XXI SEX

Nuova enciclopedia sessuale

 

 

 

 

JAILBAIT. Giovane ragazza molto attraente, ma non ancora maggiorenne, che potrebbe rappresentare un pericolo sul piano legale per l’uomo adulto che volesse frequentarla o avere rapporti sessuali con lei. ¶ Ing.: esca per la prigione.


JAV. Acr. di Japanese Adult Video. Video pornografico realizzato in Giappone, caratterizzato da alcuni particolari che lo rendono un prodotto unico rispetto ad altri media hard, soprattutto circa il fatto che le leggi censorie nipponiche obbligano ad oscurare, sfocare o pixelare gli organi genitali dei protagonisti, quindi tutti i JAV che non presentino la censura dei genitali sono media amateur la cui distribuzione sarebbe illegale in Giappone. ¶ Ing.: Video Giapponese per Adulti.


In Giappone, durante il periodo Edo (XVII secolo) era comune appendere sulle pareti delle abitazioni delle maschere decorative note come kagura. Fra queste maschere una molto diffusa era quella di Tenggu, uno spirito maligno con un naso largo e lungo. Oltre al suo ruolo decorativo, la kagura di Tenggu era valida per un utilizzo assai pratico. Il naso di Tenggu si poteva staccare e poteva essere usato per la masturbazione.

 

JELQING. Termine ombrello che comprende diverse tecniche empiriche usate per l’allungamento e l’ingrossamento del pene. Più comunemente con jelqing si indica una manovra operata tramite compressione del membro virile dalla base verso il glande, al fine di forzare il flusso ematico nei corpi cavernosi. Non vi è alcuna prova scientifica che corrobori l’idea che questa metodica, peraltro insensata data la biomeccanica tissutale del pene, possa realmente aumentarne le dimensioni. ¶ Attraverso modificazioni, dall’ing. jercking, masturbarsi.


JEUNISMO. Forma di ageismo in cui la discriminazione viene esercitata dagli adulti e dai giovani verso le persone più anziane. In ambito sessuale, il jeunismo si declina nella sopravvalutazione del fattore estetico e della bellezza fisica a discapito dei membri della terza età, i cui corpi non corrispondono più agli elevati standard estetici proposti, così come nell’idea che le persone anziane non abbiano o non debbano avere pulsioni e desideri sessuali, censurando e disinteressandosi in maniera quasi programmatica della sessualità della terza età, vista come ridicola e imbarazzante. → adultismo. ¶ Dal fr. jeune, giovane.


Metto in guardia gli uomini riguardo al fatto che dopo i cinquanta anni, i piaceri sessuali generano esaurimento e sono capaci di produrre paralisi od apoplessia” (Nichols, 1873)


JOE. Acr. di Jerk Off Encouragement. Prodotto video pornografico, erotico o di educazione sessuale, in cui una persona incoraggia o istruisce lo spettatore a particolari tecniche di masturbazione. ¶ Ing.: incoraggiamento alla masturbazione.


La masturbazione è un fenomeno che si ritrova in diverse specie del regno animale. Gli elefanti afferrano il pene con la proboscide o lo stringono fra gli arti posteriori che muovono fino all’eiaculazione. I cervi maschi strusciano sull’erba le corna le quali paiono essere una sensibilissima zona erogena. I primati strofinano il pene con una delle mani, oppure lo stimolano con la bocca fino all’eiaculazione; le femmine, nei periodi di calore, sfregano ripetutamente la vulva su superfici sporgenti, oppure stimolano il clitoride in maniera diretta. I cavalli, in assenza di giumente, agitano il pene eretto sbattendolo sull’addome fino all’eiaculazione, le cavalle in calore isolate dai maschi strofinano la vulva contro gli alberi o di altri oggetti. I cani e i gatti maschi si leccano il pene compiendo movimenti col bacino. I roditori maschi, appoggiandosi sulle zampe posteriori, si stimolano il pene con quelle anteriori o con la bocca. Alcuni pappagalli si accovacciano sugli oggetti strofinando su di essi i genitali. I delfini maschi in cattività sono stati visti sostare con il pene eretto sotto un getto d’acqua.

