XXI SEX

Nuova enciclopedia sessuale

 

 

 

 

ZEBEDEI. Sin. gerg. di testicoli. ¶ Dal nome Zebedeo, padre dei due apostoli Giacomo e Giovanni.


ZEE. Nell’ambito del poliamore, quadrato relazionale composto da una coppia che fa sesso e da una che non lo fa, nonostante tutti e quattro vivano sotto lo stesso tetto. ¶ Etimo incerto.


ZELOFILIA. Eccitazione sessuale associata alla gelosia. La persona zelofila ha la tendenza a derivare l’eccitazione da situazioni nelle quali si sente tradita dal partner. Tale parafilia, che nasconde tendenze masochistiche, presenta alcune similitudini con la crematistofilia. ¶ Dal gr. zelos, brama, gelosia.


ZENTAI. Tuta aderente prodotta in nylon e/o spandex che copre il corpo nella sua totalità, sviluppata nell’ambito della danza moderna e del teatro con la finalità di eliminare la presenza dell’attore sulla scena. Esiste un feticismo specifico legato alle tute zentai e legato spandex fetish. La persona che indossa una zentai con finalità sessuali percepisce piacere dal contatto del tessuto con tutto il corpo, sente garantito il proprio anonimato in caso di esperienze esibizionistiche o può percepire la copertura totale del corpo (e della vista) come una sorta di costrizione e quindi di attività bondage. ¶ Contrazione del termine giap. ZENshin TAItsu, aderente su tutto il corpo.


Indosso la mia zentai ogni volta che posso. Mi piace uscire di casa indossando una zentai sotto i miei vestiti normali e amo anche dormirci con quelle. Metterne su due o più allo stesso tempo, anche quello è divertente” (Link)


ZERBINO. Detto di persona emotivamente ed affettivamente sottomessa al partner, la cui esagerata attenzione nei confronti della persona amata non elicita in essa rispetto e stima, piuttosto solletica un istinto sadico ed opportunista tali per cui la persona zerbino viene costantemente e progressivamente sfruttata e umiliata. Dal termine derivano i colloquiali zerbinaggio, il comportamento della persona zerbino, e zerbinare, agire come una persona zerbino (es. mi sono zerbinato per lei). ¶ Da zerbinotto, termine presente in italiano dal XVII sec., derivato dal nome di un personaggio dell’Orlando Furioso scritto da L. Ariosto, a sua volta dall’arabo zirbi, tappeto, cuscino.


Gli zerbini sono i più atroci. Lo so, perché da giovane anch’io ho fatto l’errore. Quelli che vorrebbero tutto e che invece accettano il compromesso: ‘Non posso stare con te – qui mettici la cazzata che vuoi: non sono pronta, sono appena uscita da una storia importante, etc. – ma non voglio perderti come persona’. E via che parte lo zerbinaggio dell’uomo che fa l’amico nella speranza che alla fine la donna ceda. Non ci starà mai. Poi ci sono gli zerbini di relazione, quelli che si fanno calpestare quotidianamente. [...] La dignità è una cosa che si perde facilmente e che si riconquista con molta fatica


ZIGATRIFILIA. O tigatrofilia. Attrazione incestuosa di un padre per la propria figlia. ¶ Dal gr. thugater, figlia.


ZINCO. Metallo presente nel corpo umano ed assunto con diversi alimenti quali: carne rossa, semi di zucca, polpa di granchio, mandorle, semi di girasole, tacchino, cereali, fagioli, frutti di mare (in special modo ostriche). Lo zinco è sovente pubblicizzato nella forma d’integratore per aumentare la potenza sessuale ma è dimostrato che non ha nessun potere afrodisiaco, cioè l’integrazione con dosi di zinco maggiori rispetto alla norma non garantisce nessun aumento del desiderio sessuale né erezioni più vigorose o stabili. È altresì vero che la carenza di zinco nella dieta genera, oltre a diversi disturbi, anche ritardo nella crescita, nella maturazione sessuale e diminuzione del volume dell’eiaculato. Lo zinco aiuta la produzione di testosterone, riduce l’ipertrofia prostatica, risulta essenziale rispetto alla stabilità della cromatina negli spermatozoi; alcuni studi hanno suggerito che lo zinco possa esercitare un effetto positivo sulla motilità spermatica. La quantità giornaliera consigliata è di 15 mg al giorno.


