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TRANSESSUALITÀ. O transessualismo. Condizione dell’individuo (transessuale) che s’identifica con il sesso opposto rispetto al genere sessuale di nascita, desidera essere o insiste sul fatto di essere del sesso opposto. Nei maschi transessuali (MTF) è probabile osservare fin dall’infanzia comportamenti imitativi del sesso femminile ed insistenza nell’indossare abiti da bambina, così come nelle transessuali femmine (FTM) è probabile osservare una preferenza per i giochi e l’abbigliamento maschile. Nelle età successive il soggetto transessuale desidera fortemente appartenere all’altro sesso e stabilire un ruolo sociale permanente come membro del genere sessuale con il quale s’identifica. Può essere posta diagnosi di disturbo dell’identità di genere, termine con il quale il DSM-IV descrive la transessualità, solo se il senso di estraneità rispetto al proprio sesso biologico causa un persistente malessere psicologico: in questo caso il soggetto può soffrire per tale disconcruenza d’identità introspettiva del genere sessuale e vivere quindi gravi stati di ansia e depressione (disforia di genere) fino a mettere in atto comportamenti autolesivi. Buona parte dei transessuali, al fine di far corrispondere l’immagine corporea esterna con il sesso con cui s’identificano, si sottopongono nel tempo a terapie di rassegnazione sessuale: queste possono essere di tipo farmacologico (terapia ormonale) o di tipo chirurgico quali la mastoplastica additiva o sottrattiva e la riassegnazione chirurgica del sesso tramite eliminazione del pene e dei testicoli con creazione di una neovagina o di un neopene. Il transessuale che ha intrapreso il procedimento terapeutico di riassegnazione dell’identità sessuale ma non si è sottoposto ancora ad una riassegnazione chirurgica del sesso, è detto pre-op; il transessuale post-op è invece chi si è già sottoposto all’intervento di chirurgia plastica che consente di avere gli organi sessuali desiderati. Non tutti i transessuali si sottopongono al cambio chirurgico del sesso e questo per diversi motivi che vanno dal costo dell’operazione, alla possibilità di pentirsi della decisione, alla percezione dell’inutilità di una trasformazione che attesti fisicamente ciò che già si percepisce psicologicamente. In ogni caso il soggetto transessuale adotterà nel comportamento, nel vestiario e nell’aspetto esteriore una mimesi delle caratteristiche del sesso al quale sente di appartenere o troverà gratificanti le occasioni, anche private, nelle quali può farlo. Il soggetto transessuale è, in genere, attratto sessualmente dal sesso opposto rispetto a quello al quale sente di appartenere, quindi un maschio transessuale sarà con più probabilità attratto da uomini, mentre una femmina transessuale sarà attratta da donne; sono però anche osservabili orientamenti omosessuali e bisessuali. L’origine del transessualismo è tuttora oggetto di studio benché sia pensiero comune dei ricercatori che si tratti di una condizione dovuta a diversi fattori sia di ordine psicologico che di ordine fisiologico e genetico. La transessualità può essere conseguente ad una variazione nella differenziazione sessuale in fase fetale, così come a patologie che portano a fluttuazioni ormonali (ad es. nella sindrome dell’ovaio policistico). Alcuni studi hanno indicato che la transessualità possa essere connessa ad una variazione nella struttura cerebrale nota come Nucleo del Letto della Stria Terminale (BNST). ¶ Il termine transsexualismus fu introdotto nel 1923 da Magnus Hirshfeld.


Il piacere di indossare abiti femminili in effetti non ha nulla a che fare con il sentirsi intrappolati nel corpo sbagliato, questo è un problema del tutto diverso. I travestiti e i trannys (uomini a cui piace vedersi come donne ma che in verità non si sentono donne) non si sentono a disagio con la loro anatomia maschile. Per me gli abiti non sono mai stati il problema, e infatti mi sono sempre vestita in maniera abbastanza mascolina. I travestiti hanno un forte desiderio di indossare abiti da donna ma non si vedono come donne. E infatti sono decisamente felici di essere uomini. Io non ho mai avuto il desiderio di mettere su dei vestiti da donna ma mi sono sempre sentita una donna. Quindi, volersi vestire da donna non ha nulla a che fare con i problemi d’identità di genere. [...] Se ti identifichi con entrambi i generi, allora sei un transgender. [...] La femminilità, così come la mascolinità, è in parte un costrutto sociale. Perciò, ci possono essere uomini un po’ femminili e donne un po’ mascoline. E ancora, questo fatto non è realmente connesso alla sensazione di essere nel corpo sbagliato, o al genere sessuale. Ci sono un sacco di uomini gay che sono molto più femminili di me benché essi si vedano ancora come uomini, mentre io mi sono sempre vista come donna” (Link)