 

KABAZZAH. Anche detta mungitura del pene o pompoir. Tecnica sessuale praticabile sia oralmente sia tramite contrazione dei muscoli vaginali sia dello sfintere anale, consistente in una compressione che parte dalla base del pene proseguendo in senso verticale verso il glande o, più semplicemente, consistente in uno stringimento del pene in vagina. La tecnica è sovente utilizzata per spingere all’esterno il liquido seminale eiaculato rimasto nel canale uretrale. Per lo stesso principio, in passato alcune prostitute usavano la mungitura del pene per assicurarsi, in maniera empirica, che il cliente non fosse affetto da gonorrea, che causa secrezioni purulente. ¶ Etimo incerto.


Chi è esperta nella tecnica della mungitura del pene, consiglia l’esercizio “dei tre anelli” per potenziare i muscoli vaginali atti a realizzare la tecnica sessuale. Occorre visualizzare il proprio canale vaginale come una serie di tre anelli: uno più esterno, uno medio e uno in posizione interna. Al fine di facilitare la visualizzazione e l’esercizio è utile inserire in vagina un piccolo fallo artificiale o anche il pene del partner, tentando di contrarre in successione questi anelli virtuali, partendo dall’anello più esterno, quello prossimo all’ostio vaginale, poi quello mediano e quindi quello interno, vicino all’utero. Si visualizzino mentalmente gli anelli che, come fossero degli elastici, si restringono mentre si contrae la muscolatura e che si dilatano quando i muscoli vengono rilassati.


KAGASEYA. Soggetto misofilo, tipico acquirente del burusera. ¶ Giap.: annusatore.


KAJIRA. Schiava goreana la quale porta sul corpo un tatuaggio specifico a forma di K stilizzata, detta Kef, che ne indica lo status. Il maschio schiavo è definito me’shan o anche kajirus. ¶ In lingua goreana: io sono schiava.


[Il soggetto scrive in terza persona] “Questa ragazza è una schiava goreana. È davvero fortunata ad avere un Vana’she [padrone goreano] da servire. Lui si prende buona cura di questa ragazza e le ha anche dato un nome. Il nome che Lui le ha dato è Katya, che significa gattina. Questa ragazza non ha solo un Vana’she ma una sorella schiava che la sta addestrando ad essere la miglior kajira possibile. Katya ama questa vita e non la baratterebbe con niente” (Link)


KAMA SUTRA. Il più popolare nonché il più antico scritto sulla sessualità umana. Il Kama Sutra, testo indiano scritto in sanscrito da Mallanaga Vatsyayana, è una raccolta di testi che il mito vuole siano stati trasmessi a beneficio dell’umanità da Nandi, il sacro toro guardiano di Shiva, il quale aveva ascoltato gli incontri amorosi di Shiva con sua moglie Parvati. Quest’opera letteraria, composta nella forma presente nel II sec. d.C., è scritta per lo più in prosa con inserti poetici: vi sono 1250 versi, distribuiti in 36 capitoli poi raggruppati in 7 parti. Esso è così suddiviso: 1) introduzione (5 capitoli), sul contenuto del libro, sulle priorità della vita, sull’acquisizione di conoscenza, sulla condotta dell’uomo ben educato, sugli intermediari che assistono gli amanti nelle loro imprese. 2) unione sessuale (10 capitoli), sulla stimolazione del desiderio, sui tipi di abbraccio, sui marchi praticati con le unghie sulla pelle, sui marchi praticati con i denti, sulle posizioni (64) nel rapporto sessuale, sullo schiaffeggiamento e rispettivi mugolii, sul comportamento virile della donna, sul sesso orale, sui preliminari e sulla conclusione del rapporto sessuale. 3) prendere moglie (5 capitoli), sui tipi di matrimonio, sul rilassare la donna, sull’ottenere la donna, sul gestirsi da soli, sull’unione matrimoniale. 4) la moglie (2 capitoli), sul comportamento dell’unica moglie o della moglie principale e delle altre coniugi. 5) le altre mogli (6 capitoli), sul comportamento delle donne e degli uomini, come familiarizzare, analisi dei sentimenti, sul compito di accompagnarsi, sui piaceri del re, sul comportamento nei quartieri delle donne. 6) cortigiane (6 capitoli), sulla scelta dell’amante, sul cercare un’amante stabile, sui modi di fare i soldi, sul rinnovare l’amicizia con un’amante, sui guadagni occasionali, sui guadagni e le perdite. 7) attrarre gli altri a sé (2 capitoli), sul migliorare l’attrazione fisica, sul potenziare il potere sessuale indebolito. ¶ Dal sanscrito: aforismi (sutra) sul piacere sessuale (kama).


