acting out

Quando il corpo parla prima della mente

C'è un momento, sottile e fulmineo, in cui l'emozione bypassa ogni filtro della ragione e si traduce direttamente in gesto. È l'istante in cui la porta sbatte con violenza, le parole escono dalla bocca prima ancora che il pensiero le abbia formulate, il bicchiere vola contro il muro. In questi casi si parla di acting out — forse il più immediato tra i meccanismi di difesa che la psiche umana mette in campo, certamente il più viscerale.

Nel senso tecnico psicodinamico, l'acting out non è semplice maleducazione: richiede la presenza di contenuti inconsci o dissociati che trovano espressione nell'azione, bypassando la corteccia prefrontale — quella regione cerebrale che ci rende capaci di riflettere, ponderare, rimandare. È un fenomeno preverbale, che attinge a strati dell'esperienza su cui il linguaggio non ha ancora posato le sue radici. Le cinque slide qui sotto ne illustrano le dimensioni principali.

L'acting out seduce con la sua promessa di sollievo immediato. Ma come ogni scorciatoia, ha il suo prezzo — e la via d'uscita non sta nel controllo forzato, bensì nell'ampliamento di quello spazio tra il sentire e il fare in cui può nascere il pensiero.

Questo contenuto è tratto da «I Meccanismi di Difesa spiegati facile (o quasi)» di Alessandro Pedrazzi. Per l'approfondimento completo — incluse le relazioni con aggressione passiva, identificazione proiettiva e dinamiche borderline — si rimanda al capitolo dedicato nel volume.