TRANSESSUOFILIA. Proclività o predilezione assoluta per attività sessuali o relazioni amorose con persone transessuali. Benché non si possa escludere che parte di coloro che frequentano sessualmente i transessuali realizzino tendenze omosessuali represse (avvertite come meno colpevoli per l’ambiguità anatomica del transessuale) non si può escludere che l’attrazione sessuale verso tali soggetti rappresenti un orientamento sessuale a sé stante. Di fatto il corpo del transessuale si pone come una chimera che sintetizza caratteristiche maschili e femminili, non solo in ambito anatomico ma anche caratteriale. Come l’androgino di mitologica tradizione, il transessuale rappresenta un amalgama concettuale ma incarnato, a differenza di quanto avviene per altre fantasie sessuali che non possono trovare realizzazione completa. La transessuofilia non può quindi essere sovrapposta alla bisessualità, poiché il transessuale non è pienamente rappresentativo di uno o dell’altro sesso, né all’omosessualità, dal momento che buona parte dei frequentatori di transessuali mantiene nel corso della propria vita un orientamento stabilmente eterosessuale. D’altronde un orientamento eterosessuale tendenzialmente stabile non viene contraddetto da occasionali incursioni esperienziali con transessuali, nel momento in cui si richiama la natura dell’orientamento sessuale umano per la quale difficilmente un individuo si pone in maniera assoluta agli estremi del continuum sessuale eterosessualità-omosessualità.


A trans ci vado ormai da anni, è come una droga. Mi piacciono da morire e con loro ho provato praticamente tutto. Ovviamente con loro mi piace di più la parte passiva, la parte attiva mi piace con le donne. Invito chiunque avesse qualche fantasia a provare. Non ve ne pentirete” (Link)


TRANSFAG. Transessuale maschio attratto da donne. Poiché il transessuale maschio si percepisce come una donna, tale orientamento sessuale è vissuto dal soggetto come omosessuale. Il termine è sovente usato con valore offensivo. ¶ Dall’ing. fag, frocio.


TRANSFOBIA. Atteggiamento discriminatorio e pregiudizievole verso i soggetti transessuali.


TRANSGENDERISMO. Filosofia e movimento sociale composto da chi (transgender o TG) non riconosce il genere sessuale biologico come determinate dei comportamenti, delle scelte e dei gusti sessuali della persona, né s’identifica interamente e definitivamente nel genere maschile o in quello femminile. Per il transgender l’identità di genere maschile e femminile sono solo degli estremi in un continuum in cui l’identità di un soggetto può autorappresentarsi a qualsiasi livello di tale continuum, senza rimanere legata a dettami e stereotipi sociali e senza timore di discriminazione. Nel transgenderismo posso essere incluse le condizioni di transessualità, travestitismo, drag, e tutti coloro che s’identificano o si comportano in modo anticonvenzionale rispetto alle norme concernenti il genere assegnato loro dopo la nascita. Il transgenderismo non implica nessuna forma specifica di orientamento sessuale, quindi un transgender può essere eterosessuale, omosessuale, bisessuale, pansessuale, polisessuale od asessuale. Nel tempo il significato di transgenderismo si è andato a sovrapporre a quello di postgenderismo. ¶ Coniato nel 1969 come “transgenderal” da Virginia Prince (al secolo Louise Lawrence), pioniere e fondatore USA della comunità transgender. Comp. dal lat. trans, attraverso, oltre + ing. gender, genere sessuale.


Il transgender nasce in realtà non da una base teorica, ma da un conflitto sociopolitico concreto, quando il collettivo newyorkese "Queer Nation", lanciando la pratica dell' "outing", cioè del disvelamento pubblico della condizione omosessuale [...] viene sostanzialmente ripudiato dal movimento gay americano. La Queer Nation, quindi, fondendo la propria pratica politica di responsabilizzazione sociale con la consapevolezza del proprio humus appunto queer, cioé composto di uomini gay, travestiti e donne transessuali principalmente di origine latina e afroamericana, quindi bel lontano dallo status gay bianco middle class, decide di staccarsi completamente dal mondo più propriamente omosessuale, e di ridefinirsi come "Transgender Nation" [...] In breve tempo, e soprattutto grazie a internet (ma in periodo pre WWW), nasce un importante dibattito ad opera inizialmente di un collettivo australiano e del gruppo della TN nel frattempo migrato a San Francisco, che viene rapidamente influenzata dalle letture, o meglio da una nuova consapevolezza delle passate letture dei pensatori francesi, da Sartre a Foucault, ma soprattutto Guattari e Deleuze ed il loro concetto di nomadismo. (H. Velena in Zanini e Fadini, 2001).


