XXI SEX

Nuova enciclopedia sessuale

 

 

 

 

PEDOFILIA. Cronofilia nella quale si ha attrazione sessuale verso bambini prepuberi, cioè di 13 anni o più giovani; il soggetto pedofilo per essere definito tale deve avere almeno 16 anni. Sia i maschi che le femmine possono essere oggetto d’interesse anche se in genere ogni individuo pedofilo ha un suo genere sessuale d’elezione, così come una specifica fascia d’età infantile d’interesse. All’attenzione clinica giungono più spesso episodi di pedofilia mirata alle bambine, così come agiti da individui di sesso maschile, nondimeno esiste una vasta aneddotica che dimostra come vi sia anche una pedofilia femminile il più delle volte di tipo incestuoso, ovvero messa in atto dalle madri verso i propri figli (→ nepiocnisi); per ovvi motivi quest’ultimo fenomeno raggiunge raramente l’attenzione clinico-giuridica, comunque meno dell’atto pedofilo compiuto dal soggetto maschio che più sovente manifesta la propria tendenza in maniera tale da attirare l’attenzione pubblica. La pedofilia in genere è una tendenza psicologica egosintonica, ovvero è vissuta dal soggetto che la esperisce come non profondamente conflittuale rispetto all’immagine di sé; il pedofilo tenderà a giustificare e a razionalizzare gli atti sessuali compiuti con i bambini come gesti d’amore, non dannosi per essi o in qualche modo ricercati dai bambini stessi i quali avrebbero provocato il soggetto con atteggiamenti sessualmente provocatori. Di fatto il pedofilo, in una maniera soggettiva e distorta, ama i bambini e se ne prende cura anche se tanta attenzione è sovente mirata a fare in modo che il bambino non riveli ad altri adulti la natura della relazione che è stato portato a vivere. In ogni caso la pedofilia non va confusa con il pedosadismo, connotato da estrema violenza nei confronti dei minori. All’interno del fenomeno della pedofilia si possono delineare delle differenziazioni. La pedofilia esclusiva è propria di un soggetto attratto unicamente da bambini. La pedofilia non esclusiva è caratteristica di coloro che possono provare attrazione sessuale anche per soggetti adulti. La pedofilia latente è caratteristica del soggetto che ha una modalità di eccitamento pedofilo ma non agisce in maniera diretta le fantasie, cioè non abusa sessualmente dei bambini; può però fare uso di pedopornografia. La pedofilia latente è quella che più spesso è vissuta con disagio dal soggetto che è consapevole del valore patologico delle proprie fantasie ma tenta in ogni modo di reprimerle, soprattutto sul piano reale. Nella pedofilia attiva le fantasie vengono realizzate, in maniera più o meno violenta. Relativamente a questi soggetti, alcuni autori hanno suggerito di utilizzare il termine pedomania che indicherebbe proprio la tendenza di coloro che agiscono il loro impulso contro i bambini a differenza del pedofilo che invece è attratto dai bambini ma si trattiene dal molestarli. Nella pedofilia situazionale un individuo compie atti sessuali con un minore di 13 anni non perché quest’ultimo rappresenti un soggetto sessuale ideale ma in quanto più accessibile, in mancanza di un partner maggiormente consono. La pedofilia è una parafilia con decorso che tende alla cronicità, specialmente per coloro che sono attratti da prepuberi maschi; questo sottogruppo di pedofili mostra un tasso di recidività che è doppio rispetto a chi è attratto dalle bambine. La legge italiana punisce penalmente non sono i pedofili attivi, ma anche coloro che distribuiscono e detengono materiale pedopornografico, così come coloro che pubblicizzano attività legate al comportamento pedofilo (turismo sessuale). La castrazione chimica con somministrazione di antiandrogeni non solo è una soluzione limitata al paziente di sesso maschile ma non fa che limitare il sintomo abbassando il desiderio sessuale, mentre non agisce minimamente sul disturbo psicologico; appare quindi più sensato affiancare il trattamento farmacologico ad una terapia psicologica che il paziente dovrà seguire per diverso tempo. Uno dei pochi argomenti portati a favore della pedofilia, naturalmente solo da chi condivide tale forma di parafilia, è quello per cui l’inaccettabilità del rapporto sessuale adulto-bambino è legata al costume sociale e a un determinato tempo storico; per corroborare la tesi si portano esempi di antiche società (in genere la Grecia classica) fra le quali era diffusa la pedofilia, così come altri esempi di unioni, anche coniugali, fra uomini adulti e bambine. Tali excursus storico-antropologici a favore della pedofilia sono deboli sia sul piano scientifico sia su quello storico. Infatti nell’antica Grecia con il verbo “paidophilein”, s’indicava l’amore fisico con ragazzi puberi mentre il sesso con quelli prepuberi era punito severamente. D’altro canto, se pur vero che in diverse società e in diversi tempi storici venivano promesse in matrimonio bambine in età prepuberale, queste non venivano date in sposa all’uomo adulto almeno fino alla comparsa delle mestruazioni in quanto avrebbe avuto ben poco senso unirsi in matrimonio ad una donna non ancora fertile. Benché in tempi passati e con mezzi più o meno leciti diverse persone potessero aver accesso sessuale ai giovani prepuberi, questo non toglie che tale comportamento fosse patologico, benché non espressamente condannato dalla cultura del luogo, così come, ad esempio, la tortura non era meno inumana solo per il fatto che la maggioranza non la considerasse tale. L’impossibilità a considerare la pedofilia una semplice variazione sessuale potenzialmente accettabile date determinate condizioni sociali, poggia su basi fisiologiche e psicologiche. Un bambino prepubere non ha compiuto ancora uno sviluppo fisiologico tale da poterlo ritenere adatto ad avere un rapporto sessuale (soprattutto con un adulto) e, se pure fosse fisicamente pronto, questo non significa che abbia la maturità psicologica per vivere il gioco o il rapporto sessuale comprendendone elementi e confini. A maggior ragione il rapporto sessuale fra adulto e bambino è profondamente sbilanciato poiché i due vivono l’evento su due piani esperienziali nettamente impari: l’adulto ha una superiore conoscenza dell’atto, del piacere, della reazione fisica e delle conseguenze di essa, il bambino invece è sguarnito non solo dell’esperienza ma delle capacità cognitive di elaborare l’esperienza in maniera matura. Non fosse altro che per tale disuguaglianza, appare sensato che le prime esperienze sessuali di scoperta di sé e dell’altro avvengano con coetanei che condividono l’imperizia, l’incertezza e una sana malizia non votata alla manipolazione. La seduttività che molti pedofili leggono nel comportamento infantile è del tutto distorta dalle aspettative del pedofilo stesso: il fatto che un bambino sappia o si diverta ad imitare gli stili seduttivi di un adulto non significa che sia pronto a fare o voglia fare ciò che un adulto fa. Ancora, il fatto che un bambino non sia un individuo privo di una propria dimensione sessuale, non significa che desideri attuarla nel reale e soprattutto con le metodiche che userebbe un adulto. Infine, l’idea che possa venirsi a creare un rapporto d’amore fra un adulto e un bambino speculare a quello che può nascere e svilupparsi fra due adulti è da considerarsi l’ideazione bizzarra di un soggetto incapace di istaurare un rapporto affettivo con persone adulte e che quindi ripiega sui soggetti deboli e immaturi, incapaci di mettere in crisi il debole Io del pedofilo. Internet ha permesso una visione più manifesta del fenomeno: se da una parte i pedofili hanno avuto con la rete una possibilità enorme di coordinare e condividere i loro interessi sessuali, d’altra parte internet permette di monitorare e, in parte, limitare il fenomeno più di quanto prima potesse essere possibile. ¶ Dal gr. pais, -paidos, fanciullo.


