XXI SEX

Nuova enciclopedia sessuale

 

 

 

 

OBSOLAGNIA. Diminuzione del desiderio sessuale per l’avanzare dell’età. ¶ Dal lat. obsolescere, logorarsi + -lagnia.


OBTEROFILIA. Rarissima parafilia, popolarmente nota come crush fetish, nella quale l’eccitazione dipende dall’osservazione di altre persone che calpestano un oggetto o, più spesso, un piccolo animale o un insetto; la visione di questa scena è in generalmente seguita da masturbazione. Ciò che risulta eccitante per l’obterofilo è una sorta d’identificazione con l’animale schiacciato, l’aggressività con cui viene compiuto questo gesto, l’idea che le interiora dell’animale fuoriescano dal corpo e che rimangano incollate al piede. Il più delle volte queste fantasie rivelano una tendenza al masochismo, una connessione con la podofilia e con la macrofilia. Alcuni soggetti non s’identificano con la creatura schiacciata ma godono nel vedere una donna che diventa violenta con un piccolo animale, il che fa supporre che la fantasia sia una rielaborazione erotizzata di situazioni infantili traumatiche, o che gli obterofili innestino questa fantasia ad un feticismo per determinati oggetti (es. l’animale deve essere schiacciato con una particolare scarpa o altro feticcio). In ambito clinico è stata notata una certa relazione fra il crush fetish e stati di depersonalizzazione, angoscia di morte e debolezza dell’Io che tenderebbe alla frammentazione (psicosi): per il parafilico di questo tipo la frantumazione dell’animale causa piacere poiché la distruzione implica la presenza di una precedente forma con limiti ben precisi, figurativamente quei limiti che nel suo Io si stanno perdendo e frammentando. Dal momento che la persona avverte un senso di perdita d’identità e questo provoca angoscia e depressione, la distruzione ricorderebbe che c’è ancora qualcosa da rompere e che questa cosa ha dei limiti ben precisi: ciò sarebbe un segno di vitalità (contro l’angoscia di morte) e genererebbe piacere sessuale. L’obterofilia è una variazione sessuale per la quale si pongono problemi etici relativi al maltrattamento di animali, benché sovente gli animali usati nelle pratiche siano insetti o vermi; diversi governi hanno messo fuori legge la produzione di filmati in cui l’uccisione di qualsiasi animale sia realizzata a mero scopo d’intrattenimento sessuale, quindi la detenzione di crush film (anche noti come hard crush) così come la loro distribuzione è reato. In Italia non vi è mai stata produzione di filmati hard crush. ¶ Dal lat. obterere, spiaccicare comprimendo; coniato dall'autore (2010).


Un uomo usciva per andare in locali pubblici nei quali liberava a terra degli scarafaggi. Quindi faceva notare la presenza degli insetti alle inservienti. Portava con sé una videocamera per registrare, nel caso quelle avessero deciso di liberarsi delle creature schiacciandole. Lui però non si eccitava quando succedeva questo: si masturbava dopo, a casa, guardando la registrazione [...] Un altro si piazzava sotto i tavoli della biblioteca universitaria aspettando che una bella studentessa arrivasse. Se era fortunato, quella si sarebbe levata le scarpe e si sarebbe distratta leggendo. A quel punto lui apriva un contenitore che si portava dietro in cui vi erano dei vermi e ne spargeva alcuni sotto la sedia della ragazza, aspettando il momento elettrizzante in cui lei, accidentalmente, avrebbe appoggiato il piede e ne avrebbe schiacciato uno. Felici esiti come questo erano delle vere estasi per lui e poteva anche avere un orgasmo seduta stante. (Gates, 2000)


OCLOFILIA. Parafilia esibizionistica nella quale il piacere sessuale dipende o è accresciuto dal trovarsi in mezzo ad una moltitudine di persone. L’oclofilia è correlata alla grecomulcofilia. ¶ Dal gr. oklos, folla.


OCULOFILIA. Parzialismo sessuale relativo agli occhi. ¶ Dal lat. oculus, occhio.


Il mitakuku era una pratica sessuale particolare degli abitanti dell’isola Ponape e Trobriande. Si trattava di un piccolo morso dato alle ciglia dell’amato/a; la cosa veniva fatta sia durante i preliminari che nel momento dell’orgasmo.


OCULOLINGUO. Atto sessuale consistente in un leggero leccamento del bulbo oculare. ¶ Dal lat. oculum, occhio.


Si cita il caso di una donna che per raggiungere l’orgasmo chiedeva al proprio partner a farsi leccare il bulbo oculare. (Love, 1988)


ODAXEFILIA. Parafilia di coloro che provano un piacere sessuale particolare nel mordere cose, persone o ad essere morsicati durante il sesso. ¶ Dal gr. odaxao, mordere.


