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CASTRAZIONE, complesso di. Legato intimamente al complesso di Edipo di cui è il presupposto, il complesso di castrazione deriva dalla paura del bambino di essere privato del pene per opera del padre a causa del proprio desiderio incestuoso inconscio di possedere la madre; nel complesso di castrazione passivo il soggetto sarebbe invece convinto che la castrazione sia già avvenuta o, tramite una fantasia di tipo omosessuale, desidera che avvenga. Nella bambina, la scoperta del pene nel maschio provocherebbe un senso d’inferiorità per l’evidenza del fatto che il proprio corpo manca di quell’organo, ne seguirebbe un’invidia inconscia (→ invidia del pene) e lo spostamento dell’affetto dalla madre al padre, una figura che a questo punto risulterebbe più prestigiosa. Il complesso di castrazione scatenerebbe una profonda ansia inconscia che, in caso il bambino non superi il complesso edipico in maniera psicologicamente sana, può perdurare e presentarsi in età adulta. Questa ansia è definita angoscia di castrazione. Così come nel periodo infantile il bambino teme che il padre possa evirarlo per i suoi desideri incestuosi verso la madre, in età adulta l’angoscia di castrazione si declina nel timore che il pene possa essere leso se inserito nella vagina, fantasticata come organo castrante (→ vagina dentata) e, per estensione, che la donna stessa rappresenti una minaccia. Anche una figura maschile può essere identificata come agente di castrazione. Vi può essere altresì il timore di ferire o contaminare il proprio partner, proiettando quindi su di esso la propria angoscia di castrazione.


CASTROFILIA. O feticismo di castrazione. Proclività a trovare eccitanti le fantasie relative alla propria o all’altrui castrazione, o pratiche sessuali (castration play) che realizzano in parte o completamente tali fantasie. La castrofilia è tipica di alcune personalità masochiste e transessuali; solo raramente viene autopraticata con risultati che mettono a repentaglio la salute del soggetto (banding). Per alcuni individui, che temono profondamente la perdita della propria virilità, la paura stessa può essere investita eroticamente: avvicinarsi progressivamente all’atto temuto può, per tali soggetti, risultare eroticamente stimolante. In casi comunque rari, uomini disgustati dalle proprie fantasie sessuali o da atti compiuti ma poi vissuti come psicologicamente insopportabili (es. uno stupro), possono giungere alla castrazione ritenendolo l’unico mezzo per porre termine ai comportamenti indesiderati. In genere il piacere sessuale legato alla fantasia di castrazione viene soddisfatto tramite attività di piercing genitale estremo, CBT e, in alcuni casi, mediante un’ossessiva tendenza a depilare i genitali. ¶ Dal lat. castrare, dalla radice kas-, tagliare, fendere.


“Presto la dottoressa tornò e mi disse di spogliarmi. ‘Ti piacerebbe farlo?’ chiese la dottoressa a Valerie ‘Certo, grazie’ disse Val. La dottoressa porse un piccolo aggeggio rotondo alla mia amata. ‘Semplicemente metti questo sul pene, fallo uscire il più possibile quindi premi il bottone rosso. Il penetomizzatore fa il resto. Sarà anestetizzato, cucito e cauterizzato in un momento’. Valerie prese lo strumento, me lo mise e, un minuto dopo, il mio piccolo verme era sul pavimento. La dottoressa lo raccolse e lo gettò nel cestino dei rifiuti. Non avrei mai potuto vedere Valerie più felice. ‘Grazie per avermi dato la possibilità di aggiustarti. Ti amo, ma odio i cazzi, quindi quando ho sentito parlare di questo posto, ti c’ho dovuto portare. Mia sorella e suo marito ne sono membri. Lei l’ha scazzato [de-cocked] la settimana scorsa. Scusa per l’inganno, ma ho pensato che fosse meglio che tu non avessi tempo di pensarci. E non c’hai perso molto, eh?’ sorrise. ‘Ti amo anch’io, piccola. Penso che sarò davvero felice adesso’ risposi io. La dottoressa mi mise un catetere, mi prescrisse degli antidolorifici e mi disse di tornare fra due giorni. Presto iniziammo a frequentare la piscina di nudisti ogni volta che ci andava. Saresti davvero sorpreso di sapere quanti uomini senza pene ci sono in questa città” [fantasia di un castrofilo] (Link)


