostrare il suo pieno rispetto per l‘autorità. Affermò semplicemente di sottomettersi alle volontà del Padre (eterno) per sottrarsi al destino proposto dal padre (Bernardo). Iniziò così un percorso di vita entusiasmante che lo portò a diventare uno dei Santi più ammirati e venerati in Italia.
Per comprendere il ruolo che la famiglia gioca rispetto alla dimensione orientativa bisogna analizzare il contesto culturale ed economico da cui provengono i soggetti che chiedono orientamento. Possiamo individuare due macrocategorie: le culture legate ad economie a lenta trasformazione e quelle legate ad economie a trasformazione rapida.
Nel primo caso, come avviene ad esempio nelle economie agricole, le trasformazioni economiche, tecnologiche e culturali sono graduali e sono lenti anche i cambiamenti relativi ai ruoli e alle mansioni professionali. In tali contesti non è impossibile prevedere gli sviluppi dell’economia e conseguentemente dei ruoli, né suggerire o addirittura prescrivere percorsi scolastici- professionali. In contesti di questo tipo sono possibili approcci prescrittivi dell’orientamento: il gruppo sociale si occupa di indirizzare le scelte, disponendo il sistema economico- culturale di un numero ridotto di gradi di libertà. Al soggetto è richiesto tuttalpiù di incarnare le scelte, di fare propri i destini prescritti, trovando dentro di sé ed accettando la meta cui è chiamato, eventualmente attraverso complesse procedure di ascolto interno (Castelli e Venini, 1998).
Sebbene siano caratteristici di culture contadine o di prima industrializzazione, questi modelli impliciti di orientamento non sono del tutto scomparsi dalla realtà italiana, ed anzi, in alcuni territori sono ancora molto diffusi(Cisf ,2001). In aree dove è importante il ruolo delle aziende a conduzione familiare, l’impresa creata e sostenuta dai rappresentanti di una generazione è vista come territorio fertile e dissodato che va consegnato come opportunità lavorativa alle generazioni che seguono (Demattè e Corbetta, 1993). Non va inoltre dimenticata la presenza sul territorio italiano di un numero sempre maggiore di famiglie migranti, spesso provenienti da economie e culture a lenta trasformazione. Sebbene la condizione di migrante sia spesso sostenuta dalla contestazione o dal fallimento delle economie e delle culture di provenienza, i modelli presenti in molti di questi nuclei familiari tendono a riprodurre, anche all’estero, aspettative di ruolo prescrittive, rivolte alle nuove generazioni (Sbattella, 2004).
Diverso è il caso delle culture che caratterizzano le società con economia a rapida trasformazione. In esse l’economia si regge sulla capacità di rinnovare continuamente bene, valori, modelli. In queste culture il modello di orientamento implicito è quello che chiameremo “epigenetico”. In tali situazioni l’unica indicazione chiara a chi chiede orientamento è quella di cambiare continuamente e di generare novità sulla base di quanto si è fino a quel momento realizzato. Non è infrequente che le figure adulte protagoniste di queste culture, chiamte ad indirizzare i nuovi membri del gruppo sociale, non si sentano in grado di svolgere alcuna azione orientativa e si limitino ad esprimere posizioni “negative”. Un terzo ed ultimo contesto socio- economico è quello della transizione. In queste situazioni si osservano soggetti adulti provenienti da culture ad economia stabile che propongono modelli prescrittivi disfunzionali rispetto all’ambiente che è in fase di rapido mutamento. Si assiste così al tentativo di prescrivere ruoli e percorsi scolastico- professionali che non esistono più o che non sono più adattivi. In questi casi si registrano le maggiori sofferenze a livello familiare. Agli adulti di riferimento viene meno la competenza orientativa e nello stesso tempo ai giovani mancano possibili alternative.
La famiglia come sistema
Introduco questo argomento facendo riferimento alla terapia familiare sistemica. In questa visione teorica l’individuo è visto come unità ma nel contempo come elemento inseparabile dal contesto ecologica in cui vive. Un sistema viene definito come l’insieme delle parti che lo compongono, in questa accezione ci riferiamo ai membri della famiglia ma anche a tutte le relazioni e le comunicazioni che intercorrono tra loro. In tale prospettiva non è possibile quindi comprendere un singolo elemento del sistema fuori dalla configurazione generale perché diventa assai difficile, se non impossibile, recuperare gli aspetti d’insieme.
Appare scorretto e improduttivo il tentativo di conoscere valori, interessi, capacità di un adolescente per aiutarlo a costruire il “suo” progetto di vita, come se tutti questi elementi fossero espressione di un “interno” individuale. La proposta è invece quella di considerare le idee, le posizioni, le emozioni personali come voci partecipi di un dibattito trasversale a più soggetti ed i progetti personali come connessi, richiesti e sostenuti da una realtà relazionale che va oltre ai confini dell’individuo. Non è dunque opportuna in quest’ottica ascoltare l’adolescente in orientamento come se potesse essere concepito “fuori” o addirittura “contro” il sistema familiare.