A parte il piacere di ascoltare i suoi lamenti e sentire che combatte (sono un sadista, noi amiamo questo genere di cose), si ha proprio una sensazione fisica veramente soddisfacente facendo quello. È come se si avesse solletico e prurito dentro i denti. Penso che sia simile a quando spuntano i denti, anche se ovviamente non ricordo cosa si provasse durante la dentizione. Però ricordo che quando da ragazzo avevo l’apparecchio, avevo questo istinto molto più spesso, specialmente dopo che l’apparecchio mi veniva stretto. [...] A quel tempo non avrei potuto osare chiedere ad una ragazza di farmi fare su di lei una cosa del genere, quindi spesso mordevo un nastro di plastica o il mio stesso dito”(Link)


ODINORGASMIA. Sin. di orgasmalgia. ¶ Dal gr. odyne, dolore + orgasmo.


ODONTOFILIA. Parzialismo relativo ai denti. La scelta del partner è determinata dall’aspetto e dalla cura che quello presta ai propri denti; un partner con denti guasti o storti viene scartato a priori. Rivela una forte tendenza all’erotismo orale ed è quindi assai probabile che sia associata a basofilia e preferenze per pratiche di sesso orale. → agomfatimia. ¶ Dal gr. odus -ontos, dente.


I denti. La prima cosa che guardo sono i denti. Poi gli occhi, il viso in generale e poi tutto il resto, il classico, tette, culo, etc. Ma i denti sono la prima cosa. Mi piacciono i denti grossi, bianchi, sani e dritti. La pubblicità dei dentifrici per me è una festa. Una donna con un bel sorriso è già a metà dell’opera, con me. Non sono una persona particolarmente fissata con l’igiene, ma una persona con i denti brutti mi fa pensare ad un infimo livello d’igiene. Se ci pensi, la cosa... diciamo, sessuale... che fai più spesso con la persona con cui stai insieme è baciarla sulla bocca. Quanti baci ci si danno in una vita insieme? Una cifra! Quindi a me non pare strano che si cerchi una persona con la bocca in ordine e che ti ecciti: è lì che devo passare la maggior parte del mio tempo... sessuale” (t.r.a.)


OFIDIOFILIA. Od ofidicismo. Sottotipo di zoofilia in cui gli animali oggetto di attenzioni sessuali sono i serpenti. L’aspide può essere fatto strisciare sul corpo nudo o introdotto in un orifizio. Il termine può essere esteso all’attrazione o le pratiche sessuali con qualsiasi rettile. ¶ Dal gr. ophis, serpente.


...lo so che è strano, ma i serpenti mi hanno sempre affascinata. La maggior parte delle ragazze sono spaventate da essi, ma io penso che siano creature incredibili. Ho anche due cuccioli di Pantherophis guttatus, chiamati Mamba e Viper. [...] [su un sito pornografico] avevano la categoria “eel” [anguilla], così ho cliccato. Oh mio Dio! Proprio lì sullo schermo del mio computer c’era una ragazza con le gambe spalancate e la coda di un’anguilla che usciva fuori dalla sua figa! Al che mi sono davvero eccitata. Non potevo crederci! Ho guardato immagine dopo immagine e mi sono bagnata!” (Link)


OGGETTO SESSUALE. 1) In psicologia, persona o cosa che è per il soggetto motivo di attrazione o rifiuto sessuale. 2) Persona la cui individualità viene ridotta a mero strumento di piacere da un altro individuo tramite un processo definito oggettificazione. → donna oggetto.


OGINO-KNAUS, metodo. Anche metodo della conta dei giorni o metodo ritmico. Strategia contraccettiva naturale che si basa sul computo statistico dei giorni fertili nei quali occorrerà astenersi da rapporti sessuali. Valutata la durata del ciclo mestruale più lungo e di quello più breve nei dodici mesi precedenti, tenuto conto che l'ovulo vive dalle 12 alle 24 ore mentre gli spermatozoi possono mantenere all'interno delle vie genitali femminili la loro capacità fecondante per 3-4 giorni, si giunge a calcolare che in un ciclo regolare di 28 giorni il periodo potenzialmente fertile va dal 7° al 18° giorno del ciclo, in senso stretto i tre giorni che precedono l’ovulazione e il giorno stesso dell’ovulazione. Data la puntualità con cui vanno calcolati i giorni e la relativa complessità del metodo, esso ha rivelato nel tempo una percentuale di fallimento pratico molto alta (indice di Pearl 20-35) dovuta anche al fatto che molte donne hanno un ciclo mestruale irregolare. In associazione con altri metodi naturali (metodo Billings e/o temperatura basale) la capacità contraccettiva del metodo di Ogino-Knaus aumenta sensibilmente. Una variazione del metodo ritmico è quella definita dei Giorni Standard, adatto solo a donne con un ciclo di 26-32 giorni, in cui è infertile il periodo che va dal 1° al 7° giorno, fertile il periodo dall’8° al 19° e il periodo d’infertilità riprenderebbe dal 20° giorno; questa variante garantirebbe un indice di Pearl teorico di 5. ¶ Il metodo Ogino-Knaus fu sviluppato nel 1924 dal medico giapponese Kyusaku Ogino e perfezionato nel 1928 dal medico austriaco Hermann Knaus.