CATAFILIA. Parafilia nella quale il piacere dipende dall’assumere un ruolo passivo durante il rapporto sessuale. Non necessariamente è indice di masochismo. Può essere un modo per demandare al partner la gestione della sessualità, dei suoi modi e tempi, la conseguenza di un senso d’inadeguatezza o un atteggiamento di compromesso fra le proprie pulsioni sessuali e l’incapacità di gestirle psicologicamente per vergogna o senso di colpa. Il ruolo attivo dell’altro permette al catafilo di godere il sesso evitando i sensi di colpa, poiché non è egli stesso a intraprendere attivamente l’azione. La catafilia può anche essere specchio di una personalità dipendente o il modo di agire di una persona che esercita sull’altro una forma di aggressività passiva. L’agrafilia è una variazione non di rado associata alla catafilia. → anaclitismo. ¶ Dal gr. kata, sotto.


CATAGELOFILIA. Attrazione per quelle situazioni nelle quali si può essere ridicolizzati o umiliati. Si tratta di una parafilia con sottese tendenze masochiste ed esibizioniste. ¶ Dal gr. katagelos, derisione.


Mi tolgo i vestiti, prendo un rossetto e scrivo **** [sic] sul mio seno. Scrivo cagna sulla pancia, ‘senza valore’ sulla mia gamba destra e **** sul mio braccio sinistro. [...] Sto davanti ad uno specchio e immagino circa 50 uomini che stanno di fronte a me, ridendo e gridando cose orribili. Io dico che sono una ****, amo essere usata come un giocattolo” (Link)


CATAGELOFOBIA. In ambito sessuale, timore irrazionale e persistente di rendersi ridicoli per l’aspetto del proprio corpo, per le proprie fantasie sessuali o per il modo in cui ci si comporta durante l’attività sessuale; ad esempio timore di rendersi ridicoli baciando male, muovendosi male a letto, etc. Trattandosi di fobia, il soggetto catagelofobico non si limita a temere gli eventi potenzialmente ridicolizzanti ma tende ad evitarli attivamente, compromettendo così la propria vita sessuale e affettiva. → catagelofilia.


CATAMENIA. Sin. raro di mestruazione. ¶ Dal gr. katamenios, mensile.


CATAMITO. Colui che, in una relazione omosessuale, è il partner più giovane, sovente molto più giovane dell’altro. ¶ Dall’etrusco catmite che è dal gr. Ganimedes, ragazzo che fu sedotto da Zeus e divenne il suo coppiere.


CATETEROFILIA. Tendenza a reputare erogeno l’inserimento di cateteri nell’uretra. È una delle espressioni sessuali dell’erotismo uretrale (uretrofilia) e sovente viene realizzata nelle pratiche clinical. Nella cateterofilia l’attività sessuale può essere condivisa oppure di tipo masturbatorio (autocateterofilia). Tale variazione sessuale è spesso associata ad urofilia. L’inserimento di un catetere è un’operazione, in genere dolorosa, che deve essere compiuta da persone esperte poiché l’imperizia può causare ferite e lacerazioni della mucosa uretrale. → uretralismo. ¶ Dal gr. katheter, catetere.


Ho imparato di cateteri e urethral play al college. Sono un uomo e la mia partner ed io eravamo soliti cateterizzarci l’un l’altra e connettere i tubi insieme e scambiarci l’urina. Era una cosa eccitantissima per entrambi. La sensazione di avere la propria vescica riempita rapidamente era interessante. Sono anni che non lo faccio più, la mia partner attuale non ci sta a fare questo genere di giochi, peccato, mi manca” (Link)


CATFIGHTING. Scontro fisico fra donne che, tipicamente, si realizza con graffi, sberle, grida, tirate di capelli, lacerazione degli abiti. Il termine catfighting sottolinea la dimensione sottilmente erotica legata all’esplosione aggressiva fra donne per come viene a volte percepita dagli uomini. Il valore erotico del catfighting, al di là dell’ovvia associazione fra aggressività ed eccitazione del sistema nervoso, è legato all’inusualità di un evento che vede due o più donne protagoniste di uno scontro fisico, dall’idea preconcetta che un tale scontro fisico non possa essere realmente pericoloso per l’integrità fisica delle partecipanti, nonché dall’osservazione di un comportamento incontrollato e fortemente istintivo che nella donna è generalmente osservabile nel contesto del rapporto sessuale. → foxy boxing, lotta nel fango. ¶ Dall’ing.: lotta fra gatti.


