XXI SEX

Nuova enciclopedia sessuale

 

 

 

 

VACCA. Donna di facili costumi, d’aspetto trasandato e trascurato, grossolana come un grosso bovino. Spesso anche all’accr. vaccona.


VACUUM BED. Prodotto dell’oggettistica sessuale BDSM simile ad un materassino gonfiabile nel quale la persona può entrare all’interno; il vacuum bed viene chiuso ermeticamente ed una pompa ne aspira l’aria interna mettendo la persona all’interno sotto vuoto, quest’ultima respirerà grazie ad un tubo. Tale oggetto è tipicamente usato nei giochi d’inclusione. ¶ Ing.: letto sotto vuoto.


VAGINA. Organo interno dell’apparato genitale femminile deputato a tre funzioni: consentire la ricezione del pene durante il coito e una via di passaggio per gli spermatozoi verso l’utero, permettere la fuoriuscita dal corpo del flusso mestruale, consentire una via di passaggio verso il mondo esterno al feto espulso dall’utero durante il parto. La vagina siestende dalla cervice uterina alla vulva, organo esterno con il quale la vagina viene spesso erroneamente confusa. Posizionata anatomicamente fra la vescica ed il retto, la vagina è un canale tubulare muscolomembranoso che nella donna adulta ha una lunghezza media di 8 cm sulla fascia anteriore e di 11 cm su quella posteriore; nelle donne giovani ed inquelle che hanno partorito può presentare una notevole distensibilità tale da raggiungere un diametrotrasversale di 5-6 cm. Lo stato d’eccitazione sessuale provoca un’espansione del canale sia in lunghezza sia in larghezza, la stessa cosa avviene in misura maggiore durante il parto. La parte superiore della vagina s’inserisce obliquamente sul collo dell’utero costituendo i fornici, mentre il canale vaginale forma un angolo di 90-100° con l’asse del collo uterino. La vagina si definisce canale virtuale in quanto la sua tubolarità è tale solo se al suo interno soggiorna o transita un corpo estraneo, in assenza di esso la vagina, osservata in sezione frontale, ha un tipico aspetto ad H dovuto al collasso della fascia anteriore su quella posteriore. Le pareti della vagina sono costituite da tre strati: uno estero o fibroso, uno medio o muscolare e quello interno o mucoso che non contiene ghiandole, è molto sottile e forma diverse pieghe longitudinali e circolari. Lo strato muscolare è composto di fibre longitudinali che formano un continuum con i muscoli dell’utero e da uno strato interno di fibre circolari; questi muscoli, nella fase di eccitazione sessuale, vengono abbondantemente irrorati di sangue causando vasocongestione della parte vaginale e generando lubrificazione vaginale: il liquido lubrificante che si forma nella vagina è prodotto dalla trasudazione dei vasi (trasudato modificato del plasma) o deriva dalle secrezioni della mucosa cervicale. Lo strato mucoso ha la tendenza a desquamarsi e il tessuto che lo compone risponde ai cambiamenti ormonali relativi soprattutto ai livelli di estrogeni. Il glicogeno, per azione degli estrogeni, sintetizza, si accumula e viene metabolizzato dai batteri presenti nel canale formando acido lattico. La soppressione della flora batterica vaginale generata dall’uso di antibiotici, squilibra l’ambiente acido della vagina (pH 4-5) permettendo lo sviluppo di funghi e batteri patogeni. Nelle femmine prepuberi, a motivo del differente assetto ormonale, le pareti della vagina sono più sottili, il glicogeno è a livelli inferiori ed il pH più basico (7), quindi le bambine sono più suscettibili alle infezioni batteriche. Nelle donne in menopausa, a causa dei bassi livelli di estrogeni, le cellule della mucosa sono carenti in glicogeno e l’ambiente vaginale è meno acido (pH 6-7), il tessuto delle pareti della vagina è più sottile e fragile e suscettibile a traumi ed infezioni. ¶ Fu l’anatomista Gabriele Falloppio che per primo utilizzò il termine “vagina” per indicare il rispettivo organo. Dal lat. vagina, guaina, fodero.