Dato l’alto tasso di fallimento del metodo contraccettivo Ogino-Knaus, i bambini nati in seguito ad errori nella conta dei giorni vennero anche scherzosamente definiti “figli di Ogino”. Per l’apparente aleatorietà del sistema di calcolo e per il fatto che la Chiesa Cattolica approva solo i metodi contraccettivi naturali, la conta dei giorni fu anche definita scherzosamente “roulette vaticana”.


OLFATTOFILIA. Sin. di osfresiofilia.


L’attività sessuale manterrebbe attivo il senso dell’olfatto. Dopo un orgasmo, infatti, vi è un innalzamento dei livelli dell’ormone prolattina il quale stimola la generazione dei neuroni del bulbo olfattivo.


OLISBO. Sin. desueto di fallo artificiale. ¶ Dal gr. olisbo, fallo di cuoio.


Nei mimiambi licenziosi composti dal poeta greco Eroda nel III secolo a. C., due personaggi, Metro e Coritto, parlano chiaramente di un fallo di cuoio costruito dal calzolaio Cerdone, da usarsi per la masturbazione:  “Ma, ti garantisco, sembrano lavori di Minerva: ti par di vedere le mani di costei, non di Cerdone. Io (ché me ne portò già due) come li ebbi visti, o Metro, mi schizzarono fuori gli occhi stravolti... I loro negozi agli uomini... (guardandosi attorno) siam ben sole? non s'incordano cosi... E non solo questo: ma son mollicini, come il sonno; e i coreggioli lanosi, non di cuoio... Puoi cercarlo, ma un cuoiaio più compiacente per le donne non lo trovi...: non c'è eguale!


OMICIDOFILIA. Sin. di erotofonofilia.


OMILOFILIA. Tendenza a trarre piacere sessuale da eventi nei quali si fanno discorsi pubblici davanti a una folla o, fra la folla, si ascoltano concitati sermoni religiosi e/o comizi politici. → oclofilia. ¶ Dal gr. omilia, discorso pubblico.


È stato supposto che Adolf Hitler potesse eccitarsi sessualmente durante i suoi energici e ipnotici discorsi mentre è nota la reazione estatica ed eccitata di alcune persone che lo ascoltavano fra il pubblico, soprattutto donne isteriche, che arrivavano a godere per le parole e la presenza del Fürer al punto da non riuscire a trattenere l’urina.


OMING. Pratica che unisce la stimolazione sessuale alla meditazione. L’Oming si pratica in due, con la donna che trattiene fra le sue mani i genitali dell’uomo e quest’ultimo che stimola con precisione e lentezza il clitoride della donna; l’attenzione dei due si focalizza in maniera assoluta sulle sensazioni e le terminazioni nervose del dito e del clitoride, cioè il punto di contatto fra i partner; la finalità non è solo l’orgasmo ma una connessione spirituale e mentale fra i partecipanti. ¶ Dall’ing.: Orgasm MeditationING, meditazione orgasmica.


OMNISESSUALITÀ. Anche omnierotismo. Sin. di pansessualità. ¶ Dal lat. omnis, tutto.


OMOFILIA. Anche omoerotismo. Sin. di omosessualità.


OMOFLESSIBILITÀ. Condizione della persona omosessuale che avverte una certa curiosità nei confronti di relazioni o attività eterosessuali. → bicuriosità.


OMOFOBIA. Anche omoerotofobia. Paura e avversione basata sul pregiudizio nei confronti dell'omosessualità e degli orientamenti diversi da quello eterosessuale. Con omofobia interiorizzata si intende l’insieme di significati negativi relativi all’omosessualità interiorizzati dagli stessi omosessuali. ¶ Termine coniato nel 1971 dallo psicologo clinico George Weinberg.