TRANSIZIONE. Definizione pop. data da alcuni transessuali e transgender alla terapia di riassegnazione sessuale.


TRANSROMANTICO. Nell’ambito dell’asessualità, chi prova sentimenti romantici non sessuali principalmente verso persone di genere sessuale ambiguo: transgender, transessuali, etc.


TRAUMA SESSUALE. 1) Lesione a carico degli organi genitali prodotta da una cosa o una persona per un’azione improvvisa e rapida. 2) Evento particolarmente negativo nella vita psicosessuale di una persona che ha conseguenze durevoli e negative nella vita della persona stessa, sia esso di tipo sessuale o più generalmente psicologiche. La percezione di cosa possa essere traumatico e il modo in cui l’evento traumatogeno può essere elaborato sono elementi soggettivi: ogni persona risponde in modi diversi anche al medesimo evento negativo.


TRAUMATOFILIA. Parafilia caratterizzata dalla ricerca di eventi traumatici sul piano fisico e/o psicologico come catalizzatori del piacere sessuale. La scelta di abusare di droghe prima di un rapporto sessuale, la ricerca di violenza fisica come attivatore del desiderio, l’eccitamento provato da alcuni durante gli incidenti automobilistici (sinforofilia) sono esempi di traumatofilia. La ricerca di stimoli forti, come avviene per l’algofilia o per la fobofilia, è solo parzialmente sovrapponibile alle dinamiche sottostanti la traumatofilia che il più delle volte agisce come un meccanismo di difesa nei confronti di un vero trauma subito ed evolve in una forma cronica per cui l’individuo mostra una dipendenza da ricerca di eventi traumatici, dipendenza che viene rinforzata dal piacere sessuale da essi scatenato. Come avviene dunque per diverse parafilie, la traumatofilia esorcizza la paura tramite erotizzazione dell’evento temuto.


TRAVE. Abbr. pop. di tono per lo più spregiativo, utilizzata per indicare un travestito, ma spesso impropriamente utilizzata per indicare un transessuale. Molto comune anche all’accr. travone.


TRAVESTITISMO (TV). Condizione di chi (travestito) si abbiglia con vestiti tipici di un genere sessuale differente rispetto a quello di appartenenza. Il travestitismo è una macrocategoria, spesso usata con differenti significati, che unifica tutti coloro che attuano tale comportamento ma non specifica né le metodiche né le motivazioni. In genere dalla definizione di travestitismo viene esclusa la travestofilia e la transessualità, benché comunemente il travestitismo venga fatto corrispondere alle due condizioni indicate; ciò limiterebbe la definizione di travestitismo a quelle persone che non legano nessun piacere erotico all’abbigliamento indossato, né desiderano appartenere  ad un sesso che non sia quello al quale già appartengono. Quindi il travestitismo è di preferenza riferibile agli eterosessuali e agli omosessuali di entrambi i sessi che, per motivi non strettamente legati al valore erotizzante dell’abito, gradiscono indossare abiti propri del sesso opposto; per tali ragioni si potrebbero porre dei dubbi sul valore parafilico del travestitismo. Si può tuttavia tentare di suddividere il fenomeno del travestitismo in cinque categorie. Travestito occasionale. Individuo che utilizza abbigliamento e trucco del sesso opposto solo in occasione di feste o situazioni ludiche. Travestito omosessuale. Definizione riferita a maschi che si vestono da donna per soddisfare la propria omosessualità, il che sovente porta a confondere il travestitismo con l’omosessualità e la transessualità. In genere questi soggetti sono fidanzati o sposati con una donna e adorano le donne per cui vengono anche definiti “travestiti saffici”. Essi si travestono in maniera episodica ma costante e la compagna è generalmente al corrente delle tendenze del partner. Travestito transessuale. Vedi transessualità. Travestito feticista, vedi travestofilia. Travestito prostituta. Il più delle volte è un transessuale ma può anche essere un omosessuale. Drag Queen/King. Performer che fa del travestimento un atto di spettacolarizzazione abitudinario, non è necessariamente un omosessuale o un transessuale (Drag Queen). Il travestito è indicato anche come TV, cross-dresser o x-dresser. ¶ Coniato nel 1910 come transvestim da Magnus Hirschfeld, dal lat. trans, attraverso, oltre + vestitus, abbigliato.