Una donna, partecipando ad una festa nella quale finì per ubriacarsi, inserì una pallina di gomma nella sua vagina forse durante un gioco sessuale con un partner o per divertire gli astanti. Evidentemente la donna, ebbra, si scordò l’atto che aveva compiuto, in quanto la pallina di gomma fu estratta in un ambulatorio medico 20 anni dopo. (Benjamin Piura, 1986)


VAGINA ARTIFICIALE. Dispositivo nella categoria dell’oggettistica sessuale finalizzato alla masturbazione maschile, riproducente le fattezze anatomiche della vulva e del canale vaginale. Costruita in materiale sintetico morbido ed elastico (lattice, gomma, silicone) la vagina artificiale è progettata per simulare nel modo più verosimile possibile la sensazione fisica della penetrazione. I modelli più semplici e quindi meno costosi sono composti da una piccola manica di gomma (di 10-20 cm) che simula il canale vaginale mentre all’esterno, dal lato in cui si inserisce il pene, sono corredati dalla riproduzione delle labbra vulvari. Alcuni modelli moderni di vagina artificiale non replicano l’aspetto esterno della vagina (masturbatore). I modelli più complessi e realistici sono compresi in un calco di materiale morbido che riproduce il basso ventre e tutta la regione genitale oltre a parte delle natiche; possono essere corredati anche di un ano artificiale anch’esso penetrabile. Alla vagina artificiale possono essere aggiunti peli pubici sintetici, un sistema lubrificante, un meccanismo di riscaldamento per simulare la temperatura del corpo umano ed un oscillatore per trasmettere vibrazioni al pene inserito (vagina vibrante). Il canale artificiale può essere realizzato con nervature ed irregolarità che riproducono la superficie della mucosa vaginale. Come accade per alcuni falli artificiali commercializzati e prodotti da calchi di noti attori pornografici, esistono vagine artificiali prodotte sul modello dei genitali esterni di famose pornostar.


VAGINA DENTATA. Archetipo mitologico ricorrente in diverse culture, così come nell’arte figurativa ed in alcuni sogni o fantasie. Con vagina dentata s’intende un canale vaginale che possiede una serie di denti particolarmente acuminati con i quali la donna può recidere di netto il pene di un uomo. Il mito affonda le sue radici nel timore inconscio del maschio relativo al coito, nel quale si assiste all’inserimento del pene turgido (simbolo di potenza), alla sparizione visiva del proprio pene (simbolo di castrazione) e, dopo l’eiaculazione, la retrazione del pene flaccido (simbolo di impotenza). In genere nei miti relativi alla vagina dentata compare sempre un eroe che tenta la rimozione dei denti con strumenti lunghi e rigidi (simbolo fallico) in modo da dare vita ad una donna accessibile priva di simbolismi che rappresentino gli aspetti aggressivi della sessualità femminile. Nonostante il mito si rifaccia ad un’angoscia di castrazione, l’attribuzione di esso a Freud è errato, in quanto questi non ha mai menzionato nei propri scritti la vagina dentata, inoltre il complesso di castrazione freudiano si rifà alle fantasie infantili secondo le quali la vagina è il risultato di una castrazione e non la causa di essa. Non si può escludere che il mito della vagina dentata possa essere nato per l’osservazione, da parte di culture primitive e dunque prive di nozioni mediche, di casi di cisti dermoidi nella zona vulvare o nel canale vaginale, cisti che possono contenere anche denti. Alla creazione del mito potrebbe aver concorso anche il neppur troppo vago richiamo morfologico della vulva rispetto alla bocca (cheilocunnidipia); non a caso l’utilizzo del termine labbra valeper entrambe.