Il manuale sessuale più antico del mondo, fu scritto in Cina nel periodo del leggendario Imperatore Giallo, Huang-Ti (2697-2598 a.C.), quindi circa duemila anni prima di qualsiasi cosa di simile scritta in Occidente.


KARADA. Vedi kinbaku. ¶ Giap.: corpo.


KAREZZA. Forma di coito trattenuto ed orgasmo negato, il quale si realizza durante la penetrazione stando immobili e concentrandosi sul lato spirituale in modo da porre in secondo piano la reazione fisica. Il rapporto finisce nel momento in cui il pene va incontro a detumescenza o quando i partner si stancano o nel momento in cui l’uomo non riesce più a trattenere l’eiaculazione; si suppone che in tale arco di tempo la donna abbia potuto raggiungere uno o più orgasmi. Nonostante il metodo karezza si rifaccia alla tecnica tantrica, esso non recupera alcun assunto teorico specifico di tale filosofia mistica. → coito riservato, tantra. ¶ Termine coniato dalla ginecologa Alice Bunker Stockham per il suo libro “Tokology” (1883).


KASEEKA. Terza persona presente durante una sessione sadomasochistica complessa, con il solo ruolo di aiutare il Dom e il sub a concentrarsi sulle proprie sensazioni e sgravando quindi la coppia delle preoccupazioni legate agli aspetti tecnici. ¶ In mandano (lingua indiana americana dei Sioux), spirito guida.


KAVIAR. Sottogenere pornografico, con questo nome soprattutto diffuso in Germania, incentrato su pratiche di coprofilia. ¶ Ted.: caviale, per similitudine fra le uova di storione e le feci.


KEGEL, esercizi di. Pratica di contrazione e rilassamento dei muscoli che formano il pavimento pelvico, mirata alla ritonificazione del muscolo pubococcigeo soprattutto in quelle donne che hanno subito un rilassamento della muscolatura pelvica per un parto o per l’avanzare dell’età. Gli esercizi possono essere facilmente realizzati contraendo ritmicamente i muscoli così come si dovesse trattenere l’urina; gli esercizi possono anche essere agevolati tramite il kegel exercizer, un oggetto simile ad un fallo artificiale da introdurre in vagina. Questi esercizi hanno riscosso notorietà soprattutto per il beneficio che sembrano portare relativamente alla qualità delle contrazioni muscolari orgasmiche, le quali risulterebbero potenziate dalla ritonificazione. Anche l’uomo trarrebbe beneficio esercizi di Kegel in quanto acquisirebbe un maggiore controllo sullo stimolo eiaculatorio e gli spasmi orgasmici risulterebbero più forti e quindi più piacevoli. → piattaforma orgasmica. ¶ Dal nome del ginecologo Arnold Kegel (1894-1981).