Anche le relazioni conflittuali e il desiderio di emancipazione sono parte di una dialettica più ampia, all’interno della quale, ad esempio, è possibile uscire di casa solo se una casa esiste. Lavorare sul tema dell’individuazione significa dunque in questi casi ricordare che l’individuazione è funzione di una relazione e che anche la ribellione di un singolo è in realtà funzione di un sistema interattivo. Può essere dunque opportuno, in molti casi, sostenere il cambiamento complessivo del sistema davanti alle sfide proposte dai compiti evolutivi incontrati nei differenti cicli di vita (Scabini, 1995). All’interno di una visione ecologica dello sviluppo umano, l’idea centrale è che ogni membro della famiglia sia connesso agli altri e che un cambiamento di qualsiasi persona si ripercuote in qualche modo sugli altri che a loro volta dovranno trovare nuovi equilibri adattivi. Cosa accadrà dunque se un figlio adolescente esce di casa, andando a risiedere lontano, per seguire un particolare corso di studi? Come l’investimento di risorse economiche per il primo figlio incide sullo sviluppo dei progetti del secondo?
Ogni sistema familiare sviluppa le proprie caratteristiche specifiche, descritte dai ricercatori ricorrendo a concetti quali regole familiari (Ferriera, 1965), semantiche (Ugazio, 1998), giochi (Sellini, 1988), intrecci (Cigoli, 1997).
Nel contesto dell’orientamento ci può essere utile la distinzione tra famiglie centripete e famiglie centrifughe. Le prime sono caratterizzate da uno stile accentrante e riescono ad accogliere più facilmente al loro interno nuovi membri piuttosto che rischiare di disperdere le proprie energie. Le seconde utilizzano la casa come trampolino di lancio e punto di accordo. Esse incoraggiano l’esplorazione attiva delle opportunità offerte dal mondo esterno. Si tratta di sistemi interattivi, fortemente centrati sul valore dell’autonomia personale che riescono efficacemente a disperdersi su diversi territori. Fermo restando che forze centripete e forze centrifughe esistono in ogni famiglia e variano in relazione ai diversi momenti del ciclo di vita, è possibile a volte riconoscere lo stile prevalente di un determinato sistema interattivo in un determinato contesto e momento storico.
Funzioni genitoriali e scelte adolescenziali
In ambito psico-sociale, diverse energie sono state investite per meglio comprendere le complesse relazioni esistenti tra caratteristiche familiari, aspettative e scelte adolescenziali in tema di carriera scolastico- professionale.
Già nel 1974 Elder aveva mostrato come fossero almeno tre gli elementi in grado di connettere classe sociale di appartenenza, aspirazioni e scelte professionali. Innanzitutto vi è la possibilità di una familiarizzazione precoce con una gamma diversificata di mestieri e professioni. Gli adolescenti appartenenti a famiglie di classe media possono spesso contare su un orizzonte professionale presentato come più ampio rispetto a quello visibile ai ragazzi di ceto più basso. In secondo luogo la realtà familiare di appartenenza offre dei criteri di accettabilità o inaccettabilità di determinate professioni, in relazione alle gerarchie valoriali che caratterizzano la sua cultura specifica. Il progetto personale potrebbe essere fortemente svalutato nel caso in cui andasse a trasgredire alcuni valori propri della cultura familiare.
Altri sudi hanno evidenziato l’importanza dell’ambiente familiare nello strutturarsi e consolidarsi della competenza decisionale. Ad esempio Wilks (1986) ha segnalato come i suggerimenti dei coetanei incidano sulle scelte meno impegnative che su quelle considerate più importanti, per le quali diventano fondamentali le voci dei genitori.
Tutte le considerazioni che possiamo fare riguardo al ruolo che la famiglia può svolgere rispetto all’orientamento hanno la funzione di sostenere la necessità di un adeguato allargamento dello sguardo al contesto familiare degli adolescenti.
Una visione ecologica sistemica delle relazioni umane dovrà farsi carico dell’impatto relazionale complessivo che le sfide affrontate nei momenti di transizione pongono all’intero sistema relazionale di cui il sistema è parte. In alcuni casi ciò significa, dal punto di vista metodologico predisporre contesti e metodologie di intervento in grado di accogliere e gestire le diverse figure familiari in gioco mentre in altri contesti si tratterà di apprestare tecniche di rilevazione e stimoli di riflessione in grado di mantenere i vincoli e le risorse relazionali all’interno del campo cognitivo che costituisce il momento decisionale. Sarebbe quindi utile rilevare aspettative, proiezioni dei genitori nonché esperienze e vincoli familiari che contribuiscono a generare un clima di speranza o di pessimismo rispetto alle prospettive di carriera.
D’altro canto aspirazioni e aspettative non devono essere demonizzate. Esse contengono, spesso implicitamente, una serie di valutazioni adulte sulle possibilità e i limiti posti dalla realtà. In qualche modo, a volte confuso e confusivo, queste aspettative ed aspirazioni sono espressione di genuini tentativi di non abdicare il ruolo do riferimento adulto che rimane importante anche per i genitori degli adolescenti.
(Tratto da “La Famiglia come attore d’orientamento” di Fabio Sbattella, 2004)