All’uomo non è stata data l’autorità e il potere di definire la natura di un crimine. [...] Quindi è Dio che può meglio definire ciò che è male per l’uomo. È Dio onnipotente, l’Unico al quale tutta l’umanità deve rispondere (Romani 3:19), che ha definito l’omosessualità come un crimine (Levitico 18:22). Quindi Dio non ha prescritto che gli omosessuali debbano solo essere contestati, rifiutati, discriminati o banditi dalle nazioni, ma Lui richiede che essi vengano messi a morte da ogni governo sotto il quale essi risiedano (Levitico 20:13) e non debba esservi nessun dispiacere per loro. Perciò vediamo come Dio richieda la morte degli omosessuali proprio come richiede la morte per gli assassini [...] Benché l’omosessualità sia come minimo tanto odiosa quanto il crimine di omicidio, può essere e spesso è ancor più odiosa dell’omicidio. Quando una persona commette il crimine di omicidio, potrebbe non uccidere più di una persona e potrebbe non commettere quel crimine un’altra volta. Anche se uccide 10 o 100 persone, a un certo punto i suoi omicidi terminano. Ma gli omosessuali spesso rimangono tali per tutta la loro intera vita e potrebbero commettere l’atto centinaia di volte. [...] Molti di loro sono pedofili e vogliono reclutare o insegnare ai bambini ad accettare l’omosessualità. E dal momento che l’omosessualità è come minimo uguale all’omicidio, questo equivale ad insegnare ai bambini a diventare assassini. [...] Se provi repulsione o sei nauseato dai maschi e dalle femmine gay e dai loro atti sessuali innaturali e immorali, la tua repulsione è normale e giusta agli occhi di Dio l’Altissimo, Colui che ha creato l’umanità e che condanna l’omosessualità. Non permettere a nessuno, sia un gruppo con interessi speciali o una legge, di erodere la tua repulsione contro l’omosessualità. E non permettere a te stesso, se sei stato etichettato come “omofobo”, di essere ingannato nel pensare che i tuoi sentimenti siano anormali. La gente che non ha questo tipo di repulsione, chi tollera l’omosessualità e simpatizza con essa, quelle sono le persone moralmente e psicologicamente malate e pazze” (Link)


OMOGENITALISMO. Desueto sin. di omosessualità.


OMOISMO. Desueto sin. omosessualità, in uso nella prima metà del XX secolo.


OMORASHI. In Occidente indicato come desperation. Subcultura parafilica, soprattutto diffusa tramite materiale erotico giapponese, incentrata sulla ritenzione dell’urina, sulla descrizione di persone che hanno la vescica urinaria piena e sull’inevitabile e naturale conseguenza che segue se tali soggetti non hanno accesso al bagno. Benché l’omorashi rientri nell’ambito dell’urofilia, e così i prodotti pornografici legati alla pratica (anch’essi definiti omorashi) questo feticismo assume delle connotazioni del tutto particolari. L’omorashi infatti sovente si declina in vere e proprie competizioni in cui un gruppo di donne, dopo aver bevuto abbondantemente, vengono riprese mentre trattengono disperatamente l’urina; tali giochi comprendono anche scommesse su chi potrà essere la vincitrice, cioè su chi sarà l’ultima donna ad urinare. Una variazione dell’omorashi è definita omorashi yagai (bagnarsi pubblicamente) e s’incentra sull’atto di trattenere l’urina ed urinare all’aperto o in pubblico; una variazione di questa variazione è definita yagai honyo (urinazione pubblica) nella quale un soggetto rimuove i propri abiti in pubblico per poter urinare. → knicker wetting. ¶ Termine giapponese traducibile come ‘bagnarsi’, cioè ‘farsela addosso’.


Ho questo fidanzato che, potrei dire, è molto bello [...] Be’, in ogni modo lui è venuto a vivere da me, sicché tutto era nuovo per noi. [...] Quindi è rimasto lì sdraiato con me per alcuni minuti, poi è saltato fuori dal letto mettendosi le scarpe ed è schizzato fuori dalla camera da letto verso il bagno. Io ero sdraiata a letto, due secondi dopo è tornato in camera con un’espressione dolorante e ha detto che suo figlio era in bagno e a lui scappava di brutto la pipì. Mi spiaceva ma di colpo mi sono eccitata di nuovo. Lui si teneva il suo uccello che ballava da una gamba all’altra. Diceva ‘ti prego, fai in fretta, non posso tenerla a lungo’. Io ho iniziato a chiudere gli occhi e a fare come se dormissi, mentre giocavo con la mia figa sotto le lenzuola. [...] ero così eccitata  di vederlo piegato che piagnucolava, dicendo ‘tesoro, sta arrivando, non riesco più a tenerla, tesoro, sto per fare la pipì’... e quindi ha imprecato ad alta voce ed è comparsa una pozza sul pavimento; si era pisciato addosso in camera da letto. Ho amato quella cosa” (Link)


OMOROMANTICO. Nell’ambito dell’asessualità, chi prova sentimenti romantici non sessuali principalmente o solo verso persone del proprio sesso. ¶ Dal gr. homos, uguale.