La vita è diventata interessante da quando ho incontrato una drag queen. Quando le ho chiesto ‘cosa te lo fa fare?’ lei ha risposto ‘è tutta un’illusione. È essere qualcun altro per una notte’ [...]. È molto estroversa e parla con tutti. Quando ho incontrato i suoi amici (la maggior parte dei quali erano drag queens) ho capito che, come tutti, loro hanno personalità differenti (quella pacchiana, la professionale, la principiante) e differenti stili d’abbigliamento. Alcune erano credibili come donne... o almeno non avrei pensato che erano uomini finché qualcuno non me l’avesse detto. Altre hanno un vero aspetto da drag queen... potevo vedere il loro pomo d’Adamo [...] Mi piace guardare la sua trasformazione da uomo a donna. È un processo lungo ma è molto interessante. Lei mi ha detto che si traveste da 13 anni. Credo che sia una delle più professionali. Sembra una donna. Assume personalità differenti quando diventa una donna a differenza di quando ha il suo aspetto da uomo. Le drag queens non sono tutte come quelle che si vedono nei giornali o in tv. Anche loro sono persone che hanno bisogno di amore e rispetto” (Link)


TRAVESTOFILIA. Anche feticismo di travestimento o travestitismofilia. Parafilia caratteristica del sesso maschile in cui la gratificazione psicosessuale è relativa all’indossare abiti femminili, senza che questo implichi un ripensamento della propria identità sessuale: la maggior parte dei travestofili sono sposati o impegnati in relazioni eterosessuali. Gli abiti femminili sono fonte di eccitamento in quanto simbolo di femminilità e non come feticci in sé, anche se non è raro che uno specifico capo di abbigliamento possa assumere una valenza particolarmente erotica ed essere usato elettivamente come catalizzatore dell’eccitazione nella masturbazione e successivamente nel rapporto. Il feticista del travestimento il più delle volte indossa solo piccoli capi di abbigliamento femminile, ad esempio slip da donna sotto abiti maschili, sicché all’apparenza possono non esservi segni distintivi di tale variazione sessuale. Egli tenderà, nel tempo, a conciliare la propria parafilia con i gusti sessuali della compagna, inizialmente tenuta all’oscuro della fissazione per gli abiti femminili. Se la partner non fosse accondiscendente nell’integrare le fantasie del compagno nella vita di coppia, questo causerebbe una grossa ansia nel travestofilo; non è raro che il soggetto si liberi di tutta la sua collezione di abiti femminili come se volesse interrompere l’abitus, per poi acquistare altri capi d’abbigliamento realizzando una nuova collezione. In alcuni casi il travestofilo può decidere di vestirsi completamente da donna e partecipare ad attività, spettacoli e manifestazioni che gli consentano di soddisfare il desiderio di travestimento (→ drag queen). Questa parafilia, che tipicamente insorge nella fanciullezza o nell’adolescenza, può anche interrompersi nel tempo con una marcata perdita d’interesse riguardo all’utilizzo di abiti femminili.


Credo di aver scoperto molto presto, come molte di voi, che il maschietto di casa, a 5-6 anni, sentiva e guardava "altrove", in un mondo fatato di nylon, tacchi, rossetti e merletti! Ma erano anni senza internet, anni di paura di esser scoperti, di non capire che succede, poi sensi di colpa, tristezza, passione, voglia di esserci, di sentire se stessi. Passano gli anni, matrimonio, figlio, lavoro ed il tuo corpo che cambia, insomma, cerchi di chiudere un cerchio che non puoi chiudere e a 55 anni sogni e vorresti vedere "****" [Il soggetto scrive un nome di donna, il suo alterego femminile che ha piena rappresentazione quando indossa abiti femminili]. Questo mi porta qui, forse sbaglio, ma certe volte si ha davvero bisogno di essere ascoltati, compresi, magari aiutati. Un abbraccio fraterno e solidale” (Link)


TRENINO. Anche trenino dell’amore. Rapporto sessuale realizzato da almeno tre uomini che, in fila l’uno dietro l’altro, figurativamente come vagoni di un treno, praticano coito anale in maniera vicendevole. Si tratta di un termine usato per lo più in tono scherzoso.