Ho 25 anni e sono cresciuto in questo modo. Ha fatto veramente schifo essere discriminato per tutta la vita e sto provando con tutte le forze a combattere contro i vigilanti e la discriminazione contro la pedofilia. [...] Io non voglio far del male ai bambini ma posso capire che ci possa essere qualche atto pedofilo pericoloso, però questo succede anche per gli atti eterosessuali e quelli omosessuali. In ogni caso il sesso è l’ultima cosa che c’entra con la pedofilia, visto che quasi tutti i pedofili cercano una relazione con i bambini. Tutto ciò che voglio fare è divertirmi con i miei amanti ed essergli d’insegnamento, ma la società mi giudica come una persona pericolosa e violenta, come fossi solo malato e disgustoso. Come gli altri possano distorcere qualcosa di così paradisiaco proprio non lo so. [...] La maggior parte delle cose che senti dai media saranno negative quando si tratta della pedofilia, questo perché i media sono pesantemente censurati e sono soliti intrattenere le masse. Come lo studio di Rind et al.* che dice che in effetti la pedofilia è benefica per i bambini, ma questo non l’avrai mai sentito. Ci sono molte ricerche e ricercatori che hanno scritto positivamente della pedofilia ma queste cose si trovano solo nei più profondi recessi di internet” (Link) [* Il soggetto fa riferimento al controverso studio pubblicato nel 1998 da Bruce Rind, P. Tromovitch e R. Bauserman. Si trattava di una meta-analisi compiuta su studenti di college che avevano subito un abuso sessuale da bambini, la finalità era quella di capire se un abuso di quel tipo causasse danni psicologici severi e pervasivi. Lo studio concludeva che non vi fossero prove che ciò avvenisse e che il danno psicologico era semmai direttamente correlato al fattore della consensualità. Rind specificò che queste conclusioni non significavano che l’abuso su minore non fosse una cosa sbagliata o moralmente ripugnate e che i risultati non dovevano essere usati per promuovere revisioni delle leggi contro l’abuso sessuale su minore. Nonostante le rettifiche, lo studio venne condannato dalla Camera dei Rappresentati USA, cosa mai successa prima per una pubblicazione scientifica, e diversi colleghi ricercatori dimostrarono che il lavoro di Rind era pieno di errori metodologici e statistici: il campione era viziato (mancavano casi di abuso grave), non vi era standardizzazione dei dati, etc. Soprattutto, non solo Rind e Bauserman avevano pubblicato articoli su “Paidika”, una rivista non scientifica il cui fine era quello di dimostrare che la pedofilia è stata e rimane una legittima componente dell’esperienza umana (Dallam, 2001), ma entrambi nel 1997 si trovavano ad una conferenza pro-pedofilia in Olanda (Salter, 2003)].


Ho 13 anni e, all’età di 6, sono stata stuprata da un pedofilo che potrebbe giustificare il suo crimine come “produttivo”, “non-lesivo” e riferirsi a me come la sua “amata”. Ora, io non so quanto siano bassi i tuoi standard d’età rispetto ai tuoi “amanti”, ma anche a 19 anni un essere umano potrebbe essere ancora in uno stato mentale delicato. [...] Non sto dicendo che dovremmo rimanere vergini finché non ce ne andiamo di casa ma che la gente matura ad un proprio personale ritmo. Sicuramente i tuoi giovani “amanti” ti potrebbero dire che sono pronti per il sesso o ad ogni altra attività adulta che tu potresti fare con loro ma, come bambini e anche come adulti, noi diciamo ai nostri genitori che siamo pronti a fare qualcosa di nuovo quando in realtà non lo siamo. E, credimi o no, quelle piccole ragazzine in un certo modo ti vedono come una figura genitoriale e, a un certo punto, ti diranno di sicuro che sono pronte a fare qualcosa solo perché vogliono apparire mature, responsabili, vogliono essere prese sul serio ed essere trattate come adulte. Tu influenzerai la vita di questi bambini. Anche adesso, dopo anni che sono stata stuprata, vado dallo psichiatra quando potrei passare i miei sabati e i venerdì al cinema con gli amici. Io a stento capivo cosa stesse facendo quel pervertito con me e adesso questo è quello che io, la vittima, devo pagare. Davvero, pensa a quello che stai facendo. Credo onestamente che tu stia cercando di giustificare questi atti e la tua tendenza accusando la società: non è la società da condannare, ma sei tu, me e ogni altra persona che se ne frega. [...] Io stessa sono in una relazione con un giovane uomo che ha più di 18 anni. Ora potresti pensare che sono una sporca ipocrita, ma non è così. Lui spera che un giorno noi potremmo sposarci. [...] È finanziariamente stabile e vorrebbe davvero conoscere i miei genitori. Cosa succederà quando loro lo incontreranno? Probabilmente lo definiranno un pervertito e non me lo faranno più vedere. [...] Non ho più 6 anni e sono abbastanza matura da prendere le mie decisioni. [...] Comunque penso che tu ti sia fatto un’idea di come la penso. Stai attento, e non intendo stai attento a te ma alle bambine che non potrebbero capire cosa sta succedendo loro, le bambine alle quali potresti lasciare una ferita per l’eternità” (Link)


