BIMBI MANAGER

Il bambino SUPERIMPEGNATO SARA' UN ADULTO MIGLIORE?

 

Bambini con l'agenda piena d'impegni

 

bambini manager, bambini impegnati, psicologo, alessandro pedrazziIn alcune famiglie le si pianifica prima dell'estate, in altre all'inizio di settembre, per altri la pianificazione parte ancora prima che il figlio venga al mondo. Sto parlando delle future attività extrascolastici del bambino. Calcio, che piace tanto ai papà. Pianoforte, che è uno strumento completo. Nuoto, che forma il corpo, dà confidenza coll'acqua e mette appetito. Potrei elencare una marea di attività per i giovanissimi: la finalità è riempire gli spazi dei nostri figli in modo che crescano sani, intelligenti e, magari, siano occupati finché uno dei due coniugi non torni a casa dal lavoro. Tutto questo impegno (e soldi) per poi scoprire che alcuni esperti sostengono che una tale mole di attività può renderli incapaci di gestire autonomamente il loro tempo e la solitudine. Le attività vanno bene però non dovremmo scordare che non si dovrebbe organizzare ogni minuto della vita dei bambini, i quali hanno bisogno del loro tempo per essere semplicemente bambini. Questo assunto sembra entrare in conflitto con i reali impegni degli adulti, concordi nel ritenere che i bambini debbano essere tali, ma questo non può avvenire trascinandosi i pargoli al lavoro né lasciandoli da soli a casa ad incendiare i mobili, o peggio. L'attività extrascolastica cerca proprio di aiutare il bambino a crescere in forma, con sani principi e contemporaneamente tranquillizza il genitore che sa di aver lasciato il figlio in un ambiente sicuro.
Il problema, in verità, non è il numero di attività che dovrà svolgere il bambino, bensì il modo in cui le dovrà svolgere, ovvero la competizione e la spinta all'eccellenza che vi metterà in esse; due elementi difficilmente farina del suo sacco. I bambini che crescono in famiglie che spingono ad un'eccessiva competizione e/o all'eccellenza, tendono ad abbandonare tutte quelle attività in cui in effetti non riescono ad eccellere, tendono a paragonarsi di continuo agli altri e a spendere un'inusitata quantità di energia psicofisica. Non è improbabile che in queste famiglie i genitori stessi misurino il proprio status e la propria autostima in base ai successi dei figli. Fissandosi sulle potenziali vittorie, queste persone perdono il semplice piacere di stare in mezzo alla gente senza dover competere ed eccellere in qualcosa. Qualsiasi maestro di qualsiasi attività, sa bene che fra i propri allievi pochi (anzi una minima parte) raggiungeranno le vette dell'estrema eccellenza, e di ciò ne sono consapevoli pure i bambini che svolgono tale o tal'altra attività per il piacere di farla o per stare insieme agli amici; i bravi maestri e bambini sereni sanno che le cose si possono fare anche solo per il piacere di farle. Perché dunque molti genitori hanno difficoltà a capire quello che hanno invece compreso da tempo i loro bambini? Va da sé che se una persona, adulto o bambino, ha passione e piacere di fare una certa attività, tenderà a farla meglio e quindi ad eccellere. I bambini che si sentono competenti in qualche attività tenderanno a farla; d'altra parte voi preferireste fare qualcosa che vi diverte e sapete di far bene, oppure trovarvi incastrati in qualche attività per la quale riconoscete di aver meno capacità degli altri? Il problema a questo punto, per un genitore, è capire quale attività è più indicata per il figlio. Semplicemente chiedete loro in cosa sono bravi e che possibilità ci sono di fare quella tale attività, facendo anche presente i diversi problemi relativi (spostamenti, prezzi, ...). Magari siete appassionati di calcio e casualmente (ma non troppo) anche vostro figlio lo è, magari invece è più incuriosito dagli scacchi o dal balletto classico. Non fatene una tragedia. In tale frangente ciò che è tragico sarebbe vederlo in un campo da calcio a sbagliare tutte le palle e ad attirarsi le ire dei compagni di squadra. Lo stesso vale per le bambine, ovviamente.

Alcuni bambini potrebbero dirvi che preferiscono stare a casa da soli. Se questa, per la loro età od altro, non è un'opzione che si può prendere in considerazione, cercate di decidere con loro che cosa si può fare; i bambini che ritengono di dovere dire la propria su quello che devono fare nel pomeriggio saranno anche più cooperativi rispetto una decisione che li riguarda.
Con il passare del tempo un bambino può perdere interesse per una cosa che un tempo sembrava essere la più importante. Anche questa non è una tragedia, bensì una cosa molto naturale e comune: provare cose differenti è un fattore importante di crescita nell'infanzia. Pessimo invece sarebbe forzare il giovane a rimanere sull'attività perché "sennò l'impegno passato e i soldi versati sono stati sprecati"; una tale forzatura finirebbe per stressare voi e loro, oltre al fatto che porterebbe zero risultati. D'altro canto il bambino o la bambina devono capire che una volta che si è voluta ed ottenuta una cosa, questo comporta assumersi l'impegno di seguirla e dedicarci energie almeno per un tempo sufficientemente ragionevole, anche perché sul loro impegno molte persone ci contano (non tanto i genitori, ma la squadra in cui si gioca, ad esempio).
Insomma, non strutturate la vita dei vostri figli come fossero dei manager che devono correre da un'attività all'altra, ma contemporaneamente non sentitevi in colpa se vi siete impegnati per trovare per i vostri figli delle attività extrascolastiche grazie alle quali pensate che possano crescere come persone migliori. La verità, come al solito, sta nel giusto mezzo.

 

 

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