Come regola generale, può essere detto a coloro che sono in salute e robusti che sarebbe meglio per voi se non eccedeste, nella frequenza delle vostre indulgenze, il numero di mesi in un anno; non potete abitualmente superare il numero delle settimane in un anno senza, a qualche livello, danneggiare le vostre energie costituzionali, accorciare la vostra vita ed aumentare la vostra suscettibilità a malattie e sofferenze. (Graham, 1837)


ZINNA. Sin. gerg. e dialettale di mammella, da cui anche i dialettali zizze e sise. ¶ Dal longobardo zinna, sporgenza. → zitella.


Lo statunitense dott. Strassman è stato, fino ad ora, l’unico ad aver cercato d’indagare la correlazione fra le dimensioni del seno di una donna e il suo quoziente intellettivo. Dal campione esaminato (717 donne) Strassman scoprì una leggera correlazione inversa fra la dimensione delle mammelle e il QI, cioè più il seno è abbondante meno la donna sarebbe intelligente. Tuttavia l’esperimento di Strassman aveva pesanti difetti metodologici e non venne mai tenuto seriamente in conto dalla comunità scientifica.


ZITELLA. Donna non sposata d’età avanzata. In origine il termine indicava una ragazza da marito senza che il termine avesse connotazioni negative. Nel tempo zitella ha assunto un’accezione negativa indicante una donna dalla femminilità appassita e dall’umore negativo. Anche al maschile: zitello. La forma accr., zitellona, né esalta la connotazione negativa mentre il maschile, zitellone, viene utilizzato in tono scherzoso per indicare uno scapolo impenitente. ¶ Dal ted. medievale zitze come dalanglosassone, titte, mammella; fig. fanciulla lattante, che non si è ancora staccata dal seno materno.


Fra gli Arapesh, popolo della Nuova Guinea, le bambine venivano date in sposa ai relativi mariti in giovanissima età. Se una Arapesh non era ancora fidanzata ufficialmente all’età di 9 o al massimo 10 anni, veniva considerata una vecchia zitella.


ZOCCOLA. Gergalmente, prostituta d’infimo livello o, in senso lato, donna che si concede sessualmente con grande facilità; sin. di puttana, baldracca, mignotta, troia. Sovente anche al dim. zoccoletta e all’accr. zoccolona. ¶ Dal lat. sòrcula, diminutivo di sorex, icis, sorcio, topo di fogna, attraverso il napoletano zoccula.


ZOCCOLO DI CAMMELLO. Vedi camel toe.


ZONA EROGENA. O zona erotogena. 1) Organo o parte del corpo la cui stimolazione concorre a determinare piacere sessuale. Potenzialmente ogni parte esterna del corpo e alcune parti interne possono essere considerate erogene, questo in base alle variazioni e all’esperienza individuale ma, più nello specifico, si possono rintracciare aree comuni ad ogni essere umano. I genitali rappresentano le zone erogene più consuete: nell’uomo lo scroto e il pene (specialmente il glande), nella donna la vagina e la vulva (specialmente il clitoride). Comune al maschio e alla femmina sono la zona del pube, la zona anale e perianale, la parte interna delle cosce, il collo, le mammelle e i capezzoli, le labbra, la cavità orale e la lingua. Possono essere considerate zone erogene, anche se non comuni a tutti: le orecchie, le palpebre, la cute della testa, i piedi, il retto, le natiche, le mani, il naso. Il concetto di zona erogena e la ricerca di parti anatomiche che debbano essere necessariamente erogene può essere tuttavia fuorviante poiché il piacere sessuale derivato da tali zone è strettamente dipendente dallo stile della stimolazione e da fattori esterni fra i quali si può indicare, ovviamente, l’identità del soggetto che pratica la stimolazione in rapporto alla persona le cui zone sono stimolate. Tale variabilità soggettiva obbliga i partner a una complicità e a una confidenza sessuale senza le quali le vere preferenze e risposte sessuali rimangono nascoste. In alcuni casi, infatti, si hanno zone erogene non comuni (es. gengive, unghie) mentre la stimolazione di altre zone ritenute banalmente erogene (es. mammelle e/o capezzoli) non sortisce nessun effetto eccitante. Non solo le zone erogene variano da soggetto a soggetto ma a volte si modificano nel corso dell'esistenza del singolo individuo. 2) Per l’antropologia culturale, aree del corpo femminile che gli uomini trovano eccitanti e che le donne adornano e modificano per attrarre l’attenzione maschile. Fra queste: i capelli, il viso, il seno, il ventre, le natiche, le gambe e i piedi. Anche l’uomo possiede delle zone erogena che tende a curare con maggiore attenzione per attirare l’attenzione femminile. Oltre al viso, l’uomo tende a curare lo sviluppo e la tonicità muscolare dei pettorali, dei bicipiti, degli addominali, dei glutei e dei muscoli delle gambe. Le zone erogene, in quest’ottica, sono relative alla tradizione culturale della società in cui vive il soggetto. La teoria dello spostamento delle zone erogene, introdotta dallo psicanalista J. C. Flugel (1930), cerca di spiegare i cambiamenti dell’interesse erotico da una generazione all’altra. Partendo dall’osservazione che la curiosità sessuale maschile è meglio veicolata dalla visione di aree del corpo femminili leggermente coperte più che da quelle palesemente scoperte ed esposte, Flugel teorizzò che nel percorso culturale di un gruppo sociale i cambiamenti relativi a quale parte del corpo fosse più o meno erogena dipendessero da quali parti si fosse deciso di velare, cioè coprire e mostrare allo stesso tempo. Quindi tali aree interdette ad una visione completa ma allo stesso tempo suggerite ed intraviste, sarebbero state caricate eroticamente, dando oltretutto un indirizzo allo stile d’abbigliamento. I motivi per i quali una società deciderebbe di velare una parte del corpo piuttosto che un’altra sarebbero di vario ordine: morale, psicologico, tecnico (creazione di nuovi materiali), noia dovuta a iperesposizione, etc. ¶ Il termine zona erogena veniva usato già verso la fine del XIX sec. per descrivere come la più semplice stimolazione di alcune parti del corpo potesse generare orgasmi nei soggetti definiti “personalità isteriche”. Freud, successivamente, portò all’attenzione scientifica il concetto di zona erogena grazie alla sua teoria dello sviluppo psicosessuale.