Ogni giorno la locuzione “child pornography” (pornografia infantile) viene digitata 116.000 nei motori di ricerca e circa 100.000 siti internet sono specializzati in contenuti pedofili. (dato familysafemedia.com)


PEDOPORNOGRAFIA. Materiale pornografico che ritrae in atti sessuali o pose erotiche soggetti prepuberi. La legge italiana equipara la pedopornografia alla pornografia minorile, sicché la produzione e/o la detenzione di materiale pornografico che ha come soggetti degli individui inferiori ai 18 anni di età è considerata reato; ciò si applica anche a fotomontaggi, fotoritocchi o immagini fotorealistiche realizzate utilizzando scatti o parti di scatti di soggetti minorenni, anche se i fotomontaggi non ritraggono scene realmente accadute. La legge italiana non si applica ai disegni che siano chiaramente distinguibili come tali.


In un sondaggio internet al quale hanno risposto 16.244 persone di genere misto, è stato chiesto se, come adulti, si fossero avute esperienze sessuali con minori. Il 2% ha risposto “frequentemente”, il 14% “qualche volta”, l’82% “mai”, il 2% ha preferito non rispondere. Si è poi chiesto quale fosse l’età del minore con cui si era fatto sesso. l’81% non poteva specificarlo perché, come adulto, non aveva mai avuto un’esperienza sessuale con un minore, l’1% ha indicato la fascia d’età 0-5 anni, un altro 1% la fascia d’età 6-10, il 4% ha indicato la fascia d’età 11-15, mentre il 18% ha indicato la fascia d’età 16-18, il 2% ha preferito non rispondere alla domanda. Alla domanda che cercava d’indagare se l’atto sessuale fosse consensuale (questione alla quale ha risposto un campione misto di 9631 individui), il 30% ha risposto “sì”, l’11% “no” e il 59% ha preferito non rispondere. Nello stesso sondaggio si chiedeva se, come minorenni, si avessero avute esperienze sessuali con adulti. Un campione di genere misto di 16.398 individui così ha risposto: il 6% ha dichiarato che ciò è successo, o succede, “frequentemente”, il 19% ha risposto “qualche volta”, il 74% ha risposto “mai”, l’1% ha preferito non rispondere. In quale fascia d’età avvenivano gli atti sessuali? Il 72% del campione, sceso a 15.690 individui, affermava di non poter rispondere alla domanda poiché non aveva avuto esperienze sessuali come minorenne con un adulto, l’1% indicava la fascia d’età 0-5, il 3% dichiarava di avere avuto esperienze sessuali con un adulto mentre era nella fascia d’età 6-10 anni, il 10% indicava la fascia d’età 11-15, mentre il 12% indicava quella 16-18, l’1% preferiva non rispondere alla domanda. Gli atti sessuali erano stati consensuali per il 36% del campione (sceso a 10.778 individui rispetto a quest’ultima interrogazione) e non consensuali per il 16%; il 48% del campione preferiva non rispondere. (Link)


PEDOSADISMO. Disturbo psicologico di matrice sadica che utilizza i bambini come vettore per scaricare aggressività e distruttività dalle quali dipende il piacere sessuale. Il pedosadico non è un pedofilo, sia nel senso etimologico del termine che nell’ottica del “tradizionale” pedofilo, il quale mira a sviluppare con il bambino un rapporto affettivo, inscrivendo in esso la sessualità. Nel pedosadismo il piacere deriva dalla sottomissione, la tortura e a volte l’annichilimento fisico del minore. Non sempre il pedosadismo ha connotazioni sessuali e quindi non può essere definito tout-court una parafilia, tuttavia non è raro che il pedosadico abusi sessualmente del minore anche se poi sono la violenza, il terrore, la sottomissione e il delirio di onnipotenza sulla vittima il motore primo del piacere del soggetto. Il pedosadismo ha evoluzione cronica e ingravescente, quindi rappresenta un raro caso di perversione che deve essere realmente combattuta poiché invariabilmente pericolosa. Sfortunatamente, causa il severo disturbo antisociale di cui sono affetti i sadici in generale (psicopatologia che impedisce loro di provare empatia, senso di colpa e genuina connessione umana) il pedosadico è un paziente generalmente ritenuto refrattario alla cura psicologica e altrettanto difficilmente la detenzione può sperare di correggere un antisociale sadico. → dippoldismo. ¶ Dal gr. pais, -paidos, fanciullo + sadismo.


PEEPSHOW. Spettacolo erotico o pornografico in cui lo spettatore siede in uno stanzino privato che, attraverso un vetro, permette la visione su una stanza separata nella quale avviene lo spettacolo stesso. L’inserimento di monete o gettoni garantisce la visione dello show per un tempo proporzionale al valore dei soldi spesi, al termine del credito allo spettatore viene interdetta la visione tramite un meccanismo che oscura il vetro. In alcuni locali lo stanzino privato è corredato di strumenti igienici per i clienti che intendano masturbarsi mentre guardano lo show. ¶ Dall’ing. (to) peep, spiare.