OMOSESSUALITÀ. Attrazione di carattere principalmente sessuale per persone dello stesso sesso. Il termine si applica indifferentemente a maschi (uomo omosessuale) e femmine (donna omosessuale). Attualmente non vi è consenso fra i ricercatori scientifici riguardo l’eziologia di tale orientamento: le principali ipotesi contemplano l’influenza di fattori genetici, ormonali (durante la differenziazione sessuale in fase fetale), ambientali-psicologici od una combinazione dei tre. Una spiegazione relativa alla mediazione ambientale su fattori biologici è quella offerta dallo psicologo sociale Daryl j. Bem (1996), con la teoria EBE (Exotic Becomes Erotic, esotico diventa erotico). Secondo Bem l’influenza di fattori biologici sull’orientamento sessuale potrebbe essere mediata da esperienze in età infantile, tali che il temperamento del bambino lo predisporrebbe a preferire certe attività rispetto ad altre. Il ricercatore ha notato che, per temperamento (influenzato da variabili biologiche e fattori genetici) alcuni bambini tenderanno ad essere attratti da certe attività che in genere sono apprezzate da membri dello stesso sesso, mentre altri preferiranno attività tipiche del sesso opposto. Bem ritiene che ciò esiti, in un bambino che si conformi al proprio genere, in una sensazione di diversità rispetto ai soggetti del sesso opposto, mentre i bambini che compiono attività che non si conformano al proprio genere sentiranno di essere diversi dai membri del proprio sesso. Questa sensazione di diversità darebbe vita ad uno stato di eccitazione fisiologica nel momento in cui il bambino entrasse in contatto con membri del genere che lui considera diverso dal proprio. Questa eccitazione fisiologica successivamente assumerebbe i connotati di eccitazione sessuale, cioè, in età adulta, questi soggetti sentirebbero attrazione sessuale per persone che percepiscono come diverse, cioè “esotiche”. Una meta-analisi su 48 studi sull’omosessualità mostrò in effetti come, nell’infanzia, la non conformità al proprio genere sessuale fosse il più importante fattore di predizione d’orientamento sessuale in età adulta; a ciò si aggiunga il fatto che buona parte degli omosessuali riferirono in tali studi come già in età infantile tendessero a non conformarsi al proprio sesso genetico. Sul piano genetico ed evoluzionistico, l’omosessualità sembra essere un fenomeno irrazionale, poiché limiterebbe grandemente il successo riproduttivo; nonostante ciò il livello di soggetti omosessuali nella popolazione pare mantenersi costante. Zietsch (2008) ha ipotizzato che i geni che predispongono all’omosessualità possano conferire un vantaggio riproduttivo per gli eterosessuali e quindi, poiché l’omosessualità non sarebbe una minaccia per la continuità della razza umana, l’orientamento omosessuale continuerebbe tranquillamente a manifestarsi mantenendosi ad una percentuale inferiore rispetto a quello eterosessuale. Recenti studi (Iemmola e Camperio, 2009) hanno messo in luce un significativo aumento della fertilità in donne che hanno un legame famigliare con un soggetto omosessuale su linea materna. Il modello teorico della psicologa Vivienne Casse (1979) spiega lo sviluppo dell’identità omosessuale in sei stadi progressivi, cercando di concettualizzare l’omosessualità come normale in una società eterosessuale e omofoba. 1) Confusione: la persona omosessuale ha difficoltà a pensarsi come tale, arrivando a negare o a minimizzare i propri pensieri e le proprie esperienze omosessuali. 2) Paragone: il soggetto accetta la possibilità di essere omosessuale e ne esamina le implicazioni cercando informazioni sull’argomento. In tale fase l’omosessualità può essere relegata in determinati ambiti manifestando in altri l’identità eterosessuale. 3) Tolleranza: il soggetto capisce di non essere il solo nella condizione omosessuale, la finalità è diminuire il senso di alienazione sociale. Si osserva la ricerca di compagnia di altri omosessuali. Permane un senso di disagio interiore. 4) Accettazione: l’omosessuale accetta il proprio essere e investe positivamente l’omosessualità come idea, tentando di rendere congruente la visione che ha di sé con quella che la società ha di lui. Diminuiscono le connessioni con membri eterosessuali della società e aumentano i contatti con gli omosessuali. Possono permanere conflitti psicologici con modelli omofobi introiettati (omofobia interiorizzata). 5) Orgoglio: l’immersione nella dimensione omosessuale è totale e avviene in concomitanza alla volontà di far sapere a tutti il proprio orientamento sessuale (outing). Possono svilupparsi aggressività e pensieri negativi verso gli eterosessuali (eterofobia). 6) Sintesi: il soggetto omosessuale integra la propria identità con tutti gli altri aspetti di sé, l’orientamento sessuale diventa solo un aspetto dell’identità piuttosto che l’identità stessa. Può permanere una certa aggressività psicologica verso il mondo eterosessuale, proporzionale alle esperienze di vita in cui l’omosessuale ha subito discriminazione. Al di là delle spiegazioni innatiste (omosessuali si nasce), di quelle pisco-ambientali (si diventa) o volontaristiche (non ci sono cause, è solo un comportamento volontario), il problema principale pare essere quello della piena integrazione dell’individuo omosessuale in una società d’indirizzo per lo più eterosessuale e del riconoscimento per l’omosessuale di pari diritti in una cultura omofoba che riconosce la dignità di essere omosessuale solo ad un numero circoscritto di soggetti i quali, per meriti lavorativi, artistici o altro, si sono elevati socialmente ad un livello tale da risultare inattaccabili, se non altro per motivi squisitamente di etichetta. Il resto degli omosessuali permangono, con non poche difficoltà, in un limbo sociale in cui si mischiano, non sempre al meglio, comprensione, irridente accettazione, velato compatimento e aperta opposizione, quest’ultima mossa soprattutto da chi ritiene che vi sia “per natura” (contro natura) o mandato divino un ordine delle cose che governa il rapporto sessuale fra maschi e femmine, confondendo evidentemente il concetto di procreazione con quello di sessualità. È per lo più a causa dell’offensiva opposizione all’omosessualità che periodicamente gruppi omosessuali organizzano manifestazioni in cui vengono attaccati gli oppositori, i quali a loro volta si sentono offesi dai modi e dalle parole degli omosessuali accrescendo l’opposizione ad essi, in un circolo poco virtuoso. Pare ragionevole supporre che il soggetto omosessuale non chieda un trattamento sociale di riguardo ma solo una serena e pacifica accettazione del fenomeno, il che porterebbe all’inutilità di manifestare un orgoglio gay che non ha maggior senso di un orgoglio eterosessuale. Resta assodato che la società eterosessuale non può pretendere di appiattire il fenomeno omosessuale secondo propri parametri d’accettazione, cioè pretendendo che il soggetto omosessuale, pur mantenendo un orientamento verso i membri del proprio sesso, si comporti esattamente come un soggetto eterosessuale, ad esempio evitando o limitando leziosità o virilismi. È nella natura di alcuni omosessuali esprimere il proprio essere in maniera difforme dalla consuetudine eterosessuale e non si può definire tollerante chi chiede ad un altro essere umano di essere cosa diversa da ciò che è, se il suo essere tale rispetta le libertà fondamentali dei propri simili. È ormai evidente, e riconosciuto dalla scienza medica e psicologica, che l’omosessualità non è una malattia dalla quale si debba essere guariti (magari con un’insensata terapia riparativa) poiché un omosessuale egosintonico, cioè che vive il proprio orientamento sessuale in modo non problematico, risulta essere un membro della società produttivo ed equilibrato. Cosa diversa nel caso l’omosessualità risulti egodistonica, cioè quando la percezione della propria tendenza sessuale causi disagio psicologico poiché si va a scontrare con valori, modelli educativi e sociali omofobi condivisi dallo stesso soggetto: è questo il caso in cui è osservabile più frequentemente il fenomeno dell’omosessualità repressa o occulta, cioè la tendenza a mascherare l’omosessualità, più o meno coscientemente, con un comportamento eterosessuale. In tal caso un percorso psicoterapeutico aiuterà il soggetto a ritrovare la serenità psicologica indipendentemente che essa alloggi in ambito omo- od eterosessuale, poiché il problema non è, o non dovrebbe mai essere, l’orientamento sessuale ma la serenità dell’individuo che, per estensione del concetto, è serenità sociale. ¶ Dal gr. homos, uguale. Termine coniato da Karl-Maria Kertbeny (1824-1882), scrittore e traduttore ungherese, pioniere del movimento di liberazione sessuale; il termine compare in un suo scritto del 1869 contro l’introduzione, da parte del Ministero della Giustizia Prussiano, di una legge per la punizione di atti sessuali fra uomini.