Gli autoctoni delle isole Marchesi, fino a pochi decenni fa, presentavano diverse peculiarità rispetto alle abitudine sessuali: essi organizzavano festival erotici in cui si praticavano rapporti sessuali in pubblico, era comune fra loro l’usanza dell’ospitalità sessuale, vi era un’alta frequenza di rapporti (fino a cinque a notte), molto praticato era il sesso orale e il coito in posizione seduta. Il travestitismo era socialmente accettato, così come l’usanza di parlare dei genitali del capo, dandogli nomi speciali. Fra i Marchesani era inoltre diffuso il mito della vagina dentata.


VAGINA, invidia della. Concetto psicanalitico che teorizza come l’uomo possa invidiare alle donne la vagina; tale invidia giustificherebbe il desiderio che alcuni uomini proverebbero di sperimentare il periodo di gravidanza e di urinare in posizione seduta. Per alcuni nevrotici l’invidia della vagina esiterebbe in misoginia. → invidia dell’utero. ¶ Loc. coniata dallo psicanalista Hendrik M. Ruitenbeek.


VAGINA LOQUENS. In storie di carattere folkloristico soprattutto di tradizione francese, vagina che, per mezzo della magia o altro motivo, si mette a parlare confessando le avventure sessuali della donna alla quale appartiene. L’origine di tali racconti va rintracciata sia nella popolare similitudine morfologica fra la vulva e la bocca (cheilocunnidipia), sia nel fenomeno della flatulenza vaginale conseguente al tenting effect, tipico dello stato d’eccitazione sessuale: da ciò la relazione fra il coito e la rivelazione, per “voce” della vagina, di un avvenuto rapporto sessuale. ¶ Lat.: vagina parlante.


Uno dei più famosi racconti relativi alla vagina loquens è “Les Bijoux Indiscrets“ (1748) scritto da Denis Diderot, in cui la vagina che confessa è quella dell’amante del sultano; questo racconto fu ispirato da una favola licenziosa del XIII secolo di Garin “Le Chevalier qui faisoit parler le cons e les culs” (ristampata in “Nocrion, conte Allobroge”, 1881) in cui anche l’ano aveva il dono della parola. Il racconto di Diderot ispirò a propria volta il primo film hard francese che ottenne successo internazionale: “Le sexe qui parle” (1975) di Claude Mulot.


VAGINISMO. Anche colpismo o colpospasmo. Spasmo involontario dei muscoli pelvici che circondano il terzo inferiore della vagina tale da rende impossibile la penetrazione, in alcuni casi anche l’inserimento di assorbenti interni o l’esame ginecologico. È un disturbo probabilmente più diffuso di quanto possa arrivare alla diretta attenzione dei medici e degli psicologi, inoltre non sempre è possibile porre una netta differenza diagnostica fra vaginismo e dispareunia. Si parla di vaginismo superficiale (perineale o vulvare) se i muscoli interessati nello spasmo sono quelli perineali (constrictor cunni o bulbo-cavernoso), di vaginismo posteriore se il muscolo interessato è l’elevatore dell’ano. Il vaginismo può differenziarsi in: a) permanente, o primario, se si manifesta dal primo rapporto; b) acquisito, o secondario, se insorge dopo un periodo di rapporti normali; c) situazionale, se si presenta solo in alcune situazioni o con partner specifici, completo, se si manifesta a ogni rapporto. L’origine del vaginismo è, nella maggioranza dei casi, di natura psicogena ed è dovuta a paura e angoscia della penetrazione, così come a fobia del rapporto legata da una visione negativa del sesso o per cause traumatiche non necessariamente di ordine sessuale. Alcune cause organiche possono generare vaginismo anche in assenza di disagio psicologico, fra queste: infezione urinaria e vaginite, dolore post-partum, malformazioni vaginali, ipertono muscolare dell’elevator ani, menopausa, vescica iperattiva, vestibolite vulvare. Molto spesso, tuttavia, stati infiammatori ed infezioni sono conseguenti al vaginismo in quanto i reiterati ed infruttuosi tentativi di penetrazione causano microabrasioni che in seguito s’infettano. Tre fattori concorrono alla gravità del disturbo: la forza dello spasmo, la gravità della fobia sessuale, la presenza di coesistenti fattori psicologici, sociali e di coppia che possano aggravare e/o mantenere il sintomo. Di fatto anche l’ignoranza relativa alla sessualità, all’anatomia umana e al suo funzionamento agiscono come fattori intervenienti. In genere la gravità dello stato ansioso e/o fobico è direttamente proporzionale alla tensione dello spasmo e la previsione di uno stato doloroso non farà che rendere più probabile la percezione del dolore, creando un circolo vizioso. Il vaginismo impedisce sia il coito sia la possibilità di ottenere una gravidanza; alcune coppie che denunciano sterilità non riescono invece ad avere rapporti completi; è altresì vero che il vaginismo può svilupparsi per il timore inconscio di andare incontro ad una gravidanza. Poiché tale disturbo ha sovente dei presupposti psicologici e solo conseguentemente fisici, la terapia mira a rassicurare la donna riguardo l’assenza di cause organiche e a mettere in chiaro che il vaginismo rappresenta una risposta condizionata alla paura del dolore durante la penetrazione. La capacità di gestire la tensione muscolare tramite esercizi di rilassamento e l’introduzione in vagina di dilatatori di dimensione progressiva, in associazione ad una psicoterapia, permetteranno alla donna di riportare la risposta muscolare sotto il proprio controllo così da sperimentare il coito senza provare dolore. ¶ Il termine fu coniato da J. M. Sims nel 1861 ma descritto la prima volta da D. K. Huguier nel 1834.