Le donne intervistate dall’antropologa Helen Fisher riguardo la funzionalità delle loro zone erogene, elencarono in ordine decrescente per sensibilità le parti anatomiche in tale sequenza: clitoride, vagina (parte prossima all’ostio), zona prossima al clitoride, piccole labbra vulvari, vagina (parte interna), mammelle, grandi labbra.


ZONA SOTADICA. Loc. legata ad un’ipotesi desueta secondo la quale, sulla Terra, sarebbero presenti zone nelle quali l’omosessualità è particolarmente diffusa e tollerata; in queste zone l’orientamento omosessuale sarebbe molto più comune che altrove. L’insieme di queste aree fu definita zona sotadica. Ad essa apparteneva il continente americano, i paesi che si affacciano sul Mediterraneo, quella che una volta era considerata l’Asia Minore, l’Afganistan, il Punjab, il Kashmir, l’Indocina, parte della Cina, il Giappone e buona parte delle isole del Pacifico. La teoria della zona sotadica non ha mai trovato nessuna conferma ma l’ipotesi ebbe se non altro il merito di inquadrare l’omosessualità come un fenomeno sociologico e naturale piuttosto che una manifestazione di patologia mentale. ¶ Termine introdotto da R. F. Burton (1821-1890), esploratore ed etnologo; l’ipotesi fu proposta in appendice alla traduzione de “Le mille e una notte” compiuta da Burton nel 1885. Il termine sotadico deriva da Sotàde, poeta greco del III sec a.C., il quale compose opere licenziose d’argomento omosessuale.


ZOOANTROPIA. Dimensione di chi fantastica di essere un animale o agisce in modo da mimarne il comportamento, così come avviene nel pony play o più generalmente nell’animal training. ¶ Dal gr. zoion, animale + anthropos, uomo.


Io ho fatto sogni su questa cosa e sono stati sogni molto molto vividi sulla trasformazione da essere umano a pony. Per me un cavallo ha sempre una storia legata ad essa. […] Uno dei miei sogni favoriti era quello in cui uno dei miei cavalli da dressage con indosso il cappello e la coda. D’improvviso mutavo forma ed io ero il pony e Paul mi stava cavalcando con addosso l’abbigliamento da dressage. Quindi io ero a cavallo del mio stallone da monta, cercando di acchiappare una vacca al pascolo attraverso un prato di lupini blu, quindi mi sono tramutata e Paul mi stava cavalcando, a caccia di una mucca fra i lupini blu!” (Gates, 2000)


ZOO CODE. Codice linguistico d’interscambio diffusosi fra le comunità internet di persone dedite alla zoofilia sviluppato come variante dal Geek Code, inventato da Robert Hayden nel 1993. La finalità dello zoo code è di permettere agli appartenenti a tali comunità di scambiarsi informazioni autobiografiche relativamente all’argomento zoofilo. Il codice, molto complesso, si caratterizza per un’estrema abbreviazione delle informazioni in modo che in uno spazio limitato si possa raccontare il più possibile della propria vita. ¶ Il più diffuso zoo code è stato sviluppato nel 1996 da tre zoofili i cui soprannomi telematici sono Actaeon, Hobbes e Zetawoof.