Sono diverse le ipotesi relative all’eziologia dell’orientamento omosessuale. Sul piano fisiologico si è osservato che: ● Vi è una concordanza nell’orientamento omosessuale fra gemelli omozigoti (60% circa). ● Gli omosessuali potrebbero avere un effetto di feedback positivo all’estrogeno simile a quello delle donne, cioè in seguito alla somministrazione di estrogeni si registrerebbe una scarica di ormone luteinizzante (LH) da parte dell’ipofisi; ciò sarebbe dovuto a carenza od eccesso di androgeni durante la gravidanza, quando nel feto si sviluppano le strutture ipotalamiche che regoleranno la produzione di LH e ormone follicolo stimolante (FSH). ● Le donne con iperplasia surrenalica o sindrome adrenogenitale presentano maggiori tendenze omosessuali e bisessuali. ● Benché ciò sia stato solo dimostrato nei ratti, si è osservato che femmine di topo sotto stress in periodo gestazionale producono una femminilizzazione nei figli maschi legata a calo di ormoni maschili. ● Nei maschi omosessuali, come nelle donne, i nuclei interstiziali dell’ipotalamo anteriore sono più piccoli rispetto alle medesime zone osservate negli uomini eterosessuali. ● Lo splenio del corpo calloso cerebrale è più voluminoso nelle donne e negli omosessuali maschi. ● Le donne e gli omosessuali maschi hanno un numero maggiore di dermatoglifi (creste cutanee delle dita) sulla mano sinistra rispetto alla destra; i maschi eterosessuali ne hanno un numero maggiore in generale. ● I maschi omosessuali hanno mediamente un pene di dimensioni maggiori rispetto ai maschi eterosessuali; ciò è in accordo con il fatto che la fallofilia si registra maggiormente fra soggetti omosessuali e transessuali. ● Per un effetto di sensibilizzazione del sistema immunitario materno agli antigeni maschili, ogni fratello maggiore nato dalla stessa madre aumenta di circa il 30% la probabilità che il fratello nato successivamente sia omosessuale, ciò poiché gli antigeni possono scatenare una reazione immunitaria contro il feto del successivo maschio, alterandone l’androgenizzazione cerebrale.