Quando mi sono accorta di soffrire di vaginismo ho fatto delle ricerche su internet e, per fortuna, ho scoperto di non essere sola. [...] All'inizio continuavo a ‘rimandare’ la questione (l'ho fatto per mesi), e ho preso determinazione solo quando mi sono accorta che il mio ragazzo stava soffrendo troppo perché pensava di essere lui la causa. [...] Seguendo i consigli di altre utenti ho comprato online i dilatatori [...] al primo tentativo d’inserimento del dilatatore più piccolo ho creduto che non ce l'avrei mai fatta, invece dopo mezz’ora era già penetrato di un centimetro. [...] Dopo un percorso che nel mio caso è durato circa sette mesi (avevo delle incombenze lavorative e familiari che non mi hanno permesso di eseguire gli esercizi con la dovuta costanza che è invece necessaria) sono riuscita a far penetrare anche l'ultimo dilatatore.  La mia ginecologa mi aveva consigliato una pomatina anestetizzante da mettere sul dilatatore [...] Io ho usato quell'anestetico in piccole dosi all'inizio e mi ha molto aiutato [...] Il mio ragazzo mi ha molto sostenuto: all'inizio per loro è difficile, poiché pensano che la nostra chiusura sia relativa a una sorta di rifiuto inconscio della loro persona. [...] lui ha compreso che le cause del vaginismo possono essere molteplici (fisiche e psicologiche) e nella quasi totalità slegate dal rapporto con il partner. Mentre cercavo di guarirmi dal vaginismo non ho rinunciato ad avere orgasmi con il mio ragazzo: noi possiamo donargliene in altri modi, manualmente o oralmente, e, nel mio caso, lui me ne poteva donare di clitoridei [...] Non ho ancora avuto un orgasmo con il pene penetrato totalmente nella mia vagina, sono riuscita ad averne solo con il pene appoggiato sulla punta, ma ci stiamo esercitando. [...] Ora sono comunque molto più serena, anche lui lo è, e ne voglio parlare per rassicurare tutte quelle ragazze che vivono la stessa esperienza credendosi inadeguate. Il vaginismo è molto più diffuso di quel che si crede e molte donne lo nascondono a se stesse; se già a scuola si parlasse di queste cose (così come di disfunzioni erettili e d’impotenza) sarebbe tutto molto più semplice” (Link)