PEGGING (BOB). Pratica sessuale nella quale una donna penetra l’ano di un uomo eterosessuale con una cintura fallica. L’acr. BOB sintetizza la frase ing. Bend Over Boyfriend, piegare (a 90 gradi) il fidanzato. ¶ Dall’ing. (to) peg, fissare, stabilizzare con una molletta o con un picchetto. Coniato il 21 giugno 2001 come esito di un concorso (Dan Savage's Savage Love) mirato a creare un neologismo per questa pratica che mancava di un termine specifico.


Credetemi, voi [uomini gay] non siete i soli a cui piace che si giochi con il proprio culo. All’inizio mi facevo qualche problema rispetto al fatto di essere gay. Ma non lo sono. Sono sposato e ho tre figli. Non provo alcuna attrazione per gli uomini. Penso che abbiamo bisogno di distruggere questo tabù. Mia moglie ama indossare lo strap-on [cintura fallica] e darmi una bella ripassata. Godetevela, abbiamo solo questa vita e non dovremmo essere imbarazzati nell’esplorare questo ed altri percorsi” (Link)


PEGGY LEE, sindrome di. Reazione psicologica della donna al suo primo rapporto sessuale, che risulterebbe deludente in opposizione o forse a proprio a causa dell’idealizzazione e delle aspettative sociali legate ad esso. ¶ Dal nome della statunitense Peggy Lee (vero nome Norma D. Egstrom, 1920-2002), cantautrice in auge negli anni ’40-’60 che scrisse la canzone “Is That All There Is?" (È tutto qui?).


PELO. Termine utilizzato per lo più in tono scherzoso come sin. di vulva o zona pubica femminile.


PENE. Organo genitale esterno maschile. Anatomicamente può essere distinto in tre porzioni: la radice del pene, inserita nell’arco pubico e sita in profondità nello spessore del perineo anteriore; il corpo del pene, di forma cilindrica e rivestito completamente da cute; il glande, di forma conica posto all’estremità dell’asta del pene e rivestito da mucosa e coperto da pelle retrattile (prepuzio). Sulla punta del glande si apre il meato urinario del canale uretrale che attraversa tutto il corpo del pene; da esso viene scaricata l’urina ed eiaculato il liquido seminale. La radice, il corpo e il glande del pene hanno la capacità di passare da uno stato di flaccidità ad uno di erezione, poiché sono costituiti principalmente da tessuti e corpi spugnosi che, se irrorati di sangue, aumentano di volume.


“Gli uomini di tutte le misure sono in genere troppo attenti al loro pene e non abbastanza al sesso. Per rimodellare la tua cucina non ti porteresti dietro solo un cacciavite, allo stesso modo non metterti a fare sesso pensando che lo strumento migliore per ogni lavoro possa essere il tuo pene” (Link)


PENE, allungamento e allargamento. Procedura meccanica o di chirurgia falloplastica mirata all’aumento della lunghezza del pene. La procedura meccanica è relativa alla trazione del pene tramite un dispositivo estensore che dovrebbe sfruttare la caratteristica dei tessuti viventi in cui la forza di trazione provoca un aumento della divisione cellulare incrementandone il numero totale e di conseguenza la massa. Tali tipi di estensori non dovrebbero mai essere utilizzati senza prima consultare un andrologo che probabilmente farà notare come tale procedura di allungamento meccanico è più sovente causa di danni permanenti al pene che di centimetri guadagnati (→ jelqing). In ambito chirurgico, l’allungamento è realizzato tramite taglio dei legamenti superiori del pene i quali consentono un efficiente angolo d’erezione; tale procedura permette un allungamento di 2-4 cm per scivolamento in avanti della porzione interna del membro ma questo in genere a discapito dell’angolo d’erezione. Un’altra metodica indicata nel caso di soggetti sovrappeso con pene sepolto, riguarda la liposcuoltura sovrapubica che non agisce direttamente sul pene quanto sulla riduzione del grasso pubico che lo sovrasta. Associata alla richiesta di allungamento, vi è spesso quella d’ingrossamento del pene, cioè un aumento del diametro: cioè si ottiene tramite liposuzione ed innesto di tessuto adiposo al di sotto delle fasce superficiali del pene. Questo tipo d’intervento, allo stato attuale della pratica chirurgica, genera spesso dei risultati discutibili poiché il corpo rigetta o assorbe una porzione significativa dell'innesto e buona parte del grasso iniettato si agglomera in cisti prevedibilmente antiestetiche. Riguardo le procedure sopra descritte, la pratica andrologica fa notare come il più delle volte non vi sia alcuna necessità per il paziente di aumentare le dimensioni del pene, il quale risulta assolutamente nella norma, e gli aneliti di dimensioni maggiori riguardino solo una gratificazione sul piano psicologico.


Ne ho avuti alcuni grossi, alcuni piccoli, alcuni di dimensione media. Onestamente, gli unici ricordi brutti sono con quelli che erano così dannatamente enormi che mi hanno spaccata in due o quelli che non avevano idea di ciò che stavano facendo (ragazze, il buco sbagliato!). Ho sentito di donne che si lamentano un po’ di quelli che ce l’hanno piccolo ma, in passato, quelli per me non erano un problema. Se sentissi che uno al quale sono interessata ha un cazzo piccolo, non me ne fregherebbe. Un tentativo lo faccio. Le cose scopritele da te. Comunque, quando qualcuno dice che hai una figa larga [...] è assolutamente devastante. [...] Si pensa che gli uomini devono essere grossi e che le donne devono essere strette. Ma che cazzo vuol dire sta cosa?!” (Link)


PENE, frattura del. Trauma penieno severo conseguente a piegamento eccessivo ed improvviso del pene in erezione. Impropriamente definito frattura, tale trauma in verità consiste nella lacerazione della tunica albuginea del pene che, rompendosi, produce un suono secco con conseguente dolore più o meno acuto e successiva infiammazione e tumefazione del pene. Il più delle volte la frattura del pene avviene durante un rapporto sessuale in cui la donna sta a cavalcioni sul corpo dell’uomo. In tale posizione un movimento coitale veloce e vigoroso della donna può estromettere quasi completamente il pene dalla vagina e quindi reimmetterlo nel canale vaginale in una frazione di secondo ma, data la velocità e il possibile non allineamento perfetto dei due organi genitali, il pene può battere contro l’osso pubico e/o curvarsi sotto la pressione del corpo della donna, ciò causa la rottura della tunica albuginea. La frattura del pene viene generalmente trattata d'urgenza con un intervento chirurgico. La complicazione più comune conseguente a tale trauma riguarda un incurvamento permanente del pene (induratio penis plastica) per fibrosi del settore della tunica albuginea che si è lesionato.


