PAURA DI VOLARE?

PSICOLOGIA IN CABINA DI PILOTAGGIO

 

Guarda il video su YouTube! (eng sub)

 

 

Benvenuti. Come primo video del 2017 abbiamo il piacere di avere con noi il Comandante Daniele Jacchia, comandante di voli commerciali con più di 6000 ore di volo, al quale, come prima domanda, mi viene da chiedergli se è d’accordo con me rispetto a questa visione. Esistono tre tipi di passeggeri, un primo tipo non è di fatto un passeggero perché ha così tanta paura che l’aereo non lo prende mai, poi un secondo tipo che non ha assolutamente paura e vive con serenità il volo, e poi una terza categoria che forse è la più ampia: quella delle persone che prendono i voli e che però, ogni tanto, hanno paura magari in una fase specifica del volo. Di fatto quali sono le fasi del volo più critiche tecnicamente?

 

Allora, sicuramente le fasi del decollo e dell’atterraggio sono le più critiche. La fase di crociera è la più tranquilla, nel senso che il livello di automatismo permette una certa tranquillità anche per noi piloti. Mentre quella di decollo è quella in cui i motori vengono spinti al massimo, quindi quella in cui all’aereo viene richiesto più sforzo. La fase di atterraggio è critica nella misura in cui magari ci si deve confrontare con condizioni metereologiche non ottimali. Comunque la fase di crociera è senz’altro quella più tranquilla.

 

E’ sulla bocca di tutti la tragedia aerea che ha convolto la squadra di calcio brasiliana. Com’è possibile una cosa del genere? Cosa è successo?

 

D: Guardi, è sempre molto pericoloso, per non dire di peggio, azzardare delle ipotesi prima che le indagini ufficiali vengano completate e diano il loro responso. Tra l’altro, quando purtroppo capita una sciagura aerea come quella, c’è sempre un certo accanimento giornalistico che giunge a delle conclusioni spesso azzardate e ancor più spesso del tutto sbagliate. Sicuramente, in questo caso specifico, ci sono già degli elementi abbastanza certi che farebbero supporre che l’aereo avrebbe terminato il carburante pochi minuti prima di raggiungere l’aeroporto di destinazione. Perché questo sia successo è ancora da capire. Però mi rendo conto che è una tragedia, e per chi non affronta il viaggio in aereo con serenità la cosa non aiuta. L’aspetto positivo, se così si può dire, di una tragedia come questa, è che dalle indagini scaturiscono sempre delle raccomandazioni o, addirittura, delle disposizioni che vengono prontamente assimilate dalle compagnie aeree, dalle autorità aeronautiche, dai costruttori di aeromobili che lavorano sempre in sintonia totale per far sì che certi motivi scatenanti, certi problemi non abbiano più luogo. Da questo punto di vista, la storia dell’aviazione commerciale degli ultimi 30 o 40 anni ha fatto passi da gigante in questa direzione.

 

Lei mi diceva prima che è istruttore di fattore umano. Cosa significa?

 

Sì. Il fattore umano studia, in estrema sintesi, la relazione tra l’uomo e la macchina e tra l’uomo e l’uomo, inteso come il collega con cui si lavora o anche il passeggero che noi trasportiamo ogni giorno. E’ una materia molto vasta e in continua evoluzione, che tra l’altro risente anche di influenze legate alle culture dei vari paesi. Per quanto riguarda l’Europa, c’è una grande intesa tra le autorità aeronautiche e tutto sommato non ci sono poi così grandi differenze tra il pilota e l’assistente di volo italiano e francese o tedesco. Perché si studia il fattore umano? Perché talvolta capita che l’errore venga commesso dall’essere umano ed è molto più complesso modificare un comportamento o un attitudine piuttosto che cambiare una vita o un ingranaggio che non funziona correttamente in un aereo.

 

Quale esempio pratico mi può fare del fattore umano?

 

Ma guardi, per esempio c’è un pilota che è diventato famoso anche sul grande schermo. E’ uscito recentemente al cinema il film Sully che racconta fedelmente quello che è successo qualche anno fa … non so se si ricorda … Un aereo decollato da New York City ha impattato con delle oche, ha perso entrambi i motori, entrambi i motori si sono spenti ad una quota piuttosto bassa, e il pilota Sully, non avendo altre possibilità, ha deciso di portare l’aereo ad un ammaraggio sul fiume Hudson …

 

Insomma, non tutto finisce male. Ma in questo caso cosa ha funzionato bene?