VAGINITE. O colpite. Infiammazione della vagina. Spesso indicata come vulvo-vaginite dal momento che raramente un’infiammazione della vagina non si propaga anche alla vulva (o all’uretra e alla cervice). La vaginite è primaria se l’esordio della flogosi ha origine nella vagina, secondaria se origina in zone attigue. I sintomi tipici sono: prurito e irritazione della zona intima, perdite vaginali sovente maleodoranti, dolore durante i rapporti sessuali (dispareunia) e nell’urinare. Vi sono diversi agenti infettivi che causano vaginite, i più comuni sono di origine micotica (candidosi), batterica (gonorrea, clamidiosi), virale (herpes genitale, HPV), protozoica (tricomoniasi) e parassitaria (scabbia). Altre cause possono essere legate alla menopausa: la vaginosi atrofica può presentarsi nel periodo menopausale a causa della minore produzione di estrogeni, questo comporta una riduzione dello spessore della mucosa vaginale ed una ridotta lubrificazione, ciò può facilitare l’insorgenza di stati infiammatori. Si parla di vaginite chimica quando l’infiammazione è conseguente a reazioni della mucosa verso determinati agenti esterni: gel contraccettivi, creme antimicotiche, lavande vaginali, detergenti intimi e, in alcuni casi, lo sperma stesso (ipersensibilità al seme umano). La vaginosi batterica, è causata dalla proliferazioni di batteri diversi dai lattobacilli che normalmente compongono la flora vaginale; l’uso del termine vaginosi al posto di vaginite sottolinea il fatto che spesso in queste infezioni mancano i sintomi dell’infiammazione (bruciore, prurito); di fatto molte donne con vaginosi sono asintomatiche mentre altre presentano perdite vaginali di odore sgradevole (pesce marcio) soprattutto dopo un rapporto sessuale.


VAGINODINIA. Anche colpodinia o colpalgia. Dolore alla vagina. → vulvodinia. ¶ Comp. dal lat. vagina, guaina, fodero + gr. odyne, dolore.


VAMP. Femme fatale di travolgente fascino e sensualità. Stereotipo della donna alla quale l’uomo non può resistere e il cui amore porta, quasi invariabilmente, a situazioni compromettenti e pericolose. La vamp, nella tradizione popolare diffusa dalla letteratura e dal cinema, ha un potere seduttivo quasi magico e la sua brama sessuale è di tipo vorace ed egoistico, tanto che la relazione con una vamp finisce per minare la virilità e l’indipendenza del maschio, come se la donna, senza offrire nulla in cambio, prosciugasse l’amore dal partner come un vampiro. ¶ Termine diffusosi negli anni ’20 del secolo XX in seguito alla diffusione del film “The Vampire” e al successo ottenuto dall’attrice Theda Bara.


VAMPIRISMO CLINICO. Vedi Renfield (sindrome).


VANA’SHE. In ambito goreano, Master o Padrone di una kajira (donna schiava). La Mistress o Padrona è definita Avan’shea.


VANILLA. Detto di attività sessuale ritenuta convenzionale (vanilla sex) o persona che pratica sesso in un modo ritenuto canonico e poco fantasioso. In base alla cultura sessuale dalla quale viene utilizzato il termine, vanilla può assumere diverse valenze: nella comunità eterosessuale con vanillasi indica la posizione del missionario o la persona che evita sperimentazioni sessuali. In ambiente omosessuale, indica attività non penetrativa o il non utilizzo di oggettistica sessuale. Il termine è anche utilizzato per descrivere una sessualità priva di variazioni BDSM o feticistiche. ¶ Dall’ing. vanilla, vaniglia, il cui estratto viene utilizzato spesso come ingrediente comune in diversi dolci.