TRENTANOVE (39). Cifra codice per anilinguo, basata sull’immagine ideografica di un volto, rappresentato dal 9, che sta fra due natiche, rappresentate dal 3.


TRE SECONDI, regola dei (3S). Regola d’approccio fondamentale per la seduction community da applicarsi verso una potenziale partner. Tale regola suggerisce di entrare in contatto diretto con una donna che ha dato qualche segnale d’interesse non facendo passare più di 3 secondi dall’invito non esplicito. Tre secondi sono metaforici, in verità si sottintende che l’uomo non debba esitare perché l’esitazione non farebbe che aumentare il timore di fallire e di essere respinto.


TRIADE. Triangolo affettivo-sessuale, non occasionale, nel quale sono impegnate tre persone del tutto consapevoli e consenzienti. Si può trattare di una coppia che accoglie nella propria vita una terza persona (l’amante di un membro della coppia o di entrambi) che entra in relazione con essi primariamente come elemento di gratificazione sessuale. Si parla di triade anche nell’ambito del poliamore, relativamente ad una forma di relazione a tre, nata sul rifiuto della monogamia come modello fondante la vita affettivo-sessuale di un soggetto; in questo caso i componenti della triade vivranno insieme o separati ma assolutamente consapevoli della natura della relazione.


TRIANGOLO. Relazione di carattere amoroso o sessuale nella quale sono impegnate tre persone. Si parla di triangolo amoroso relativamente a quei rapporti in cui solitamente uno dei tre lega gli altri due con vincoli affettivi mentre questi ultimi, in una dinamica di rivalità, competono per il primo; la gelosia è uno dei principali fattori che rende il triangolo una configurazione relazionale altamente instabile. Si parla invece di triangolo sessuale nel caso di un rapporto sessuale agito contemporaneamente fra tre persone che non necessariamente sono legate sul piano affettivo e che possono avere questo tipo di rapporto occasionalmente o con una certa continuità. → triade.


Il matrimonio non ha validità legale ma noi viviamo insieme come se l’avesse. Condividiamo lo stesso letto. Quando sono fuori con loro, mi presentano entrambi come la loro moglie. Io li presento entrambi come i miei mariti. La gente pensa che stiamo scherzando e noi lasciamo che ci credano. Ma noi ci sentiamo davvero sposati. [...] Non sono più giovanissima ma sto ancora vivendo il momento più bello della mia vita con i miei due mariti. Il sesso va alla grande e mi godo la nostra relazione come ho sempre fatto. Forse, un giorno, la luna di miele finirà ma ne dubito” (Finz, 2004)


TRIBADISMO. 1) Forma di masturbazione femminile che si realizza tramite sfregamento della zona vulvare contro un oggetto od una parte del corpo del partner sessuale. 2) Forma di stimolazione genito-genitale praticata da due donne che, incrociando le gambe, portano a contatto le rispettive zone vulvari; anche detto tribbing. → scissoring. 3) Sin. obsoleto di lesbismo, da cui tribade, donna omosessuale. ¶ Dal verbo gr. tribo, strofinare.


A Parigi, nel XVIII secolo, venne inaugurata la società segreta ‘Anadrynes’ che riuniva donne omosessuali, con filiali a Londra e altre capitali europee. Fu fondata da Madame de Fleury e annoverava molti membri dell’aristocrazia del tempo, la sede parigina era in rue Des Boucheries-Saint-Honoré.


TRICOFILIA. Feticismo per i peli corporei, in genere i capelli, o eccessiva cura di essi. I capelli altrui possono divenire feticcio sessuale da utilizzare e accarezzare durante la masturbazione o il rapporto sessuale, oppure si può osservare un’esagerata attenzione del soggetto verso i propri capelli. Essi possono diventare oggetto di una meticolosa cura ed essere investiti di un esagerato potere seduttivo ed erogeno. Al di là dei capelli, i peli corporei che più sovente sono fatti oggetto di fantasie da parte del tricofilo, sono quelli pubici e quelli ascellari (ircusofilia). Più raramente la pelosità delle braccia, delle gambe e del torace diventa elemento fondamentale d’eccitazione. ¶ Dal gr. thrix, thricos, capello.