Un esempio di zoo code: Zhm%DE/D/H/W a~30 Y-13/-15 EC1/D2.5+/H2.5 L1 = esclusivamente zoofilo, maschio, etero, preferenza cervi, cani, cavalli, lupi - 30 anni circa - esordio tendenza a 13 anni, prima esperienza 15 - esperienza moderata con un bovino e petting con cani e cavalli (un cane ha preso l’iniziativa) - non attivamente in cerca di partner.


ZOOFALLIA. Termine di rara diffusione e dubbia origine indicante l’atto sessuale di un uomo che ha un rapporto penetrativo con un animale. ¶ Comp. dal gr. zoion, animale + phallos, pene.


ZOOFELLAZIO. Stimolazione orale del pene di un uomo praticata da un animale. ¶ Comp. dal gr. zoon, animale + fellazio.


ZOOFILIA. Anche zooerastia, zoofilismo. Attrazione di carattere erotico nei confronti degli animali. Con il termine ailurofilia si indica la zoofilia elettiva verso i gatti (dal gr. ailuros, gatto), con cinolagnia quella verso i cani (dal gr. kuov, kunos, cane), con erpetofilia quella per i rettili (dal gr. herpeton, rettile), con ippofilia quella per i cavalli (dal gr. hippos, cavallo). Altri termini quali bestialità e bestialismo spesso vengono utilizzati come sinonimi di zoofilia ma in genere l’utilizzo di questi avviene in contesti per i quali l’atto sessuale assume un’accezione particolarmente negativa, relativamente al fatto che il soggetto umano attui dei comportamenti violenti verso l’animale. La zoofilia non va confusa con le pratiche di zooantropia in cui un partner mima le posizioni o l’atteggiamento di un animale. È altresì cosa diversa dalle parafilie zoomorfiche (teriantropofilia) che fondono anatomia umana e animale creando un soggetto vivente (in fantasia) del tutto originale. Per quanto rari, sono stati documentati casi di esibizionismo zoofilo, nei quali l’individuo mostra i propri genitali all’animale pensando di eccitarlo o scioccarlo. La zoofilia non ha nulla a che fare con i soggetti che ritengono gli animali compagni di vita ai quali possono sentirsi legati da profondo vincolo affettivo (amanti degli animali) o con coloro che trovano nella presenza e compagnia degli animali un motivo di piacere psicofisico; da questi soggetti infatti è assente ogni pulsione sessuale nei confronti degli animali. Se la zoofilia non ha connotati di compulsività e non causa disagio significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa, o di altre aree importanti nella vita della persona, si tenderà a ritenerla una semplice variante del comportamento sessuale. La diffusione delle pratiche zoofile è di difficile determinazione in quanto il soggetto zoofilo difficilmente confessa di compire atti di questo tipo o solo anche di fantasticare di tali pratiche. È pensiero comune che la maggior parte degli atti zoofili avvenga in ambito rurale, praticato da soggetti che lavorano con gli animali e che, per motivi d’isolamento, non trovano migliore partner sessuale che non siano gli animali dei quali hanno cura; non tutti gli atti zoosessuali sarebbero quindi compiuti da zoofili. L’ipotesi fu confermata da Kinsey, il quale, nel suo noto report, segnalò che fra il campione di teenagers che vivevano in ambienti rurali, una percentuale del 40-60 per cento aveva avuto una o più esperienze sessuali con animali. D’altro canto la diffusione in internet di materiale pornografico specifico è sicuramente fruito da un’ampia popolazione ben distante dall’esperienza dell’isolamento, dell’allevamento e della vita agreste. È altresì probabile che la maggior parte dei soggetti che fruisce di materiale erotico a carattere zoofilo non pratichi nella realtà ma si limiti a fantasticare l’atto. In sé, il termine zoofilia non specifica se la persona compia atti, voglia compierli, sia appagata dalla sola fantasia o stia soddisfacendo una curiosità temporanea. Dalle descrizioni offerte dagli stessi zoofili si evince che le persone attive in tali pratiche possano essere accomunate da alcune caratteristiche. La fantasia sessuale zoofila tende a essere abbastanza precoce nella vita mentale del soggetto e le preferenze verso una certa razza di animali tende a mantenersi nel corso del tempo. Lo zoofilo è in genere una persona che si ritiene molto sensibile e che percepisce negli animali dei tratti decisamente positivi e prosociali (spesso più di quanto ne possano avere), può ritenere che l’animale abbia delle qualità che in genere mancano agli umani (onestà, fedeltà, sensibilità, etc.) e che la maggior parte delle persone che stigmatizzano le pratiche sessuali con gli animali siano fondamentalmente male informate rispetto alla base affettiva che può legare un essere umano e un animale. Gli zoofili tengono a precisare che i loro comportamenti non sono lesivi nei confronti degli animali ai quali, oltre a quelle sessuali, dichiarano di prestare attenzioni amicali instaurando rapporti affettivi (anche monogamici). La comunità zoofila compie una netta presa di posizione negativa nei confronti di coloro che mettono in atto comportamenti zoosadici (zoosadismo) e verso chi, per soddisfare le proprie pulsioni, invade l’altrui proprietà privata (in ing. fence hopping, salto della staccionata). Le argomentazioni che gli zoofili adducono a favore delle proprie tendenze sessuali riguardano da un lato la possibilità che i loro gusti siano da considerarsi non una parafilia ma un vero e proprio orientamento sessuale al pari di quello etero- od omosessuale, e dall’altro la capacità dell’animale di ricambiare in qualche modo l’affetto e la passione trasmessa dallo zoofilo, il quale ritiene i propri atti per nulla lesivi della natura dell’animale. La più comune controargomentazione alla zoofilia è di ordine etico e parte dal presupposto che l’atto sessuale verso l’animale sia un abuso nei confronti di un essere che non ha la possibilità né la cognizione di decidere per sé, come può essere per il bambino. Tuttavia, anche nei paesi in cui gli atti zoofili non sono espressamente vietati, la produzione di pornografia d’argomento zoofilo è illegale; fanno eccezione paesi quali la Danimarca, l’Ungheria e il Giappone. Praticare atti sessuali con animali può portare a contrarre infezioni specifiche di vario tipo (zoonosi), molte delle quali estremamente pericolose per la salute; vi è anche una ricca aneddotica di incidenti mortali conseguenti a rapporti con animali, specialmente se di grosse dimensioni. → zoo code. ¶ Il termine fu introdotto la prima volta nel campo della ricerca da Krafft-Ebing nel suo libro “Psychopatia Sexualis” (1886); dal gr. zoion, animale.