Ecco un piano di esercizi di Kegel per la tonificazione dei muscoli pelvici. Prima sessione, da farsi quotidianamente per una settimana: 1) Contraete e rilassate i muscoli (quelli che usate per trattenere l’urina o per contrarre lo sfintere anale) ripetutamente per 10 secondi; fate 3 serie di questo esercizio con 10 secondi di pausa fra una serie e l’altra. 2) Contraete i muscoli ripetutamente per 5 secondi, fate 10 serie con una pausa di 5 secondi fra esse. 3) Contraete i muscoli e teneteli contratti per 10 secondi, poi rilassateli per 30 secondi. Fate due serie. Seconda sessione, da fare per una settimana: 1) Tenete contratti i muscoli per 5 secondi, rilasciate e ripetete 10 volte. 2) Contraete e rilassate i muscoli velocemente per 10 volte. 3) Contraete e rilassate i muscoli in modo alternato a lungo e velocemente, fatelo 10 volte. 4) Contraete i muscoli e teneteli così quanto più possibile; cercate di arrivare a 2 minuti. Terza sessione, da fare per una settimana: 1) Contraete e rilasciate i muscoli almeno 30 volte. 2) Contraete il più possibile per 20 secondi, fate una pausa di 30 secondi fra 5 serie. Quarta sessione: 1) Contraete e rilassate la muscolatura per una ventina di minuti 3 volte al giorno. (Link)


KEMPF, disturbo di. Sin. di panico omosessuale acuto.


KERB CRAWLING. Comportamento dell’individuo che, cercando di intrattenersi, di adescare o di contrattare con una passeggiatrice, guida la propria autovettura lentamente molto vicino al marciapiede. → puttantour. ¶ Dall’ing. (to) crawl, strisciare + kerb, bordo del marciapiede.


KINBAKU. Bondage orientale caratterizzato da precise configurazioni di corde e nodi che impongono caratteristiche posizioni asimmetriche. L’arte del bondage erotico giapponese nasce come “hojojutsu”, un tipo di arte marziale, e come “nawazeme”, un tipo di tortura. Lo hojojutsu divenne popolare al tempo degli Edo (1600-1868) tra i samurai e la polizia; comprendeva una tecnica che permetteva di legare un prigioniero con una corda di canapa, materiale più economico rispetto ai prodotti in metallo. Il nawazeme consisteva invece nel forzare il criminale da far confessare a rimanere in posizioni estremamente scomode; questa tortura comprendeva l’utilizzo di corde che provocavano acuti dolori. Nel corso del secolo XX, traendo spunto da tali tecniche, si cercò di trasformare gli elementi dolorosi e violenti in qualcosa di piacevole e fisicamente stimolante, ad esempio cambiando le zone dove passavano le corde. La figura più nota dello kinbaku è il karada, che si effettua con un'unica corda di seta (bianca o nera) di 10-15 mm di diametro, disposta in modo tale da disegnare una ragnatela sul corpo. Sovente una parte della corda viene fatta passare fra le gambe premendo vigorosamente contro i genitali, cosa che può provocare notevole dolore. → shibari. ¶ Giap.: nodo forte.


KINGING. Forma specifica di facesitting in cui un uomo si siede con il proprio deretano sul volto di un/una partner. ¶ Dall’ing. king, re, col significato di spadroneggiare, dominare.


KINK-FRIENDLY. Persona che simpatizza e sostiene il valore non patologico delle variazioni sessuali, seppur non necessariamente s’identifichi con esse e/o le pratichi. ¶ Ing.: amichevole rispetto alla perversione.


KINO. Per la seduction community, abbr. di (approccio) cinestetico. Tocco gentile dato con la mano su una parte non comunemente erogena del corpo del potenziale partner (braccio, mano, spalla, etc.) in modo da iniziare a restringere lo spazio interpersonale ed entrare in contatto fisico. ¶ Dall’ing. kinesthetic, cinestetico.