Quando il paziente, un servitore cinquantenne, aveva 7 anni, accadde una notte mentre era già a letto che la cameriera, che s’era svegliata, gli si avvicinò e l’abbracciò. Il paziente ricorda ancora molto bene come lui le abbia passato le dita fra i capelli. Nel periodo della pubertà iniziò a sperimentare eccitazione sessuale ogni volta che vedeva o toccava dei capelli ben pettinati. Ma da quel momento in avanti l’eccitamento fu solo indotto dai capelli degli uomini; i capelli delle donne non avevano più nessun effetto su di lui e, anche rispetto agli uomini, era interessato quelli che avevano capelli lisci e castano scuri, capelli che dovevano essere spazzolati all’indietro […] Trae particolare piacere ed eccitamento sessuale dall’acconciare gli altrui capelli. Esegue l’operazione secondo questo rituale: sta dietro l’uomo, applica sui capelli un olio che, insieme al pettine, porta sempre con sé, quindi pettina i capelli vicino alla nuca. Quando il pettine raggiunge la sommità della testa, il soggetto eiacula. (Hirschfeld, 1935)


TRICOMONIASI. Malattia a trasmissione sessuale molto diffusa, causata dal protozoo parassita Trichomonas vaginalis. Il microrganismo, che caratteristicamente è un parassita della vagina e dell’uretra, infetta il 20% delle donne in età fertile. Nella donna il sintomo caratteristico è una vaginite spesso accompagnata da perdite di colore giallo-verdastro, con prurito e dolore sia durante la minzione sia durante i rapporti sessuali. Gli uomini sono per lo più portatori asintomatici, ma si ritiene che il 5-10% di tutti i casi di uretrite maschile siano dovuti alla presenza di questo protozoo. La persona ha cui è stata fatta diagnosi di tricomoniasi dovrà astenersi dall’avere rapporti sessuali fino ad accertata guarigione.


TRIOLISMO. Eccitazione e gratificazione derivata dall’avere rapporti sessuali di fronte ad una terza persona o a un’altra coppia che contemporaneamente sta avendo un rapporto sessuale di qualche tipo.  Si tratta di una variazione sessuale retta da una combinazione di elementi voyeuristici ed esibizionistici. Il triolismo è opposto al troilismo e diverso dal triangolo sessuale o dal ménage à trois con i quali a volte viene confuso; è però una variazione che può coesistere con il troilismo, entrambe tipiche della subcultura scambista. ¶ Dal lat. tri-, affine a tres, tre.


TRIPLO-DOPPIO. O penetrazione multipla. Termine soprattutto in uso nell’ambito pornografico, indicante una forma estrema di doppia penetrazione nella quale una donna riceve sei peni simultaneamente: due in bocca, due in vagina e due nell’ano.


TRIPSOFILIA. Parafilia di chi trae dai massaggi corporei un particolare piacere sessuale: è una forma di aptofilia. Si definisce tripsofilia anche la tendenza a trarre gratificazione sessuale dal lavaggio dei capelli o dall’atto di lavare i capelli a qualcuno: in quest’ultimo caso la tripsofilia è sovente combinata con tricofilia. ¶ Dal gr. tripsis, sfregamento.


TRISESSUALITÀ. Termine coniato nell’ambito delle relazioni poliamorose che indica l’orientamento sessuale o la preferenza di un soggetto per le attività sessuali svolte con due o più partner simultaneamente. → poliamore.


TRISTEZZA POST COITUM. Insieme di sentimenti malinconici e di abbattimento emotivo che si dice possa seguire l’orgasmo. Questo stato di leggera tristezza viene descritto dal noto adagio latino “omne animal post coitum triste est”, ogni essere vivente è triste dopo l’accoppiamento. Il fenomeno della tristezza post coitum si configura più come un’osservazione filosofico-poetica che come la descrizione circostanziata di uno stato psicofisico. Tale senso di tristezza seguente l’orgasmo può essere comunque spiegato in base a tre fattori interagenti fra essi. a) L’orgasmo rappresenta una sollecitazione psicofisica di tale intensità che modifica il normale stato di coscienza, al punto che nel momento di massimo piacere è impossibile fissare un preciso pensiero o concetto; questo scollamento dal Sé, simile alla morte (piccola morte), porterebbe successivamente ad uno stato di tristezza e di smarrimento emotivo. b) Il compimento dell’atto sessuale rappresenta l’esaurimento della tensione generata dal desiderio; in seguito all’avvenuto orgasmo e alla gratificazione si verrebbe a creare un breve stato di vuoto pulsionale e di energia psichica tale da determinare apatia e un umore simil-depresso. c) Il rilascio di prolattina e di ossitocina successivo all’orgasmo genera un senso di rilassamento psicofisico che, soprattutto se paragonato all’energia impiegata per il coito, risulterebbe paragonabile ad una forma di apatia.