In un sondaggio internet al quale ha partecipato un campione di 16.339 individui, sia maschi che femmine, si è chiesto se si fossero mai avute esperienze sessuali con animali. 217 persone (1,32%) hanno risposto “frequentemente”, 1807 persone (11,05%) hanno risposto “qualche volta”, l’87% ha risposto “mai” mentre l’1% ha preferito non rispondere. Interrogati su quali fossero gli animali più usati per pratiche sessuali, 1710 soggetti hanno indicato il cane, 125 il gatto, 118 il cavallo, 41 la mucca, 22 il criceto, 15 il serpente e 58 hanno indicato “altro”. (Link)


ZOOLINGUO. Atto sessuale di una donna che si fa stimolare oralmente i genitali da un animale. ¶ Comp. dal gr. zoion, animale + lat. lingere, leccare.


ZOONECROFILIA. Forma di necrofilia in cui gli animali deceduti vengono usati come oggetto sessuale. Il soggetto può uccidere l’animale e poi avere un rapporto con esso od utilizzare un animale già morto. È raro che il soggetto zoonecrofilo si limiti nel corso della propria vita a rapporti sessuali con animali morti. Così com’è probabile che il comportamento dello zoosadico evolva dall’uccisione di animali all’omicidio, così è probabile che la zoonecrofilia esiti successivamente in necrofilia con ricerca di cadaveri umani; l’aneddotica relativa alla zoonecrofilia mostra come i soggetti che la praticano presentino un quadro di personalità sovrapponibile a quella dei necrofili. Quasi mai lo zoonecrofilo è anche uno zoofilo. ¶ Dal gr. zoion, animale + nekros, morto.