... da quando avevo otto o nove anni ho scoperto di essere eccitato dalla vista del pene. Diventato più grande, ho portato fuori alcune donne, più per far piacere a mia madre che per mio interesse. Penso che lei fosse consapevole che ero differente e credeva che sarei cambiato se solo avessi incontrato la donna giusta. Ma, ovviamente, questo non è mai successo. Semplicemente non ero affatto attratto dalle donne. Ho provato a fare sesso con loro ma non è mai andata bene. La maggior parte delle volte non ero neppure capace di mantenere l’erezione. Quando ci riuscivo, non ero capace di raggiungere l’orgasmo. Non sono mai andato a letto con la stessa donna due volte perché, dopo la prima volta, quella non voleva aver più nulla a che fare con me. Non sarebbe potuto andare altrimenti, perché ero attratto dagli uomini [...] Ma non avevo capito che ero omosessuale. Per me gli omosessuali erano un gruppo di alieni. Pensavo che quelli ancheggiassero e sculettassero gli uni con gli altri mentre andavano in giro vestiti da donna. Questo è ciò che probabilmente pensi anche tu [...] questa sembra essere l’attitudine generale verso gli uomini gay. Anche la parola ‘gay’ suggerisce qualcosa di sgargiante” (Finz, 2004)


Il simbolo dell’orgoglio gay è un triangolo rosa, adottato alla fine degli anni ’70 e mediato dal codice simbolico usato nei campi di concentramento nazisti all’interno dei quali i prigionieri maschi omosessuali venivano identificati con una pezza triangolare rosa con l’apice rivolto verso il basso.


OMOSESSUALITÀ SITUAZIONALE. Anche omosessualità di compensazione, pseudo-omosessualità, parisessualismo sostitutivo, omosessualità accidentale. Il termine definisce quei comportamenti omosessuali indotti dall’impossibilità di avere rapporti eterosessuali, come ad esempio può avvenire in ambienti coatti (es. carcere) o in luoghi frequentati solo da persone dello stesso sesso (caserme, scuole non miste, seminari, etc.). Tale fenomeno pare confermare, più di quanto possa essere prevedibile, il potenziale bisessuale di taluni individui, poiché il rapporto omosessuale di compensazione non può essere inteso come semplice mezzo per sfogare il desiderio sessuale che potrebbe essere scaricato abbastanza efficacemente tramite la masturbazione. Inoltre non tutti i membri di un gruppo isosessuale in ambiente coatto scelgono di soddisfare la pulsione sessuale tramite rapporti omosessuali, quindi tali atti sono sempre il risultato di una scelta, per quanto condizionata dall’impossibilità di accedere a partner dell’altro sesso. L’omosessualità situazionale è osservabile anche nel mondo animale, così come, in effetti, lo sono i fenomeni omosessuali non situazionali.


Con il termine adelfopoiesi, letteralmente “rendere fratello”, s’indicava la creazione di un legame di particolare importanza fra un uomo ed un altro tramite un rito utilizzato in ambiente cattolico (soprattutto bizantino ortodosso) almeno fino al XII sec. Lo storico John Boswell (1994) addusse questo rito ed altri (ordo ad fratres faciendum) come prova che la Chiesa Cattolica, almeno agli inizi, non condannasse l’omosessualità ma appunto la benedicesse tramite un rito. I detrattori di questa tesi hanno fatto notare come l’adelfopoiesi altro non fosse che un rito di adozione famigliare. Altri hanno sostenuto che l’adelfopoiesi, sostituendo il patto di sangue vietato dalla Chiesa, fosse un rito mirato unicamente a stringere un’alleanza più salda fra reggenti di nazioni o fra semplici religiosi appartenenti al medesimo ordine, ma senza nessuna valenza sessuale.


OMOSOCIALITÀ. Insieme delle relazioni sociali di natura non sessuale con persone del proprio stesso sesso o preferenza per tale tipo di relazioni. → eterosocialità.


OMOVESTITISMO. Forma parafilica, contrapposta al travestitismo, in cui l’eccitazione è legata all’utilizzo di abbigliamento appropriato o caratteristico del proprio genere sessuale. Nell’omovestitismo, per lo psicologo Louis Kaplan che ha coniato il termine, il piacere dipenderebbe dalla percezione identificativa con il genitore idealizzato dello stesso sesso, messa in atto per coprire identificazioni cross-genere che scatenerebbero vergogna e sensi di colpa.