TROIA. Volgarmente detto di una donna che si concede sessualmente con molta facilità e spregiudicatezza; sin. di puttana, zoccola, baldracca, mignotta. Spesso anche al dim. troietta ed accr. troiona. Dal termine, il verbo gerg. troieggiare, comportarsi come una troia, e il sostantivo troiame, ad indicare un’insieme di donne di facili costumi o, in senso scherzoso ma denigratorio, un assembramento di belle donne. ¶ Fig. da troia, scrofa destinata alla riproduzione, a propria volta da porcus troianus, maiale ripieno della tradizione culinaria dell’antica Roma, col senso di scrofa gravida.


TROILISMO. Eccitazione e gratificazione sessuale, in qualche modo opposta al triolismo, derivata dall’osservare la propria partner mentre ha un rapporto sessuale con un altro uomo. Si tratta di una variazione sessuale tipicamente maschile e diversa dal triangolo sessuale, in cui tre persone agiscono attivamente nel rapporto. Variazioni del troilismo comprendono il troilismo psichico, nel quale viene consentito alla propria compagna di avere rapporti con altri uomini senza la necessità di esserne spettatori, e il troilismo telefonico, nel quale si sollecita la partner a telefonare a uno spasimante noto. Il troilismo è caratteristico della cultura dello scambismo. ¶ Dalla tragedia shakespeariana “Troilus e Cressida”, nella quale si narra di come Troilus, da cui il nome della parafilia, fosse stato forzato ad osservare Cressida fra le braccia di un altro uomo.


Mi ecciterebbe vedere mia moglie scopare con un altro. Allora, fino a 5/6 anni fa mi sarebbe crollato il mondo addosso, ora la voglia è titanica ma non so come convincerla. Sia sabato che ieri, mentre lo facevamo, le facevo domande sibilline fino a chiederle, quando vedevo che era veramente su di giri, se le piaceva un uccello da 20 cm. Per un paio di volte mi sembra abbia detto di sì, ma non sono sicuro che si riferisse alla domanda. Ragazzi è veramente un’impresa titanica. Se riuscissi a farle venire questa voglia, partirebbe la caccia al pezzo da 20! Problemi non credo ne avrei anche perché è una bella 40 enne! Si girano spesso a guardarla. Spesso me la immagino a pecorina mentre si fa sbattere da uno di colore. Non riesco a farle dire sì con un bianco figuriamoci con un nero!” (Link)


TROLLING. 1) In ambito omosessuale maschile, gay che va in cerca di un partner adottando un atteggiamento effeminato, grossolano e facendosi percepire come scostumato. Il termine deriva da troll, con cui si indica il gay o il bisessuale di una certa età e di aspetto non attraente che desidera e cerca giovani partner sessuali. ¶ Da ‘troll’, mitica creatura sgraziata e spaventosa.


TROMBARE. Possedere sessualmente, avere un rapporto sessuale. Sin. di scopare. In genere detto dall’uomo nei confronti di una donna, raro il contrario. Anche derivati: trombatore, chi fa sesso e trombata (e dim. trombatina), sin. di scopata (scopare). ¶ Etimo incerto. 1) Da tromba, pompa per estrarre liquido da qualche recipiente quindi fig. l’atto che genera l’emissione di sperma. 2) Dal lat triumphare, poi triumpare, ottenere successo.


TRUMPTING. Bod-Mod genitale estremo realizzato tramite parziale amputazione della parte superiore del glande e dilatazione del meato urinario, in modo che il pene, come una tromba, abbia un’estremità più larga. ¶ Dall’ing. trumpet, tromba.

 

TTH. Acr. ing. di Tight, Tucked e Hairless, ovvero Stretta, Nascosta e Glabra (senza peli). La sigla fa riferimento ad uno specifico ideale estetico dei genitali esterni femminili, indirettamente pubblicizzato dai media pornografici e quindi diffusosi tra le nuove generazione che quindi chiedono con maggior frequenza correzioni di chirurgia estetica per aderire al modello TTH. Esso vuole che il monte di venere sia abbastanza pronunciato e soprattutto che legrandi labbra contengano le piccole labbra, queste ultime infatti non devono essere prominenti o tali da assumere un aspetto ritenuto fortemente antiestetico.


