IL BUON ASCOLTATORE

Migliorare la comunicazione

 

Il buon ascoltatore

 

buon ascoltatore, comunicazione, psicologo, alessandro pedrazziSi sa, è facile trovare qualcuno che abbia voglia di raccontarci qualcosa, ma è molto difficile trovare qualcuno che abbia voglia di ascoltare e, cosa ancor più difficile, trovare qualcuno che non solo ascolti ma che capisca ciò che gli viene raccontato. Sarebbe davvero una buona cosa che ognuno di noi, oltre ad essere un avvincente narratore, fosse un attento ascoltatore. L'ascolto attivo implica delle notevoli capacità di relazione che di-mostrano a chi ci parla che siamo davvero sintonizzati sulle sue parole. Come per molte altre cose, la pratica rende perfetti e anche nel caso dell'ascolto ci sono dei piccoli esercizi o, meglio, delle accortezze, che potrebbero migliorare le nostre potenzialità di ascoltatore.
Sembra banale ma ciò che differenzia un ascoltatore da una persona che non ascolta è il semplice fatto di parlare. Quindi se volete essere dei buoni ascoltatori non parlate e ascoltate ciò che vi viene detto. Quando la persona che vi sta raccontando qualcosa s'interromperà non cedete subito alla tentazione di dire la vostra ma piuttosto fate una domanda per approfondire la comprensione di ciò che vi è stato raccontato, anche se in effetti avete capito benissimo ciò che vi è stato detto. Questo farà capire all'altro che siete davvero interessati, così tanto che volete indagare più a fondo ciò che vi ha appena raccontato. Questo vi farà entrare in maggior sintonia (diciamo anche simpatia) con l'altro che sarà più ben disposto ad aprirsi a voi.
Le parole sono importanti ma il non-verbale, i gesti, la postura, dicono molto sia di chi parla che di voi che state ascoltando. Mantenete un contatto visivo con l'interlocutore. Prestare piena attenzione vuol dire, ad esempio, sedersi vicino a chi parla ed evitare comportamenti distraenti (es, camminare, muovere oggetti, giochicchiare con il cellulare) che daranno subito l'idea di voi come di un ascoltatore assolutamente distratto.

 

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Se non capite ciò che vi viene detto, o non è chiara la dinamica degli eventi raccontati o il nome dei personaggi coinvolti nella storia, chiedete tranquillamente chiarimenti. Per gli stessi motivi riportati al punto uno, questo farà piacere a chi vi parla. Se però le vostre richieste di chiarificazione fossero eccessive significa che vi siete distratti troppo e questo non farà piacere a chi avete davanti.

Un ascolto attento di solito innesca dei processi di empatia, per cui siamo facilitati a provare le stesse sensazioni emotive che prova chi ci racconta qualcosa. La persona è furiosa? E' probabile che ci agiteremo. La persona è prostrata? Potrebbe capitare di commuoverci. Non bisogna però dare l'impressione di essere buoni ascoltatori recitando la parte degli afflitti o degli agitati per dimostrarsi in assonanza con chi ci parla, occorre semplicemente ascoltare davvero e quasi automaticamente si entrerà in contatto empatico con chi abbiamo davanti. Se sentiamo di non provare emotivamente gli stessi sentimenti di chi ci parla, non ci allarmiamo, la priorità è comunque ascoltare e dopotutto mantenere un certo distacco potrebbe comunque aiutarci a capire meglio le parole degli altri.
Possiamo ascoltare più velocemente di quanto parliamo. Quando si parla si possono pronunciare una media di 100-150 parole al minuto, quando ascoltiamo possiamo comprenderne 200-250 al minuto. Questo significa che l'ascoltatore ha del "tempo libero" che può utilizzare per rimanere focalizzato sull'argomento, sulla forma dell'interazione e sulla formulazione di un consiglio, da esprimere con accortezza e sempre che ci venga richiesto.

 

 

 

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