PENE, invidia del. Loc. di origine psicanalitica, indicante la reazione psicologica della bambina alla realizzazione di non avere il pene; questo sarebbe un momento centrale nello sviluppo psicosessuale della donna, soprattutto formativo rispetto alla sua identità sessuale. La percezione traumatica di non possedere il pene spingerebbe la bambina a desiderare di averne uno, ad indirizzare il proprio desiderio sessuale verso il padre (che ha il pene) disinvestendo le pulsioni prima dirette verso la madre, ora colpevolizzata e svalutata per lo stato di “castrazione”. L’amore per il padre si accompagnerebbe al desiderio di eliminare la madre rivale che però viene anche imitata e ammirata. Il timore inconscio di essere punita per il desiderio sessuale verso il padre e per i desideri negativi diretti contro la madre spingerebbero la bambina a spostare il proprio interesse sessuale verso gli uomini in luogo del padre. → angoscia di castrazione, complesso di Elettra.


PENE IMPRIGIONATO. O in lat. penis captivus, pene intrappolato. Situazione per la quale, durante il coito, un’estrema contrazione dei muscoli vaginali bloccherebbe come una morsa il pene eretto in vagina, impedendo il reflusso sanguigno e quindi la detumescenza. I partner rimarrebbero perciò “uniti” attraverso gli organi sessuali; lo stato di ansia generato dalla situazione impedirebbe alla donna di rilassarsi e rilasciare la muscolatura, solo l’intervento medico avrebbe la possibilità di risolvere la situazione. Il fenomeno del penis captivus è molto noto a livello popolare ma non vi sono serie evidenze mediche che l’evento possa avere luogo, almeno non nella misura in cui viene comunemente descritto. L’unico caso registrato in una pubblicazione medica (British Medical Journal) sarebbe avvenuto nel 1947. ¶ Il termine è stato coniato nel 1884 dal giornalista Egerton Yorrick Davis (vero nome Sir William Osler) che scrisse un articolo inventando un episodio di penis captivus e popolarizzando il fenomeno.


PENE PICCOLO, complesso del. Preoccupazione ossessiva e il più delle volte immotivata relativa alle dimensioni del proprio pene. La questione della forma e della dimensione del pene interessa l’uomo soprattutto in età adolescenziale, quando cioè non ha ancora avuto modo di sperimentare che il proprio pene ha dimensioni sufficienti per consentire rapporti sessuali gratificanti sia per sé sia per il/la partner. Tuttavia, così come avviene per il seno femminile, la società e la pornografia esercitano una forte pressione immaginativa rispetto alla dimensione ideale dei genitali. Vale forse la pena ricordare che il 95% della popolazione maschile mondiale possiede un pene in erezione di lunghezza variabile dai 10,7 ai 19,1 cm, e per il 65% degli uomini la lunghezza del pene è di 15 cm ± 1,5 cm; la circonferenza a metà del corpo del pene eretto è mediamente di 12,6 cm ± 1,3 cm. Il pene non eretto può essere di lunghezza più variabile (mediamente 9 cm ± 2 cm) e non necessariamente un pene più lungo della media in stato flaccido raggiunge una lunghezza sopra la media in erezione, anzi sovente l’erezione di un pene che in stato flaccido ha lunghezza normale è proporzionalmente maggiore di quanto osservabile per un pene lungo in stato flaccido. Sono in effetti molto pochi gli uomini che possiedono un microfallo per i quali ha senso cercare aiuto medico in visione di una falloplastica. In ogni caso, a prescindere dai timori infondati dell’uomo e dalla non necessità anatomica di possedere un pene sovradimensionato per avere una vita sessuale gratificante, la lunghezza del pene deve avere avuto un valore d’attrattiva per la femmina umana se l’uomo manca dell’osso penieno e, a paragone dei primati superiori, ha un pene di lunghezza nettamente superiore. Da un punto di vista evoluzionistico, la perdita dell’osso penieno, presente in tutti i primati e in quasi tutti i mammiferi, ha consentito alla femmina umana di avere qualche indizio in più rispetto allo stato di salute di un potenziale partner riproduttivo, infatti un pene senza un osso di sostegno deve garantire la rigidità erettiva di per sé e questa è influenzata da variazioni di pressione sanguigna o da problemi di circolazione. La superiore lunghezza del pene umano rispetto a quella del pene dei primati può essere giustificabile, sul piano evoluzionistico, come il risultato di una selezione operata dalla femmina che ha trovato più attraente un fallo di lunghezza superiore alla media, anche perché il pene nel maschio umano, una volta acquistata la posizione eretta, diventa un organo palesemente visibile. Per la donna, il valore aggiunto di un pene di lunghezza e soprattutto di circonferenza corposa implica non solo un’attrattiva visiva ma, nel coito, una maggior tensione delle pareti dell’ostio e del canale vaginale. Tuttavia se la lunghezza media del pene in erezione nella popolazione maschile si è attestata sui 15 cm, per gli stessi motivi di selezione naturale sopra esposti, significa che la maggior parte delle femmine hanno scelto per la riproduzione partner aventi un pene di tale lunghezza o, se non altro, hanno ritenuto che altre qualità fisiche e psicologiche potessero essere un incentivo maggiore all’accoppiamento, rinunciando magari a maschi con il pene più lungo. In una ricerca condotta dall’autore su 100 donne eterosessuali (17- 49 anni) le quali hanno avuto la possibilità di rispondere in forma anonima a diverse questioni sessuali, è risultato che la lunghezza del pene eretto ritenuta ottimale in un partner sarebbe di 17 cm ± 1 cm, con una proporzionalità diretta fra età della donna e lunghezza del pene desiderato, sarebbero cioè le donne nella fascia d’età 31/39 ad essere più attente alla dote genitale dell’eventuale partner (media 18,1 cm). Per l’85 % del campione, tuttavia, le capacità sessuali del partner contano di più della lunghezza del pene e solo per il 7 % le dimensioni del pene sono un fattore di assoluta importanza nella scelta del compagno. Tuttavia val la pena segnalare un’incongruenza risultata dalle risposte offerte dal campione: circa il 50% dei soggetti che hanno espresso una chiara attenzione nei confronti degli organi genitali maschili di una dimensione sopra la media (lunghezza e circonferenza), una volta interrogate sulla dimensione preferita, hanno riportato misure inferiori rispetto alla parte del campione che si dichiarava poco o per nulla interessata alle misure del pene. Nello stesso modo circa il 50 % di quest’ultimo campione suggeriva misure sopra la media. Ne deriva che il concetto di pene “lungo e grosso” sia, alla fine, qualcosa strettamente relativo alla visione e alle necessità soggettive. È verosimile che buona parte delle donne, potendo, preferirebbe un partner con un pene di lunghezza sopra la media (>15 cm < 20 cm), così come per la maggior parte degli uomini una donna con il seno florido e le natiche sode risulta più attraente, ciononostante questo fattore è molto poco determinante nella scelta finale di un partner sul quale si compie un serio investimento affettivo, così come la dimensione del seno in una donna o la perfezione del suo fondoschiena non sono la conditio sine qua non nella scelta di una compagna da parte della media della popolazione maschile. → complesso del seno.


