IL PARTNER ADATTO

perche' sbagliamo A sgeliere un partner adatto a noi?

 

A tutti è capitato di terminare una relazione affettiva e domandarsi, dopo un po' di tempo, come mai si sia accettata per tanto tempo una persona con la quale avevamo così poche affinità. Se dopo i primi fallimenti tendiamo a dare la colpa alla sfortuna e agli altri, dopo una serie di fallimenti affettivi iniziamo ad avere il dubbio che forse c'è qualcosa nel nostro modo di scegliere le persone che dovrebbe essere rivisto, sistemato. Bene, proviamo a fare qualche ipotesi sul perché non riusciamo a trovare un partner adatto a noi. Vai all'inizio dell'articolo in PRIMA pagina o prosegui alla SECONDA.

 

settima ipotesi: "VOGLIAMO CONGELARE LA FELICITA'"

Abbiamo una tendenza innata e masochistica a voler rendere le cose piacevoli in modo permanente: se come turisti siamo stati bene in un posto pensiamo subito come sarebbe bello vivere lì, ad esempio. Oppure se abbiamo passato delle belle ore con una persona, senza dare troppo peso alle variabili esterne che hanno reso speciale quel momento, pensiamo subito a come potrebbe essere bello fare coppia con quella persona. Molti si sposano pensando che quel contratto garantisca per anni la felicità che si sta vivendo in un momento specifico. Speriamo di imbottigliare la felicità. Sfortunatamente non sempre c’è una connessione tra la formazione di una coppia e la felicità, così come la felicità provata in determinati momenti insieme a una persona potrebbe in effetti essere stata generata per una combinazione di variabili esterne (il tramonto, la musica, etc.) più che dalla persona in sé. Quindi se cerchiamo di imbottigliare quella felicità, tolti gli ingredienti esterni che mutano nel tempo, potremmo scoprire che l’ultimo ingrediente rimasto, il partner, non è un buon ingrediente. La gioia tende ad arrivare a picchi e questi picchi tendono per loro natura a essere brevi. La felicità non si manifesta in blocchi della durata di un anno. Dovremmo essere pronti ad apprezzare quotidiani scorci di paradiso che si palesano sulla nostra strada piuttosto che investire una marea di energie per cercare di congelarli e conservali, nella personale illusione, in definitiva, di poter manipolare lo spazio e il tempo.

 

Ricorda: “In nessun modo si potrà dare felicità a un cuore che in sé non ne abbia la prima sorgente. (A. Graf)

 

VIII ipotesi: "CREDIAMO DI ESSERE SPECIALI"

Ok, si sa: in un modo molto speciale siamo speciali, unici, nessuno è uguale a un altro e quello che possiamo offrire è un'unica e inconfondibile voce nel coro. D’altra parte, se proviamo a staccarci da noi stessi (esercizio complesso questo) e tentiamo di osservarci come elementi di un sistema molto complesso, non possiamo che convenire che la nostra innegabile unicità è immersa nelle comuni dinamiche del vivere. Questo significa che se le statistiche ci dicono che un matrimonio su due fallisce (è un esempio, non so se la realtà sia tale) noi saremo sottoposti alla stessa statistica se mai volessimo sposarci, il che a propria volta non significa che il nostro matrimonio andrà male; ovviamente dipende da noi, da chi ci siamo sposati e da altri fattori intervenienti. Tuttavia credere che la sorte che subiscono miliardi di persone non possa accadere anche a noi è quantomeno arrogante. Se le statistiche ci indicano un trend, se la gente più anziana ci dice che un rapporto di coppia è fatto di compromessi, di sacrifici, di scontri così come (soprattutto) di affetto, faremmo bene a prestare attenzione a questi suggerimenti, così come per capire se in una giornata uggiosa serva l’ombrello osserviamo dalla finestra se i passanti lo stiano usando o meno. Insomma, siamo tutti speciali, certo, ma non abbastanza da pensare di sottrarci alla pioggia. Discorso a parte ma parallelo è: “Io sono così, il mondo deve accettarmi per quello che sono!” … Beh, davvero pensate che nell’enorme e complessa Rete di Indra che è la relazione tra persone, in cui ogni nodo è un gioiello unico e inestimabile ma connesso e riflettente tutti gli altri, si possa gestirvi senza modularvi? Pensate davvero di poter evitare la dialettica, il compromesso, lo scontro se ha un valore di crescita? Il mondo vi “comprenderà” per tutto ciò che vogliate essere ma non nel senso che vi “capirà”, semplicemente vi “conterrà” così come è capace di contenere i fenomeni più sinistri, e più il vostro modo di essere è ostico, più verrete collocati in margini ben definiti e accidentati a contatto con altre persone complicate che il vostro essere avrà attirato o dalle quali siete attirati. Siate persone sufficientemente buone, il mondo non avrà nessun problema ad accettarvi, né voi avrete problemi ad accettare il mondo.  

Ricorda: “La vita è una lunga lezione di umiltà. (J. M. Barrie)

 

IX ipotesi: "VOGLIAMO SMETTERE DI PENSARE ALL'AMORE"

Prima di arrivare al coronamento del nostro sogno relazionale, che sia il matrimonio o i suoi succedanei, è probabile che si abbiano sulle spalle anni di relazioni turbolente o quantomeno poco fortunate. Abbiamo provato a stare con gente alla quale non piacevamo o che non piaceva a noi, ci siamo imbracati in uscite per le quali (senza che lo confessassimo a nessuno) speravamo di incontrare un possibile lui/lei, tornando poi a casa non poco frustrati. Immaginiamo che un giorno si arrivi a un punto di rottura, al livello che non si riesca a sopportare più tutto questo circo e si dica basta al gioco del conoscere, delle coppie, del provarci e non imbroccarla. Il lato pericoloso di questa “terminale” posizione psicologica non è tanto il rimanere soli (abbiamo detto che non si è mai soli), piuttosto il farsi andare bene una relazione poco gratificante, l’ultima della serie, solo perché non abbiamo più la forza, il cuore, di dire no, che si può avere di meglio. Il risultato è sprofondare in una palude di “mediocrità affettiva” - suona orribile vero? - solo perché non ce la si fa più a tollerare il (melo)dramma dei giochi del cuore, i picchi e i baratri. La relazione statica, per quanto poco convinta, può cullarci con l’idea di poterci salvare dai dolori del cuore. Per quanto non sia una buona strategia è comunque una strategia, praticata peraltro da molti. La persona che accetta il “rapporto fermo per eccesso di fallimenti” suona tuttavia come quello che invidiasse una persona sulla sedia a rotelle perché a quest’ultima non capiterà mai di avere il fiatone dopo una corsa a perdifiato.


Ricorda: “Per i timidi e gli esitanti ogni cosa è impossibile, perché così sembra. (W. Scott)

 

Avete vissuto una o più storie d'amore difficili e credete sia arrivato il momento di capire il perché di tante sfortune? Vete difficoltà a trovare la persona giusta o ad aprire il vostro cuore ad una persona speciale o più in generale con le altre persone? Insieme possiamo cambiare le cose! Contattatemi con fiducia (tel 335.5880355 o email - info@psicologoinrete.com) , possiamo incontrarci in studio od online tramite Skype.

 

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