ONANISMO. Sin. di coito interrotto anche se, erroneamente, si è diffusa dal XVIII secolo l’idea che il termine sia un sin. di masturbazione. L’errore deriva dalla pubblicazione avvenuta all’inizio del XVIII sec. di “Onania, or the heoinous sin selfpollution and all its frightful consequences in both sexes, considered with spiritual and physical advice” (Onanismo, o l’odioso peccato dell’autopolluzione e tutte le sue spaventose conseguenze in entrambi i sessi, con l’aggiunta di consigli fisici e spirituali), un pamphlet scritto dal sedicente dott. Marthinus Bekkers (pseudonimo dietro il quale probabilmente si nascose il chirurgo pornografo John Marten). In tale opera, oltre a terrorizzare la popolazione con falsi pericoli connessi alla masturbazione, si citava a sproposito l’episodio biblico di Onan (Genesi 38:6-10), il quale, non volendo procreare secondo le leggi del levirato con Tamar, vedova del fratello, avrebbe preferito eiaculare a terra e per questo fu punito da Dio con la morte. È importante far notare che alla base di Onania, scritto che ha dato origine a demenziali connessioni fra la masturbazione e una serie interminabile di misfatti psicofisici, non vi fu solo l’allarmismo di una medicina non ancora perfezionata e le pressioni moralizzanti dell’istituzione religiosa, ma soprattutto mere questioni economiche. Il libro che atterrì il mondo con le “devastanti” conseguenze della masturbazione, offriva infatti anche soluzioni ad un prezzo ragionevole: la “tintura rinvigorente” (10 scellini alla bottiglia) e la “polvere prolifica” (12 scellini a sacchetto) erano due prodotti pubblicizzati all’interno del libro, ritrovati truffaldini venduti per limitare i fantomatici danni elencati con ossessiva attenzione da Bekkers.


La percentuale delle persone che si masturbano, o che ammettono di farlo, è prevedibilmente aumentato dai tempi in cui, per la prima volta, si tentò scientificamente di misurare demograficamente il fenomeno. Il noto rapporto Kinsey sulla sessualità maschile (1948) e femminile (1953) riportava come il 93% degli uomini e il 62% delle donne avessero provato a masturbarsi o lo facessero su base più o meno continuativa. In Italia, uno studio più recente (Sabatini, 1988), mostrava percentuali superiori: M-96%, F-80%. Mentre è assodato che la percentuale degli uomini che si masturba si attesti pressoché al 100%, è luogo comune ritenere che la frequenza di tali atti sia di molto maggiore per i maschi che per le femmine. Ciò non viene confermato dalle indagini più recenti realizzate all’estero, benché sia prevedibile che le medesime indagini, se compiute in Italia, otterrebbero risultati di poco attenuati, data la nostra attitudine culturale alla sessualità. Il Gossard Big M Survey 2008, compiuto nel Regno Unito dalla voxpopuk.com, ha vagliato le risposte di 1000 donne dai 18 ai 30 anni. Questa ricerca ha rivelato che il 92% delle donne si masturba con regolarità, fra esse il 66% compie l’atto mediamente 3 volte a settimana. Prima dei 18 anni le percentuali e la frequenza paiono anche maggiori. L’autore di questo libro ha analizzato le risposte date da 204 teenager (12-18 anni) di sesso femminile in un survey sulla masturbazione realizzato a partire dal 2008 in un sito internet (Link). Il campione analizzato era così composto: 5 dodicenni, 48 tredicenni, 53 quattordicenni, 41 quindicenni, 36 sedicenni, 14 diciassettenni, 6 diciottenni. Sul campione totale, 198 soggetti (97,05%) ammettono di masturbarsi ma, fra essi, il 14,14% non ha mai raggiunto l’orgasmo. La frequenza media di masturbazione, fra coloro che indicano il dato (184), si attesta su un valore di 28,33 volte al mese; solo un singolo soggetto sul campione totale sostiene di aver provato una volta e di non volerci più provare. Le metodiche di masturbazione sono le più varie: 173 ragazze dichiarano di masturbarsi per diretta stimolazione del clitoride usando semplicemente le dita, 37 dichiarano di utilizzare un fallo artificiale o un vibratore, 19 usano un getto d’acqua indirizzato sui genitali, 15 si penetrano con le dita, 15 utilizzano un oggetto d’uso quotidiano (in 9 casi si tratta dello spazzolino elettrico), in 8 casi si segnala l’uso di un cuscino sfregato fra le gambe, in 3 casi viene stimolato l’ano, in 2 casi il seno, mentre 2 soggetti si masturbano senza togliersi gli indumenti solo per sfregamento della zona pubica. Il 3,92% del campione (8 ragazze) dichiarano di masturbarsi insieme alla sorella; in 3 casi anche in compagnia della madre.

 

 

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