In un’inchiesta sul sesso condotta nel 2010 su un campione di 4000 donne eterosessuali (il 68% del campione era nella fascia d’età 18-35, il 50% circa viveva in una grande città USA) è stato chiesto quanto fossero importanti per loro determinate caratteristiche fisiche partner sessuale. Rispetto alla domanda relativa all’importanza della dimensione del pene, il 5,4% del campione ha affermato che essa non conta affatto, il 38% ha detto che conta relativamente, il 35,4% ha affermato che la dimensione del pene è una cosa importante, il 15,8% ha dichiarato che la cosa è molto importante e il 4,6% ha affermato che la dimensione del pene del partner è una cosa estremamente importante. È stato poi chiesto quanto contasse la resistenza, ovvero la capacità di mantenere l’erezione. L’1,4% ha dichiarato che la cosa non conta affatto, l’11% ha dichiarato che la cosa conta relativamente, per il 33,8% del campione la cosa è importante, il 38,2% del campione ha affermato che la resistenza è molto importante, mentre il 15,6% del campione ha affermato che la cosa è estremamente importante. (Link)


Io, francamente, preferisco quelli sotto la media. Forse perché sono delicata ma, come ha detto qualcun’altra, ci sono molto più opzioni. Ironicamente il mio partner è piuttosto ben dotato ma anche dopo parecchi anni insieme trovo che ci siano certe posizioni e variazioni che proprio fanno male se lui non sta attento (mi colpisce la cervice o dà colpetti all’ovaio per errore, e non parliamo neanche del sesso anale...). Ma chi vuole fare sesso stando attento? I peni piccoli sono meglio (comunque, qualcosa come il 90% delle terminazioni nervose nella vagina sono nel terzo esterno), puoi fare più cose e (nella mia esperienza) quando si tratta del sesso orale e te lo puoi prendere tutto in bocca, be’, ti vedono come una superstar. L’altro vantaggio è che i ragazzi con il pene più piccolo ce la mettono tutta. Ho avuto un partner in passato con un pisellino, e lui era un genio con la sua bocca e le mani. Non avevo nessun problema di dolore, in particolare se stavamo in certe posizioni. Alla fine è una questione di preferenze e, se da una parte mi spiace per gli uomini che percepiscono la loro virilità come inadeguata, per lo meno il problema non è visibile (e lo dice una piatta sul petto fino ai vent’anni che ha trovato che in giro ci sono un sacco di brillantoni che amano fare commenti anche su quello)” (Link)


Ovvio che conta. Quelle che dicono che non conta, mentono. Più che la lunghezza è importante la circonferenza: ti fa sentire più piena, più tirata. Ho avuto un tipo che era davvero ben dotato e non eravamo insieme, ci conoscevamo da anni, alla fine è diventato uno scopamico: quando lo facevamo si sentiva la differenza. Uno grosso è bello da tenere in mano o per fare sesso orale o il resto. Da vedere anche. Però per il sesso anale, zero, non esiste: un pene grosso farebbe troppo male” (t.r.a.)


PENETRAZIONE. In ambito sessuale, inserimento del pene in vagina, nel retto o nella bocca. La penetrazione vaginale profonda è una forma di penetrazione nella quale il pene viene introdotto in vagina alla massima profondità possibile relativamente alla lunghezza del membro in erezione e di quella della vagina che lo ospita.


Alcune donne amano masturbarsi introducendo nella loro vagina una barra d’avorio o un piccolo sacchetto riempito di semi. Tali strumenti per la soddisfazione personale sono ladri di vita. Essi causano alla donna un invecchiamento anticipato e una morte prima del tempo. (Fang Nei Chi, 590-618 a.C.)