TUBA DI FALLOPPIO. Anche tuba uterina, ovidotto o isterosalpinge. Coppia di sottili canali muscolari che originano dagli angoli del fondo uterino. La funzione della tuba uterina è di trasportare l’ovulo dall’ovaio alla cavità uterina. La fecondazione dell’ovulo da parte dello spermatozoo avviene di norma nell’ovidotto, con successiva migrazione dell’ovulo fecondato nell’utero. Se per qualche ragione la migrazione dell’ovulo fecondato non si compie, l’annidamento di quest’ultimo si verifica nel lume tubarico, dando vita ad una gravidanza extrauterina tubarica, una condizione rara (0,7%) ma potenzialmente grave per la salute della donna e che porta invariabilmente ad un’interruzione di gravidanza. ¶ Dal nome dell’anatomista italiano Gabriele Falloppio (1523-1562).


TUBO DI CASTITÀ. Dispositivo cilindrico vuoto, prodotto in plastica rigida o metallo, nel quale viene inserito il pene (in alcuni casi anche lo scroto) al fine di impedire l’erezione e/o la stimolazione genitale; generalmente il tubo di castità viene fissato tramite lucchetto o altro dispositivo. Un tubo di castità troppo stretto può creare seri danni ai genitali esterni.


TURISMO SESSUALE. Viaggio organizzato finalizzato allo sfogo sessuale, il più delle volte compiuto in paesi in cui la prostituzione è consentita, facilitata o nel quale è più semplice avere accesso a forme di prostituzione illegali nel paese d’origine, come nel caso della prostituzione minorile. I più comuni stati meta di turismo sessuale maschile sono: Brasile, Filippine, Costa Rica, Cuba, Repubblica Domenicana, Kenia, Olanda, Repubblica Ceca e Thailandia. Il turismo sessuale praticato da donne, le maggior parte delle quali sono statunitensi ed europee, si concentra in Giamaica, Cuba, Tunisia, Kenya, Thailandia (Bali o Phuket), Marocco, Italia, Santo Domingo, Capo Verde, Slovenia, Spagna. In Italia l’organizzazione e la pubblicizzazione di viaggi finalizzati alla fruizione di attività di prostituzione a danno di minori sono punite dalla legge, così come è punibile l’individuo che usufruisce di tali viaggi. Gli stati maggiormente visitati da coloro che cercano sesso con minorenni sono: Thailandia, Cambogia, India, Brasile e Messico.


K. Kempadoo (1999) presenta la ricerca sociologica delle britanniche S. Taylor e J. O’Connell Davidson, le quali hanno intervistando 240 donne in vacanza in Giamaica. Il 30% ha ammesso di aver avuto una relazione con ragazzi locali durante la vacanza, il 60% ha ammesso di aver offerto qualcosa ai ragazzi con i quali hanno fatto sesso (regali, cene, etc.) ma senza che ciò fosse percepito come un pagamento; tutte hanno negato di aver pagato il ragazzo in modo diretto, benché un pagamento in contati, sempre per le donne intervistate, potrebbe essere visto come un aiuto economico personale o un incentivo all'economia locale.


TURKEY SLAP. Colpo sul viso del partner dato con il pene, come scherzoso gioco sessuale o con intento d’umiliazione. ¶ Dall’ing. turkey, tacchino + slap, schiaffo.


TWINK. Categoria del porno gay che vede come protagonisti dei giovani uomini efebici sui venti anni, di bell’aspetto, fisicamente snelli e senza peli corporei. ¶ Da Twinkie®, nome di una nota marca di merendine vendute in USA.


TYSON, ghiandole di. O ghiandole prepuziali. Piccole papille disposte linearmente sulla corona del glande. Diversi autori ritengono che siano ghiandole sebacee la cui secrezione, accumulandosi, va a costituire lo smegma. Altri autori contraddicono questa tesi ritenendo che le ghiandole di Tyson altro non siano che semplici papille senza una funzione specifica; questa tesi è avvalorata dal fatto che lo smegma è in effetti composto per la quasi totalità dall’accumulo di cellule epiteliali morte che per macerazione emettono il loro tipico sgradevole odore. In effetti solo alcuni animali (es. il cervo) hanno delle ghiandole prepuziali secernenti feromoni mentre nell’uomo non vi è un equivalente. → papule perlacee del glande. ¶ Dall’anatomista inglese Edward Tyson (1649-1708) che per primo le descrisse.

 

 

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