VARICOCELE. Anche cirsocele o pampinocele. Dilatazione varicosa delle vene dello scroto, spesso accompagnata da dolore dovuto all’eccessiva pressione del sangue all’interno delle vene. Raro nella fanciullezza e nella vecchiaia, il varicocele insorge il più delle volte fra i 15 e i 25 anni e nella maggior parte dei casi è localizzato sul testicolo sinistro. Il principale problema legato al varicocele è l’oligospermia (ridotto numero di spermatozoi prodotti) e l’infertilità dovuta al prolungato innalzamento della temperatura testicolare conseguente alle varici. La terapia, non sempre necessaria se non vi è dolore o impedimento alla fertilità, ripristina la funzionalità testicolare con netto miglioramento della conta spermatica. ¶ Dal lat. varix, varice + gr. kele, ernia.


VASECTOMIA. Anche legatura del deferente o deferentectomia. Procedura chirurgica di legatura bilaterale dei vasi deferenti a fini di sterilizzazione e contraccezione. La vasectomia non interrompe la produzione ormonale nei testicoli né la produzione di sperma, il quale però, non potendo più risalire i dotti deferenti, finisce per essere riassorbito in buona parte nell’epididimo. La vasectomia causa una riduzione di circa il 5-10% del volume dell’eiaculato ma non modifica l’aspetto, l’odore né il sapore del liquido seminale. Non influisce sul desiderio o sulla potenza sessuale anche se una percentuale degli uomini vasectomizzati riferiscono un calo del desiderio; questo può essere dovuto al fatto che l’infertilità conseguente alla vasectomia può causare una forma di disforia o depressione in coloro che sentono definitivamente compromessa la propria virilità. Di fatto molti vasectomizzati tengono segreto il fatto di aver deciso di sottoporsi a tale operazione chirurgica e non raramente alcuni si pentono della decisione presa, ripristinando la giunzione dei dotti tramite vasovasostomia. La possibilità di reversibilità varia dal 40% al 90% ed è relativa al tempo trascorso dall’intervento e alla qualità degli spermatozoi al momento della vasectomia. Al fine di consentire un’inseminazione artificiale post vasectomia, alcuni pazienti scelgono di preservare in una banca del seme un campione del loro sperma prima dell’operazione di sterilizzazione; la scelta nasce dal fatto che tale operazione non è reversibile nel 100% dei casi. La vasectomia è una forma di contraccezione radicale e particolarmente sicura ma poiché alcuni spermatozoi sono immagazzinati a valle della legatura (ampolla del deferente) vanno utilizzati altri metodi di contraccezione per alcuni mesi successivi all’operazione, infatti la percentuale di fallimento è del 3,5% a distanza di 5 mesi; un esame dell’eiaculato potrà essere utile nei mesi successivi per accertare l’assenza assoluta di spermatozoi. La più comune complicazione a lungo termine conseguente alla vasectomia è la sindrome da dolore post-vasectomia (PVPS). Problematiche successive possono riguardare una reazione immunologica che produce anticorpi sperma-agglutinanti e/o sperma-immobilizzanti, che può condizionare negativamente il ripristino del potenziale di fertilità una volta si sia deciso di sottoporsi a un’operazione per ricanalizzare i dotti deferenti. ¶ Comp. vaso (deferente) + suff. –ectomia, dal gr. temno, tagliare.