Non è sicuramente una cosa di cui vantarsi, fa molto coatto, però vedere due donne che si pestano, non troppo pesantemente dico, mi eccita. Non è che mi viene duro, però ha il suo perché... Mi ricordo che una volta in discoteca c’erano ste due, tutte vestite bene e con la borsettina che hanno finito per darsele per il motivo che poi è sempre quello, la gelosia. Non erano tipe da quartieraccio, perciò vedere che si comportavano come belve rendeva la cosa più eccitante, perché magari da certi tipi di zarre te lo aspetti anche. Invece queste, tutte pettinate e precise, si sono tirate [si sono picchiate][...] poi le donne, come al solito, non sono capaci di picchiarsi, perciò sono più i capelli tirati e le parolacce che altro, alla fine scarica di adrenalina e pianto di nervoso. Le amiche cercavano di dividerle, un po’ ci si mettono gli amici maschi, ma la tendenza generale era sorseggiare il Mojito e godersi lo spettacolo” (t.r.a.)


CATOPTROFILIA. Condizione della persona che prova piacere nel masturbarsi o nel avere rapporti sessuali davanti ad uno specchio. È una parafilia che rivela una forte tendenza voyeuristica ma anche narcisistica, se il fuoco dell’osservazione dell’immagine riflessa riguarda prevalentemente se stessi e non il partner. L’osservazione dell’immagine riflessa potenzia l’effetto erogeno dell’atto sessuale compiuto anche perché consente una doppia prospettiva di visione. ¶ Dal gr. katoptron, specchio.


CATOPTROFOBIA. Timore di guardarsi allo specchio durante atti sessuali o anche solo di vedere riflessa la propria nudità. Alla base di tale fobia vi può essere una cattiva accettazione del proprio corpo, poiché ritenuto brutto o sgraziato in una sua parte. Una causa più seria può essere relativa ad un senso di colpa legato al sesso che verrebbe esasperato dalla percezione del proprio riflesso vissuto inconsciamente come giudicante e colpevolizzante o, consciamente, come prova visibile della colpa e del peccato. → catoptrofilia.


Mi aveva chiesto di farlo davanti allo specchio dell’armadio, non lo specchio sopra il letto, eh! Ma a me la cosa faceva stare a disagio, sarà perché con il mio corpo non ho un buonissimo rapporto... finivache era più il tempo che mi guardavo nello specchio a fare la rassegna dei difetti che altro. Ci abbiamo provato ma io ero troppo a disagio, lui ha capito e abbiamo smesso... Lo so che c’è rimasto male, però io proprio non ce la faccio” (t.r.a)


CAVALCATA. Termine gerg. con cui si indica un rapporto sessuale realizzato nella posizione dell’amazzone, cioè stando a cavalcioni sul corpo del partner supino o, più generalmente, un rapporto sessuale in cui figurativamente uno dei due partner viene considerato un cavallo da montare. → posizioni sessuali.


CAVALLA. Donna alta e procace, più spesso all’accr. cavallona. In generale il vocabolo è utilizzato in riferimento ad una donna con capigliatura castana o mora.


CAVIGLIERA. Dispositivo di contenzione prodotto in diversi materiali che agisce come le manette ma sulle caviglie, limitando il movimento delle gambe. È utilizzato soprattutto in ambito BDSM.


CAZZO. Sin. volgare di pene. ¶ Etimo incerto: 1) Derivato da capezzolo di cui sarebbe contrazione, dal lat. capitium, piccola testa, ad indicare il glande e, per sineddoche, l’organo nel suo complesso. 2) Dal lat. cassus, albero maestro di un’imbarcazione. 3) Da cazza, gazza ladra, che alcune voci regionalistiche definiscono “pica”, termine dialettale indicante il pene. 4) Da cazzare, sin. di cacciare in diversi dialetti settentrionali. 5) Dal lat. capito, -onis, cefalo, capitone o persona che ha la testa grossa, con rimando alla prima ipotesi etimologica.


Peni lunghi porteranno lo sperma a divenire troppo freddo prima che entri nella donna. La risposta? Prendete una donna alta, in modo che il suo lungo utero tenga tiepido lo sperma nel suo tragitto. (Giovanni Marinelli, 1585)


CAZZOFOBICA. Neologismo gerg. utilizzato in senso scherzoso o ingiurioso nei confronti di una donna che rifiuta il contatto sessuale come se patisse una qualche forma di timore angoscioso ed irrazionale nei confronti del sesso maschile.


