altruismo

  • L'altruismo come meccanismo di difesa: non è semplice bontà, è una strategia psichica matura
  • Cos'è l'altruismo come MdD: meccanismo di difesa maturo per affrontare emozioni negative
  • I tre criteri fondamentali: consapevolezza, correlazione e cura di sé
  • Cosa si cura e cosa non è: attaccamento, formazione reattiva, eroismo
  • L'altruismo come do ut des: il tornaconto è un segno di salute psichica

Prendersi cura di sé prendendosi cura degli altri

Quando parliamo di altruismo come meccanismo di difesa, non stiamo descrivendo la bontà come virtù astratta. Stiamo descrivendo un comportamento specifico, con una struttura riconoscibile, che si mette in moto in risposta a un disagio interiore e che trova nel gesto di aiuto la propria via di elaborazione. È maturo, sì — fra i più maturi che la psiche umana possa esprimere — ma è pur sempre un meccanismo, cioè qualcosa che fa da mediatore tra un conflitto interno e il mondo esterno.

Tre criteri lo definiscono con precisione. Primo: la persona mantiene una qualche consapevolezza del fatto che il proprio impegno verso gli altri è connesso a un bisogno interno. Secondo: esiste una correlazione dimostrabile tra quel disagio e la risposta altruistica. Terzo: con l'atto altruistico, ci si prende cura di sé stessi proprio mentre ci si prende cura degli altri. La cura offerta non è un atto unilaterale ma un evento relazionale che trasforma entrambi i protagonisti.

Il disagio che alimenta l'altruismo difensivo ha spesso a che fare con esperienze remote di attaccamento insufficiente: momenti in cui un aiuto necessario non arrivò, in cui la vulnerabilità non trovò risposta. Aiutare gli altri diventa un movimento riparativo verso quel passato, un modo per trasformarsi da chi ricevette poco in chi dona molto. Ma attenzione: non tutto ciò che assomiglia all'altruismo lo è. La formazione reattiva, sua controfigura clinicamente riconoscibile, porta lo stesso abito ma nasconde un'anima diversa — chi aiuta compulsivamente per soffocare sentimenti di aggressività non sta praticando altruismo ma qualcosa di più tormentato e privo di gioia.

Il punto centrale, quello che l'immaginario comune fatica ad accettare, è che l'altruismo sano prevede un tornaconto: emotivo, relazionale, identitario. Non egoismo mascherato, ma un circuito virtuoso in cui il benessere dell'altro e il benessere di chi aiuta si alimentano reciprocamente. Un altruismo che non nutrisse chi lo esercita si esaurirebbe rapidamente, lasciando chi aiuta svuotato e poi risentito.

Questo contenuto è tratto dal libro «I Meccanismi di Difesa spiegati facile (o quasi)» di Alessandro Pedrazzi. Per un approfondimento completo sull'altruismo — inclusa la distinzione con la formazione reattiva e il contributo di George Vaillant — si rimanda al capitolo dedicato nel volume.

▶ Guarda il video sull'Altruismo