PENETRAZIONE, angoscia di. Forma di ansia sessuale che prende la forma di un drastico calo del desiderio erotico non appena viene introdotto il pene in vagina con impossibilità di portare a termine il coito. Chi soffre di tale angoscia ha peraltro un livello di desiderio sessuale normale e nessun deficit erettivo al di fuori del rapporto sessuale penetrativo. Sovente coloro che hanno questo problema sono abili seduttori che però evitano, con le varie partner che conquistano, di arrivare al coito. L’origine di tale ansia può risalire ad un primo insuccesso sessuale o, in alcuni casi, essere il sintomo di un’omosessualità latente.


PENILINGUO. Anche penilingio. Sin. di fellazio. ¶ Dal lat. penis, pene + lingere, leccare.


PENOIDE. Oggetto dalla forma di pene utilizzato per atti sessuali; sin. di fallo artificiale.


PEODEICTOFILIA. Sin. di esibizionismo. In senso stretto, parafilia di colui che si eccita nel mostrare agli altri i propri genitali. ¶ Dal gr. peos, pene + deiktos, mostrato.


PERCOSSOFILIA. Variazione sessuale caratterizzata dal bisogno di percuotere o subire percosse per eccitarsi. È una parafilia di tipo sadomasochistico.


PERCUSSION PLAY. Insieme delle pratiche sessuali relative alle percosse con o senza oggetti. → flagellazione; spanking. ¶ Ing.: gioco di percussione.


PERDITE. 1) Perdite vaginali o bianche, sin. di leucorrea. 2) Perdite seminali, sin. di spermatorrea.


PERINEO. Regione muscolare delimitata anteriormente dalla sinfisi pubica, posteriormente dal coccige e ai lati dalle tuberosità ischiatiche. Nell’uomo è la parte che sta fra lo scroto e l’ano, mentre nella donna fra l’orifizio vaginale e l’ano. La distanza ano-genitale è nell’uomo generalmente due volte più lunga rispetto a quella della donna. Il perineo è una zona erogena.


PERIODO REFRATTARIO. Lasso di tempo seguente all’orgasmo in cui non è possibile ottenere una risposta sessuale fisiologica di erezione del pene o, nella donna, del clitoride, cioè una refrattarietà alla stimolazione fisica. Si ritiene che la donna non sperimenti un vero e proprio periodo refrattario. Il maschio invece, dopo il periodo prepuberale nel quale può sperimentare orgasmi in rapida successione ma senza eiaculazione, sperimenterà sempre un periodo refrattario successivo all’esperienza orgasmica e questo sarà in genere proporzionale all’età del soggetto anche se il fenomeno si presenta con una certa variabilità. Mediamente un maschio diciottenne ha un periodo refrattario di 15 minuti, un maschio di 30-40 anni ne avrà uno di mezz’ora, fino a raggiungere le 24 ore o più nella terza età. La durata del periodo refrattario è anche direttamente proporzionale al numero di eiaculazioni ravvicinate. La funzione del periodo refrattario non è accertata ma si suppone possa servire a garantire una funzione d’intervallo fra le copule in modo che vi sia sempre una certa quantità di sperma disponibile per la fecondazione e tale da evitare un’eccessiva attività sessuale che porterebbe il maschio all’esaurimento fisico.


Le donne non esperiscono ciò che può essere definito un periodo refrattario post-orgasmico, e quindi, dopo un primo orgasmo, la stimolazione sessuale può essere protratta fino ad un successivo orgasmo senza soluzione di continuità. Tuttavia diverse donne, dopo l’orgasmo, avvertono un’ipersensibilità al clitoride tale da impedire che si possa compiere un’ulteriore stimolazione che in effetti risulterebbe fastidiosa se non del tutto dolorosa.


PERIPATETICA. Sin. desueto di passeggiatrice, prostituta che batte il marciapiede.¶ Dal fr. péripatéticienne, dal gr. peripatos, la passeggiataparte del giardino del Liceo ad Atene dove Aristotele teneva le proprie lezioni.


PERSPICILLOFILIA. Parafilia feticistica legata agli occhiali e alle persone che li indossano. In questo tipo di feticismo l’indossare occhiali o fare sesso con una persona che li indossa è l’elemento catalizzatore del piacere; un atto tipico della perspicillofilia, o in ing. glasses fetish (feticismo per gli occhiali), è l’eiaculazione sul volto del partner cercando d’indirizzare il getto di sperma sulle lenti. → spexy. ¶ Dal lat. moderno perspicillum, occhiale; termine coniato dall'autore (2010).


Io ho questo feticismo. Ad un livello estremamente elevato. Se perdo la testa (perfetta combinazione di musica, ambiente e partner) posso pure arrivare ad adorare gli occhiali [vedi adorazione]. Proverò a spiegarti questo feticismo prendendo me come riferimento. Tutti sappiamo che gli occhiali contengono alcune scintille d’intelligenza poiché riflettono la luce, etc. etc. e contengono pure qualche tipo d’innocenza. Tieni conto che gli occhiali, nel momento dell’orgasmo, richiamano qualcosa relativo alla verginità. Almeno per me. [...] La consistenza, la trasparenza, le rifrazioni e i piccoli arcobaleni, la riflessione e la purezza. Io mi riferisco sempre al concetto degli occhiali con timore reverenziale. Alcune volte posso anche inchinarmi. La montatura, anche quella è una cosa importante. Essa creano legami fra cose del mondo esterno. Un oggetto incorniciato non appartiene a questo mondo, esso appartiene ad un proprio mondo; così come le cornici di un artista significano molto per me in ragione della forma. Queste due cose messe insieme e poste davanti agli occhi [...] Lasciami adorare la pura perfezione” (Link)


PERVERSIONE. Comportamento sessuale deviante dalla norma e patologico nelle sue qualità psicologiche. Il termine perversione non pare oggigiorno adatto a descrivere le molteplici variazione della sessualità umana, per la sua connotazione negativa aprioristica secondo la quale esiste un percorso sessuale naturale e corretto e quindi una serie di deviazioni su tale percorso tutte più o meno patologiche. È lecito tuttavia utilizzare il termine perversione per descrivere quei comportamenti sessuali che implichino violenza o abuso, o quelli in cui l’attrazione è rivolta ad oggetti abnormi, come ad esempio accade nella necrofilia. Con perversione polimorfa, in ambito psicanalitico, si intende una dimensione sessuale, normale nei bambini e anormale nell’adulto, che comprende diversi tipi di gratificazione sessuale fra cui alcuni o tutti gli aspetti dello sviluppo sessuale prima dell’investimento pulsionale nella zona genitale. ¶ Dal lat. pervertere, sconvolgere, invertire.