KNICKER-WETTING. Pratica parafilica in cui il piacere sessuale è legato all’urinare in luoghi pubblici e con indosso i vestiti. In questa variazione, agita per lo più da soggetti di genere femminile, la persona si reca in spazi aperti e pubblici, benché non affollati, e si comporta come se non riuscisse più a trattenere lo stimolo urinario, quindi inizia a lasciare che l’urina coli attraverso i vestiti fino a terra. Il knicker-wetting si sovrappone a pratiche di urofilia ma la sua dinamica è più relativa all’inconditofilia, in quanto ciò che eccita il k-wetter è l’erotizzazione della paura dell’incontinenza provata nel periodo infantile e l’inversione dell’apprendimento del controllo sfinterico vescicale. Tuttavia, a differenza delle pratiche WAM, da intendersi come reattive all’ansia e alle regole apprese tramite un caotico insudiciamento del corpo, nel kincker-wetting si assiste alla riattualizzazione della situazione ansiogena però erotizzata, per cui ciò che prima era temuto diventa ciò che è desiderato. La parafilia complementare alla pratica del knicker-wetting è detta omorashi. ¶ Ing.: bagnare le mutandine.


Non troppo tempo fa, durante una visita ai miei genitori, mia madre mi ha chiesto di guardare nello scatolone delle mie cose che lei aveva messo da parte quando me n’ero andata da casa. Ho trovato alcuni delle pesanti mutande di cotone che indossavo da ragazzina. [...] Dal momento che io al tempo avevo problemi d’incontinenza, in mezzo erano macchiate di giallo ma, con mia grande sorpresa, ne ho trovate quattro paia che non erano mai state indossate. Me le sono portate via e, di tanto in tanto, le ho usate per qualche “gioco”. Ne indosso un paio di quelle vecchie e dentro ci metto le quattro nuove e quindi faccio la pipì su di esse. Quando le tolgo, le lascio asciugare e, quando me ne viene voglia, lo faccio ancora. Può passare un giorno prima che lo rifaccia, oppure una settimana o due. Proprio adesso mi viene in mente che le ho bagnate in cinque occasioni diverse senza lavarle e... hanno quel bel colore giallo e un certo odorino” (Link)

 

KOKIGAMI. Pratica sessuale consistente nell’applicare al pene una scultura di carta(origami) che rappresenta un animale o una creazione di fantasia e presentarlo al partner come dono d’amore. Gli autori del libro " Kokigami: Performance Enhancing Adornments for the Adventurous Man " (2000), gli statunitensi Burton Silver e Heather Busch, parlano del kokigami come di una forma d’arte sessuale notevolmente complessa che trova le sue origini nel Giappone del VIII secolo d.C. dove era chiamata tsutsumi: gli aristocratici giapponesi impacchettavano il loro pene con fiocchi di seta e lo presentavano alle mogli come dono di nozze. Tuttavia i due autori hanno successivamente ammesso di aver inventato personalmente sia l'arte del kokigami sia le sue origini storiche, sicché questa pratica giocosa non è affatto antica nè tantomeno giapponese. ¶ Dall'ing. cock ("nipponizzato" in koki), uccello + origami.


KOONAGO. Tipo specifico di fumetto (manga) o cartone animato (anime) giapponese di tipo pornografico (hentai) centrato sull’idea che una donna adulta si riduca di dimensioni al punto da non essere più alta di 60 cm o che possa anche raggiungere dimensioni microscopiche. Una costante in queste rappresentazioni, che hanno più di una correlazione con la macrofilia e con l’antropofagofilia (le donne rimpicciolite, dette anch’esse koonago, possono essere mangiate), è che i vestiti non rimpiccioliscono mai insieme alla donna che li indossa. ¶ Giap.: piccola signora.