Eugen Steinach (1861-1944) fu un fisiologo viennese che dedicò buona parte della propria vita alla ricerca endocrinologica. È da attribuire a Steinach l’idea che le gonadi fossero delle ghiandole secernenti sostanze che avrebbero influenzato la sessualità. In seguito a trapianti su cavie di sesso femminile di tessuti gonadici maschili (e viceversa) il fisiologo osservò cambiamenti comportamentali corrispondenti al sesso opposto rispetto a quello genetico; questo portò alla successiva idea che l’omosessualità potesse dipendere da disfunzioni ghiandolari. Un’altra teoria di Steinach era relativa al fatto che l’invecchiamento nell’uomo fosse principalmente dovuto ad un calo nella produzione ormonale da parte delle cellule di Leydig del testicolo; vasectomizzando dei ratti, il fisiologo notò l’atrofizzazione delle cellule seminali e la proliferazione delle cellule di Leydig. Ne derivò l’indicazione e la pratica della vasolegatura unilaterale (Operazione di Steinach) come mezzo per interrompere l’invecchiamento e acquistare un rinnovato vigore sessuale. Anche Sigmund Freud nel 1923 si sottopose all’operazione di Steinach nel tentativo di contrastare il cancro alla mandibola che lo affliggeva; l’operazione non salvò la vita al padre della psicanalisi così come in effetti non poteva contrastare gli effetti dell’invecchiamento. Con l’evoluzione delle conoscenze scientifiche le idee di Steinach furono screditate e la fama di quelle attribuita al clima culturale che le approvò e ne decretò il successo.


VEDOVO, sindrome del. Disturbo che rientra nelle disfunzioni da desiderio sessuale ipoattivo consistente nell’inibizione del desiderio che si declina in episodi di deficit erettivo. Il calo del desiderio e delle fantasie erotiche, successive alla morte della coniuge o alla perdita della compagna (anche per separazione), è conseguente a lunghi periodi d’astinenza sessuale e/o a una non avvenuta elaborazione del lutto o dell’abbandono, spesso legata a sensi di colpa.


VEE. Triade poliamorosa in cui due membri sono legati soprattutto per l’azione del terzo, detto pivot o hinge (perno), il quale ha una buona intesa affettivo-sessuale con i due, mentre questi, fra loro, non hanno un particolare feeling. Senza la presenza del pivot la triade si scioglierebbe molto velocemente.poliamore. ¶ Etimo incerto.


VELO VERGINALE. Velo indossato dalla sposa per coprire il capo, che l’usanza passata voleva coprisse il volto e che in seguito all’unione matrimoniale poteva essere sollevato dal marito. Il velo è metaforicamente simbolo della verginità della donna che si sarebbe presentata illibata all’altare; il gesto del marito indicherebbe, altrettanto metaforicamente, la deflorazione. Con il termine velo verginale, infatti, s’indicava anche l’imene.


VENERE. 1) Donna di notevole bellezza. 2) Anticamente, amore sessuale, coito. ¶ Dal nome della divinità della Roma classica corrispondente all’Afrodite della mitologia greca, dea della bellezza, dell’amore e della fecondità; dalla radice van- anche nel sscr. vanari, desiderare, amare.


VENEREO. Relativo al sesso e ai rapporti sessuali. ¶ Dal lat. venereus, amore sessuale.


VENEREOFOBIA. Timore irrazionale di contrarre malattie veneree. Per estensione del concetto, timore dei rapporti sessuali. Sovente correlata a rupofobia e comportamenti ossessivo-compulsivi mirati ad evitare le situazioni reputate potenzialmente contagiose. → venereo.


VENEREOLOGIA. Ramo della medicina che si occupa dello studio delle malattie trasmesse per via sessuale e del controllo epidemiologico di esse. → venereo.


VENERE PRAEPOSTERA. Loc. obsoleta indicante il coito anale. ¶ Dal lat. venere, amore sessuale (coito) + praeposterus, al rovescio, invertito.


VENERE SOLITARIA. Sesso solitario, masturbazione.


VENERE VAGANTE. Sin. di prostituta, passeggiatrice.


VENIRE. Nel linguaggio colloquiale, con il significato di raggiungere l’orgasmo. In tutte le lingue più diffuse, il verbo venire può assumere, in base al contesto, questo significato figurato: come o cum (ing.), kommen (ted.), venir (fr.), venir (spa.).


VERGA. Sin. pop. di pene. → simbolo fallico.


VERGINE CONSACRATA. In ambito religioso, donna che ha dedicato la propria vita a Dio, promettendo una castità perpetua e uno stato d’illibatezza.