CBT. Acr. di Cock & Ball Torture, sigla che raggruppa le attività di cock torture e ball torture; l’acr. simile CBTT aggiunge all’acr. il Tit Torture.


Mi piace un duro CBT autosomministrato, costruirmi “giochi di tortura” e cerco sempre delle discussioni, idee e nuove tecniche rispetto all’argomento. Corda, lacci, mollette, aghi, carrucole, sonde, elettricità sono fra le cose che m’interessano relativamente alla cosa. Attualmente sto costruendo un giocattolo che immobilizza totalmente il cazzo e le palle tramite mollette, forza l’inserimento di una sonda per mezzo di una bacchetta a vite, e due asticelle dotate di aghi a vite che lentamente penetrano nei miei testicoli. Ho quasi finito e sono pronto per una ‘prova su strada’” (Link)


CEFALEA SESSUALE. Mal di testa non accompagnato da altri disturbi che si presenta prima, durante o dopo l’attività sessuale. Una ricca aneddotica umoristica indica la cefalea fittizia come una delle scuse più comuni addotte dalla donna per evitare il rapporto sessuale. Esistono tuttavia diversi tipi di cefalea sessuale non simulata. Cefalea idiopatica da stress sessuale, forma simil-emicranica in donne con trascorsi di abusi sessuali in cui il dolore alla testa è un sintomo psicosomatico dell’inconscio rifiuto per il coito. Cefalea coitale, insorge durante o alla fine del rapporto e in genere precede l'orgasmo; è caratterizzata da dolore pulsante, solitamente occipitale, e si accompagna a contrazione dei muscoli facciali. È più frequente nei maschi. Cefalea orgasmica benigna, o cefalea esplosiva, che insorge improvvisamente subito prima o durante l'orgasmo. Il dolore è frontale, occipitale o diffuso e può durare ore o giorni. Cefalea posturale, insorge dopo l'orgasmo con crescente dolore alla testa se la persona rimane in posizione eretta, mentre pare ridursi se si sdraia; probabilmente dovuta ad abbassamento della pressione del liquido che riempie le cavità encefaliche e gli spazi meningei. Può durare settimane. Cefalea masturbatoria, insorgerebbe dopo la masturbazione ma è un evento raro e poco documentato in medicina.


CELIBATO. Lo stato dell’uomo non sposato (celibe). ¶ Dal lat. coelebs, che è dal gr. koite, letto matrimoniale + leipo, essere privi.


CEROTTO CONTRACCETTIVO. Antifecondativo ormonale combinato che unisce l’azione di un estrogeno e di un progestinico, esattamente come avviene per la pillola anticoncezionale estroprogestinica. Gli ormoni sono presenti sul lato del cerotto messo a contatto con l’epidermide e vengono rilasciati nel corpo in maniera lenta e continua. Il cerotto si applica su una parte muscolare del corpo (mai sul seno) il primo giorno del ciclo mestruale ed è cambiato sette giorni dopo con un altro cerotto, cosa che avviene una terza volta, finché, alla quarta, lo si toglie attendendo sette giorni senza alcuna applicazione; al termine dei sette giorni si applica un nuovo cerotto, esattamente 28 giorni dopo la prima applicazione. Le controindicazioni e i potenziali effetti collaterali sono gli stessi delle pillole anticoncezionali anche se il meccanismo di assorbimento e di metabolizzazione degli ormoni da parte tessuti corporei non è il medesimo; alcuni studi fanno sospettare che il cerotto contraccettivo esponga ad un maggiore rischio di trombosi. L’efficacia antifecondativa di tale farmaco ha un indice di Pearl teorico dello 0,3 e pratico di 8.


CESPUGLIETTO. Vedi boschetto.


CFNM. Acr. di Clothed Female Naked Male. Categoria pornografica incentrata su scene che vedono protagonisti uno o più uomini nudi e una o più donne completamente abbigliate o comunque meno esposte degli attori. Lo scenario che si viene a creare è caratterizzato da esibizionismo e sottile dominazione, in quanto la donna abbigliata nega all’uomo nudo la visione del proprio corpo; le scene così costruite prevedono che le donne umilino o abusino dell’uomo. La situazione opposta è definita Clothed Male Naked Female (CMNF). ¶ Ing.: donna vestita uomo nudo.