KORO. Anche nota come Sindrome di retrazione genitale (GRS). Psicopatologia il cui sintomo principale è l’idea delirante che i propri organi genitali esterni (nella donna il seno) si stiano ritirando, rimpicciolendo o sparendo del tutto. Ne deriva un’ansia ingestibile che può anche propagarsi ad altri soggetti, generando un’isteria di massa per cui tutti i membri di un dato gruppo sociale inizieranno a condividere l’idea delirante. Il koro è stato rilevato soprattutto in popolazioni del sudest asiatico e dell’Africa ma si tratta di una sindrome documentata ovunque nel mondo, soprattutto in quelle culture con bassa scolarizzazione e una fiorente tradizione magico-religiosa: spesso la progressiva retrazione genitale è ritenuta la conseguenza del malocchio praticato da qualche strega o stregone. Trattandosi di un delirio, l’osservazione del proprio organo sessuale e l’evidenza che non sta diminuendo di lunghezza o volume non tranquillizza il soggetto interessato che cercherà pervicacemente di dimostrare il contrario, magari fraintendendo la naturale reazione degli organi genitali al caldo e al freddo. L’individuo affetto da koro può giungere a sviluppare un comportamento ossessivo di osservazione e misurazione dei propri genitali e adottare drastiche soluzioni per impedire che il pene o i capezzoli si ritraggano all’interno del corpo, come ad esempio tirarli verso l’esterno legandoli a fili o uncinandoli. Il koro viene trattato con antidepressivi e ansiolitici. ¶ In malese: testa di tartaruga.


KOTZWARISMO. Sin. di asfissiofilia. ¶ Dal nome del compositore praghese Frantisek Kotzwara (1730-1791) la cui morte, avvenuta a Londra mentre aveva un rapporto sessuale con la prostituta Susannah Hill, fu causata dalla scelta dell’uomo di legare una corda al proprio collo e fissare l’altro capo al pomello della porta. Il decesso del compositore fu il primo caso documentato di morte dovuta ad asfissiofilia.


Io ho avuto una esperienza,in età adolescenziale,con una ragazza poco più grande di me, ma sessualmente donna. [...] in sostanza, in virtù di un colossale malinteso, mi sono trovato a vivere la mia prima esperienza sessuale, tuttavia con la sola masturbazione, proprio attraverso una lunga, esasperante quanto piacevole tecnica di soffocamento la quale, però, era stata messa in atto dalla ragazza come una punizione. Perché? Perché secondo lei (trascuro i dettagli) io stavo sbirciando troppo fra le sue gambe. [...] Ci fu una sorta di lotta/gioco durante la quale lei prese il sopravvento e mi prese al collo con le sue gambe [...] Da subito provai eccitazione a sentire/vivere/provare una simile situazione che mi costringeva a subire la forza umiliante di una ragazza. [...] La sua punizione, secondo lei, per aver cercato con insistenza le sue mutandine, era proprio quella di farmele vedere ad un palmo di naso. [...] Mi lasciai andare,accettando la sconfitta plateale fisica e morale da parte della ragazza, la quale, senza esitare, finì la masturbazione [...] Venire in questo modo può essere un’esperienza memorabile nel bene e/o nel male. A me ha segnato molto perché non posso rinunciare a questo contesto ma nello stesso tempo è difficile trovare la donna che lo accetti. Mi vergogno, ho paura di essere preso per malato, ho paura di giocarmi quelle poche conoscenze che ho, nello stesso tempo spero disperatamente che ad una di queste donne, o altre, arrivi il messaggio [...] Vi prego,portate rispetto della mia esperienza e della mia sofferenza attuale nel non poter vivere normalmente un rapporto sessuale, -SE NON- attraverso la mia perversione. Erano anni che volevo scriverlo, oggi ci sono riuscito pubblicamente; non lo so cosa succederà, se perderò stima, reputazione, amicizie, ma sto meglio e se qualche donna è disposta ad "usarmi" io sono qui” (Link)

 

 

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