Il ventenne Bryan James Hathaway di Superior (Wisconsin) è stato accusato di aver fatto sesso con un cervo morto dopo averlo trovato sul ciglio della strada. Le autorità riferiscono che il ragazzo si sia giustificato dicendo che aveva notato il cervo sdraiato in un fosso e che aveva deciso di spostare la carcassa nel bosco. Il soggetto, nel 2005, era già stato condannato per aver sparato ed ucciso un cavallo di nome Bambrick in modo da poterci fare sesso. (Link)


ZOOPSIFILIA. Altrove faunofilia, zoopsilagnia o mixoscopia zoofila. Condizione di chi trae piacere sessuale dalla visione di due animali che si accoppiano. In genere la zoopsifilia non è correlata con la zoofilia né con il voyeurismo ma è piuttosto specchio di desideri e fantasie sessuali represse che vengono attivate in modo vicariante dalla visione di un rapporto sessuale fra animali che rappresenta l’istintività degli impulsi. La visione di due animali che si accoppiano, quindi, dimostra l’istintiva realizzazione di una cosa che evidentemente desidera inconsciamente il soggetto che sta osservando; per questo è molto probabile che si tratti di soggetti con una o più fantasie sessuali represse. ¶ Dal gr. zoion, animale + opsis, vista.


Non prendere questo nel senso sbagliato, ma la prima volta che ho fatto accoppiare uno stallone con una puledra, wow, la cosa mi ha svegliato […] Tutto questo ‘corteggiamento’ mi affascinò e se da una parte NON avevo il desiderio di essere attiva con uno dei miei stalloni, guardarlo corteggiare la puledra è stato assolutamente erotico […] NON stavo fantasticando di cose zoofile, ma di essere una puledra di razza sauro chiamata Giulietta e che un grosso stallone baio chiamato Romeo stesse struggendosi per me” (Gates, 2000)


ZOOS. Furvert interessato a concretizzare parzialmente le proprie fantasie  facendo sesso con veri animali. → teriantropofilia.


ZOOSADISMO. Tendenza di chi è incline a trarre piacere di ordine psicosessuale da atti di crudeltà verso gli animali. L’avisadismo ne è un esempio specifico. Lo zoosadismo è un comportamento di tipo patologico mostrato da alcuni soggetti nella prima infanzia, sovente con una storia personale di abusi subiti dai genitori, ed è uno degli elementi della triade di Macdonald (1963) che mira ad identificare i tre fattori precursori della sociopatia e del serial killing (gli altri due fattori sono la piromania e l’enuresi); lo zoosadico, quindi, è potenzialmente incline a trarre piacere dall’infliggere sofferenza anche agli umani. È necessario distinguere fra uno zoosadismo violento e reiterato e i pur deprecabili atti di crudeltà verso i piccoli animali (insetti e rettili) che alcuni bambini mettono occasionalmente in essere spinti da curiosità. Va anche posto un distinguo fra zoosadismo e zoofilia: il soggetto zoosadico non è attratto sessualmente dagli animali né prova simpatia per essi, gli atti distruttivi nei loro confronti sono solo un modo in cui il sadismo si manifesta. Di fatto l’animale è un capro espiatorio di tendenze sadiche ed aggressive che vorrebbero essere riversate verso gli umani e che trovano nell’animale una vittima più facile da colpire e meno responsabilizzante nel caso si venga scoperti. Quasi certamente il soggetto zoosadico che non venga limitato nelle sue azioni (e seguito psicologicamente) tenderà ad assuefarsi alla propria violenza. Nel caso lo zoosadico abbia rapporti sessuali con animali questi saranno improntati alla sopraffazione e all’aggressività (zoostupro). ¶ Termine introdotto dallo psicanalista Ernest W. J. Borneman. Dal gr. zoion, animale + sadismo.


Anni orsono gli abitanti di Tinos, isola greca delle Cicladi, decisero di eleggere un pellicano maschio come loro mascotte. Il povero volatile però fu trovato morto in un bagno pubblico per emorragia interna; l’autopsia praticata da un veterinario mise in luce il fatto che il pellicano era stato violentato sessualmente. Il colpevole era il marocchino 28enne Abdel Brim Talal che dovette essere salvato dalla polizia perché una folla d’isolani era pronta a linciarlo.


ZOOSTUPRO. Abuso sessuale compiuto da un uomo nei confronti di un animale. ¶ Dal gr. zoion, animale + stupro.


ZOOT-SEX. Nell’ambito della teriantropofilia, atto sessuale praticato con una persona vestita con un costume da animale reale o fantastico.

 

 

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