Se volete determinare se una vergine è stata corrotta, macinate fiori di giglio e le particelle gialle che stanno nel fiore, e date alla donna questa sostanza da mangiare. Se è corrotta, andrà immediatamente ad urinare. (Alberto Magno, 1478 ca.)


VERGINE FISICA. Anche demivierge, o virgo intacta. Donna vergine che si permette tutti quei rapporti sessuali che non causano la deflorazione; in tal modo preserva una verginità genitale. Il comportamento della vergine fisica nasce nella maggior parte dei casi dalla necessità di conciliare il desiderio sessuale con i dettami di una cultura che vuole la verginità come valore e/o stato necessario per poter contrarre matrimonio. In pratica qualsiasi rapporto sessuale praticato da una ragazza vergine fa di essa una vergine fisica ma, nella fattispecie, la demivierge ovvia all’impossibilità della penetrazione vaginale concedendosi rapporti anali. Dal momento che nelle culture per le quali la verginità era un valore tanto importante, il sesso anale era generalmente giudicato ancor peggio dei rapporti prematrimoniali, la demivierge correva il rischio di esporsi ad una vergogna sociale ancora maggiore. D’altronde in molte società in cui divenne nota la figura della vergine fisica vi era una consapevolezza generale rispetto all’illibatezza di facciata ma tale comportamento subdolo veniva accettato, anche se non apertamente, purché venisse garantita una verginità fisica da poter portare come dote fondamentale il giorno delle nozze.


Benché gli atti sessuali non-coitali, come ad esempio il sesso orale e anale, siano comuni, poche ricerche hanno studiato sistematicamente questi comportamenti tra gli adolescenti. Un recente studio realizzato da Lindberg et al. (2008) ha cercato di indagare quali fattori siano associati al sesso orale ed anale, e se gli adolescenti effettivamente sostituiscano con essi il rapporto vaginale per preservare la verginità. Lo studio ha analizzato i dati offerti da 2271 ragazzi statunitensi dai 15 ai 19 anni, i quali hanno compilato dei questionari autosomministrati e anonimi. Il 50% del campione totale aveva avuto un’esperienza di rapporto completo vaginale, il 55% aveva fatto sesso orlale e l’11% aveva sperimentato il sesso anale. Lo studio ha messo in luce che i ragazzi provenienti dai nuclei famigliari più agiati avevano avuto maggiori esperienze di sesso orale e anale, mentre quelli di livello sociale meno abbiente avevano avuto più coiti vaginali. I soggetti con un atteggiamento più tradizionale in fatto di sesso erano meno inclini a sperimentare il sesso orale. Sia fra i maschi che fra le femmine, i soggetti erano più disposti ad ammettere di aver ricevuto il sesso orale piuttosto che averlo fatto a qualcuno. Per gli adolescenti che avevano già sperimentato un coito vaginale (non-vergini) era più probabile aver anche fatto sesso orale e anale: l’87% dei non-vergini aveva fatto sesso orale contro il 26% dei vergini, mentre il 21% dei non-vergini avevano fatto sesso anale contro l’1% dei vergini. Non vi sono prove che gli adolescenti vergini usino il sesso orale come sostituto del rapporto vaginale in modo seriale, cioè con più partner, infatti la maggior parte dei giovani (67%) che avevano fatto sesso orale ma non vaginale, avevano avuto nella loro vita solo un partner. Fra i giovani che avevano iniziato ad aver rapporti sessuali sei mesi prima della somministrazione del questionario, solo il 6% faceva anche sesso anale, mentre la stessa pratica sessuale era realizzata dal 27% dei soggetti che avevano iniziato ad avere esperienze di sesso vaginale almeno tre anni prima. I risultati mostrano che il sesso non-coitale è una normale componente del comportamento sessuale per molti adolescenti sessualmente attivi. Il sesso orale e quello vaginale tendono ad andare di pari passo, mentre il sesso anale è qualcosa che gli adolescenti sperimenterebbero dopo qualche tempo dall’inizio dell’attività sessuale.

 

 

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