 

Esatto, non tutto finisce male, perché talvolta gli incidenti, se così si può dire, finiscono anche bene, o per lo meno non hanno il tragico epilogo che tutti tendiamo ad associarvi. Che cosa ha funzionato in questo incidente, quello che vede Mr. Sully protagonista? Ha funzionato la coordinazione con i vari membri dell’equipaggio. In così poco tempo, riuscire a portare un aereo a terra, tra virgolette, senza nessun morto, soltanto con qualche lieve contuso è un grande successo. L’altra cosa che ha funzionato è stata la capacità, in questo caso specifico dei piloti, di improvvisare o, per lo meno, di fronteggiare con successo una situazione, un’anomalia non codificata e, mi verrebbe anche da aggiungere, non codificabile …

 

Esatto, quindi pilota automatico, tecnologia, computer, però il fattore umano che può anche avere dei punti critici è di fatto il fattore che porta a terra l’aereo …

 

E’ il fattore che permette di fare quel passo in più che la macchina non è in grado di fare. Mi viene da dire: la macchina ragiona con un sistema binario, mentre l’essere umano è in grado di trovare una soluzione laddove non esiste in un semplice sistema binario.

 

Pensavo a questo. Io qualche giorno fa ho preso l’aereo, non è la prima volta, e mi sono reso conto di un mio comportamento che credo abbiano molti altri passeggeri. Non essendo la prima volta che prendevo l’aereo, nel momento in cui l’assistente di volo spiega le varie procedure di sicurezza mi sono distratto, non l’ho ascoltata, avevo altro da fare, e questa è stata sicuramente una mia grande superficialità e penso che questo comportamento lo possano avere tanti passeggeri i quali, dopo aver visto molte volte queste procedure, pensano “tanto le so, non ho bisogni di ascoltare” e invece mi sa che facciamo molto male …

 

Guardi, sicuramente è un errore quello di non ascoltare la dimostrazione delle procedure di sicurezza e di emergenza. E’ un’abitudine soprattutto diffusa fra coloro che viaggiano con una certa frequenza. Io le posso portare il mio esempio da addetto ai lavori e molto spesso anche da passeggero. Quando viaggio da passeggero e mi siedo al mio posto faccio sempre tre cose, e cioè: mi allaccio la cintura di sicurezza che non mi slaccio fino alla fine del volo, metto una mano sotto il sedile per controllare che ci sia il salvagente perché talvolta si stacca e conto le file di sedili che mi separano dall’uscita di sicurezza più vicina davanti e dietro di me, cosa che poi ricordo come un “davanti o dietro.” Queste cose mi danno una certa tranquillità, se così si può dire, ma soprattutto mi danno un vantaggio casomai dovesse capitare qualche cosa, cioè io so già che cosa devo fare, so già dove mi devo muovere. Questo sicuramente fa la differenza.

 

Certo. Io sono uno psicologo, ho i miei modi e ho le mie strategie. Lei è un comandante. Cosa si sentirebbe di dire alle persone terrorizzate dal volare in aereo?

 

Mi verrebbe da dire che, in giro per il mondo ci sono migliaia di piloti e assistenti di volo che viaggiano regolarmente, ogni giorno, magari facendo quattro o cinque voli al giorno e lo fanno con tranquillità, serenità e professionalità. Questo perché rispettano scrupolosamente un certo numero di regole che, di fatto, rendono il volo sicuro. Allora, o siamo tutti dei pazzi, oppure, anche statisticamente parlando, volare non è poi così pericoloso. Ci sono sicuramente mestieri più pericolosi che vengono affrontati e presi in considerazione leggerezza forse, rispetto al prendere o pilotare un aereo. Quindi, quello che mi sento di fare da pilota è cercare di trasmettere questa serenità, data anche dalla routine, dall’abitudine, che ormai non ci spaventa più.

 

E poi, in fondo, mi viene da dire, non sanno cosa si perdono perché il volo, come comandante in un certo modo, come passeggero in un altro, è molto affascinante. Io vi saluto, vi ringrazio di aver visto questo video e vi aspetto al prossimo video. Ciao!

 

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Welcome. As first video of 2017 we are pleased to have with us Captain Daniele Jacchia, Captain of commercial flights with more than 6,000 flying hours, to whom, as first question, I would like to ask whether he agrees with me about this vision:  there are three types of passengers. The first one is actually not really a passenger because the fear of flying is so critical that he never flies, then a second type which has absolutely no fear and lives the flight with serenity, and then a third category which is perhaps the most extensive:  those who are flying regularly but, sometimes, are afraid, maybe in a specific phase of the flight. In fact what are, technically speaking, the most critical phases of the flight?

 

Well, definitely the phases of takeoff and landing are the most critical. The cruise phase is the most peaceful meaning that the level of automation allows a certain peace of mind even for the pilots. Instead the take-off phase is the one in which the engines are pushed to the maximum, the one in which the aircraft is required the biggest effort. The landing phase is also critical especially whenever the weather conditions are not optimal. However the cruise phase is undoubtedly the most quiet.

 

Medias are commenting, in these weeks, the aircraft crash which involved a Brazilian football team in Colombia. How can such a thing be possible? What happened?