PERVERSITÀ. Comportamento abitualmente o episodicamente contrassegnato dalla ricerca consapevole di piaceri viziosi.


PERVERTIBLE. Attributo di oggetti di uso comune che possono essere riconvertiti all’utilizzo in giochi sessuali sadomaso e bondage, come può essere per le candele nei giochi con la cera calda, le mollette da bucato per pinzare la pelle, oggetti con i quali masturbarsi, etc. ¶ Coniato da David Stein, attivista BDSM, composto dall’ing. pervert, perverso + convertible, convertibile.


PESCE. Sin. gerg. di pene.


PETIT MORT. Loc. che allude metaforicamente all’acme del piacere, ponendo un parallelismo fra il decesso e l’orgasmo in cui avviene un rilascio di forza vitale al quale segue un breve ma intenso periodo di rilassamento, melanconia e trascendenza. → tristezza post coitum. ¶ Fr.: piccola morte.


PETTICOATING. O pinaforing. Attività sessuale relativa all’indossare e soprattutto al fare indossare ad un uomo abiti femminili, soprattutto capi d’abbigliamento intimo quali culottes e leziose gonne. Si tratta di una forma di femminilizzazione forzata (sissificazione) e di umiliazione tipica dell’ambito SM, motivo per cui viene anche definita petticoat discipline in quanto il sub viene disciplinato tramite l’obbligo ad abbigliarsi con abiti femminili. ¶ Dall’ing. petticoat, gonnellina.


Adesso ho 54 anni ma, come per molti di voi, tutto è iniziato quando ero uno studentello. Ero solo un bambino, abbastanza viziato da entrambi i genitori che lavoravano tutto il giorno. Spesso passavo i weekend e i giorni di vacanza a casa di mia zia Con, a lei apparentemente piaceva starmi dietro e io l’adoravo. È iniziato tutto da qui. Avevo 10 anni [...] arrivai a casa di zia Con sporchissimo e mi venne detto che la cosa non era accettabile [...]. Zia Con mi disse di stare in piedi faccia alla porta. Quindi lentamente e metodicamente mi mise addosso il suddetto lezioso grembiulino. Era un grembiule lungo e bianco, fatto di un materiale liscio e morbido (poteva essere lattice?), lei fissò il bavaglino e le spalline e poi me lo legò dietro, prima con un nodo e poi con un fiocco largo. [...] Non sapevo cosa dire, sentivo che stavo per piangere e, nello stesso tempo, avevo una strana sensazione d’eccitazione ad indossare quel grembiule. [...] Stetti così con quel grembiule per il resto della giornata, continuamente stuzzicato dalla zia Con, con battute tipo: ‘Forse dovrei fare una fotografia alla mia camerierina’ e ‘Forse dovrei chiamarti Dolores’ e un tormentone che in un’altra occasione avrebbe realizzato ‘Penso che un nastrino in testa ti starebbe benissimo e si intonerebbe al grembiule’. Stranamente, mi ricordo che mi piaceva essere al centro della sua crudeltà” (Link)


PETTING. Pratica sessuale, per lo più agita in fase preliminare, consistente nel toccare il partner dalla vita in giù per produrre eccitazione sessuale. Si può distinguere fra un petting leggero realizzato tramite semplici carezze e un petting spinto che comprende sesso orale e stimolazione manuale dei genitali. → necking. ¶ Dall’ing. (to) pet, vezzeggiare, accarezzare.


PEYRONIE, malattia di. Vedi induratio penis plastica. ¶ Dal nome del chirurgo francese François del la Peyronie (1678-1747).


PIATTAFORMA ORGASMICA. Secondo Master e Johnson, tessuti connettivi e muscolari del terzo esterno della vagina, i quali, durante la fase di plateau e di orgasmo, vasocongestionano e si contraggono riducendo il diametro dell’ostio vaginale. Durante l’acme del piacere i muscoli della piattaforma orgasmica si contraggono ritmicamente.


PIATTOLA. Nome pop. dato all’insetto Phthirus pubis, parassita dell’uomo. Vedi pediculosi del pube.


PICACISMOFILIA. Desiderio e piacere sessuale che si esprime tramite l’ingestione di parti del corpo umano (pellicine, unghie, etc.) o i suoi prodotti: saliva, sperma (spermatofagia), umori, sangue (ematofagia o, nel caso di sangue mestruale, menofagia), urina (urodipsia), sudore, feci (coprofagia), etc. Si tratta di una parafilia scatologica, cioè che riguarda le materie di scarto del corpo. ¶ Dal lat. pica, gazza; in riferimento alla tendenza del volatile a raccogliere da terra ogni cosa che attiri la sua attenzione.


PICCANTE. In ambito sessuale, evento o cosa caratterizzata da audacia e licenziosità. → spinto. ¶ Per associazione fra la stimolazione pungente di un alimento piccante e l’effetto di un racconto o situazione che ha stimolato ed eccitato il desiderio sessuale.


PICTOFILIA. O iconolagnia. Forma specifica di voyeurismo consistente nella necessità di osservare immagini erotiche o pornografiche al fine di ottenere eccitazione e gratificazione sessuale. ¶ Dal lat. pictus, dipinto, raffigurato.


PIEDINO. Specialmente nella locuzione fare piedino, in riferimento a due persone che, senza essere viste da altri, si sfiorano reciprocamente i piedi come segno d’intesa amorosa o preludio sessuale.

 

 

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