 

Look, it's always very dangerous, to say the least, to hazard hypotheses before official investigations are completed and their outcome is published. Furthermore, when a plane crashes, there is always a certain journalistic doggedness which aims to come to conclusions often ventured and more often completely wrong. Surely, in this specific case, there are already certain elements fairly reliable according which it seems  that the airplane involved run out of fuel few minutes before landing at the destination airport. Why this happened it is yet to be understood. But I agree it is a tragedy, and I understand it is not of help for those passengers who are already not travelling by air so serenely as they would. The positive thing, if I may say so, of such a tragedy, is that the outcome of the investigations is always made either of recommendations or even provisions which are promptly implemented by the airlines, the aviation authorities, by aircraft manufacturers which are always working in total harmony with the common goal to ensure that certain issues triggering those sad and terrible consequences will not happen anymore. To this end the commercial aviation history of the last 30 to 40 years made great and significant steps towards this direction.

 

You told me that you are a Human Factor Instructor. What does it mean?

 

Yes, I am. The human factor studies, in brief, the relationship between man and machine and between man and man, meant as the colleague with whom we work or even the passenger we take on board every day. It is a very wide subject, constantly evolving, which is also affected by cultural differences of various Countries. As for Europe, there is a great harmony between the aeronautical authorities and, overall, there are not significant cultural differences between, for example, the Italian, French or German pilot or Flight Attendant. Why are we studying the human factor? Because sometimes it happens that the error is made by a human being and it is much more difficult to change a behavior or an attitude rather than replace a screw or a gearing which doesn’t work properly in an airplane.

 

Can you make me an example of Human Factor?

 

D: Well, for example, there is a pilot who has been recently brought also on the big screen. The Movie “Sully”, which is in the cinemas since few weeks,  accurately describes what happened a few years ago ... I do not know if you remember ... An airplane airborne from New York City Airport impacted geese and lost both engines, both engines quit at a fairly low altitude, and the pilot (Sully), having no other option, decided to bring the plane to a ditching on the Hudson River...

 

Well, not everything ends badly then. But in this case what worked well?

 

That's right, not everything ends badly, because sometimes accidents, if I may say so, end well or, at least, without the tragic outcome that we all tend to associate with it. What worked in this accident, the one which sees Sully as starring? The coordination between crew members. Being able to bring an aircraft on the “ground” in such a short time without casualties and only with few light injuries is undoubtedly a great success. The other thing that worked well was the ability, in this specific case of the pilots, to improvise or, at least, to face successfully a situation, a serious technical malfunction, which was not codified and, I would also add, was impossible to codify...

 

Exactly, so autopilot, technology, computers, however, the human factor, though with some critical points, is actually the one which “lands” the plane ...

 

I’d rather say it’s the factor which makes that extra step that the machine is not able to do. I would say: the machine reasons with a binary system, while the human being is able to find a solution which a simple binary system could never find.

 

I thought about this. I few days ago I got on an airplane, that’s not my first time, and I became aware of a behavior that I have and which is common in many passengers. Not being the first time that I flew, when the flight attendants explained the various safety and emergency procedures I got distracted, I didn’t heard, as I had other things to do:  this was definitely a wrong and superficial behavior which, unfortunately, I think many passengers have as they have seen these safety and emergency briefings so many times that they just think “I know them, I don’t need to listen”. I guess we’re pretty much at fault isn’t it?

 

Look, surely it is a mistake to not listen to the safety and emergency procedures briefing. That’s a bad habit especially widespread among those who travel frequently. I can share my example as insider and, very often, also as a passenger. When traveling as a passenger and I take my place I always do three things, namely: I fasten my seatbelt which I do not unfasten until the end of the flight, I put my hand under the seat to check that there is a life vest because sometimes it detaches and then I count the rows of seats that separates me from the nearest emergency exit in front and behind me, which then remember it as a "ahead” or “behind”. These three simple things give me a certain peace of mind, if one may say so, but also provides me with a great advantage should things end up in an unexpected way: I’d already know what to and where to go. This surely makes a difference.

 

Sure. I am a psychologist, I have my methods and my own strategies. You are a Captain. What would you say to people terrified by flying on an airplane?

 

I would say that, across the World there are thousands of pilots and flight attendants who travel regularly, every day, maybe doing four or five flights a day, and they do it with tranquility, serenity and professionally. This is because we all scrupulously follow a number of rules that, in fact, make every flight safe. Therefore, either we are all fools, or even statistically speaking, flying is not so dangerous. There are certainly more dangerous jobs that are not considered so seriously as, instead, is flying on an airplane or even piloting it. So, what I feel I like to do as a pilot is trying to transmit and share such a serenity, also caused by the routine, which now does not frighten us anymore.

 

And then, overall, I would say, you do not know what they're missing because the flight, as a Captain in a certain way, as a passenger in another, is very charming. I salute you, I thank you for watching this video and see you on the next one. Ciao!

 

 

 

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