CHANSLASH. Nella slash fiction, media in cui vengono descritti personaggi minorenni in situazioni sessuali. → shotacon. ¶ Dal giapponese chan, suffisso vezzeggiativo usato nei confronti dei bambini, degli animali o delle persone amate.


CHAPSTICK. Detto di donna omosessuale il cui aspetto e comportamento sta a metà fra il modello butch e quello femme, quindi né troppo mascolina né troppo femminile. ¶ Ing.: lesbica che unisce l’uso dei chaps, pantaloni in pelle che lasciano le natiche scoperte (alcuni modelli anche i genitali), a quello del rossetto (ing. lipstick).


CHECCA. Termine gerg. e spregiativo indicante un omosessuale maschio particolarmente effeminato. ¶ Etimo incerto, probabile vezzeggiativo del nome Francesca, quindi con il significato di femminuccia.


CHEILOCUNNIDIPIA. Processo di visualizzazione mentale della bocca o delle labbra di una donna come richiamo simbolico alla vulva. → elitrostomia. ¶ Dal gr. kheilos, labbra + lat. cunnus, vagina.


Una donna con una bocca piccola e le dita della mano corte ha una vagina poco profonda ed è facile da soddisfare. Potete stare sicuri che una donna avrà labbra vulvari grosse e spesse se ha una bocca grande e delle labbra carnose. Se ha uno sguardo profondo, anche la sua vagina sarà profonda. Se una donna ha un paio di occhi grandi e luminosi, la sua vagina sarà stretta all’entrata ma spaziosa nella parte interna. Una donna con le fossette, sotto è stretta e corta. (Yu Fang Mi Chueh, I sec.)


CHEILOFILIA. Parzialismo relativo alle labbra e alla bocca. Il cheilofilo vede il più delle volte nella bocca femminile un richiamo simbolico alla vulva o alla vagina. Tale parafilia può essere associata all’odontofilia ed investire la bocca nella sua globalità come locus d’interesse parzialistico. È molto probabile che il soggetto possa avere una fissazione orale. → cheilocunnidipia, elitrostomia. ¶ Dal gr. kheilos, labbra.


La bocca è la prima cosa che guardo in una donna. La bocca e i denti. Non è solo una questione d’igiene o di denti dritti o storti, è proprio il contrasto cromatico fra il colore bianco dei denti e il colore rosso della lingua e dell’interno della bocca a piacermi. Il massimo è quando a quel contrasto si aggiunge quello delle labbra con il rossetto; non il rossettone rosso pacchiano ma quello rosso scuro, per la precisione il Rouge Noir della Chanel. A quel punto tutti i colori si saturano automaticamente, i denti diventano ancora più bianchi e quindi la lingua più rossa. Non dico che siamo a livello di feticismo ma se una donna ha una bella bocca, cioè una bocca che piace a me, dei bei denti ed è truccata così, io rimango incantato. Se la bocca c’entra con la vulva o me la ricorda? Non lo so, non penso. Di sicuro c’è che il sesso orale è una mia fissazione e pure i baci” (t.r.a.)


CHEIMAFILIA. Tendenza a trovare estremamente piacevoli i giochi sessuali che implicano l’utilizzo di ghiaccio o oggetti freddi, come ad esempio passare dei cubetti di ghiaccio sugli organi genitali o su altre parti sensibili del corpo (labbra, capezzoli, etc.). Difficilmente i giochi sessuali con il ghiaccio rappresentano l’unico modo per il soggetto di raggiungere il piacere, più spesso si tratta soltanto di sperimentazioni e di variazioni nel gioco sessuale di coppia; in alcuni casi, tuttavia, il freddo, gli oggetti legati ad esso e i fenomeni correlati strutturano fantasie di tipo feticistico. ¶ Dal gr. kheima, inverno.


“ […] diciamo un disegno che rappresenta una ragazza a braccia e spalle scoperte, e vestita solo del più sottile abito, sul ghiaccio di una pista di pattinaggio. Lei [la moglie del soggetto narrante] vede sempre questi miei disegni come uno scherzo, visto che naturalmente non prende seriamente le esagerazioni con le quali la mia immaginazione si rivela. Tali fantasie, accompagnate da masturbazione, sono state ricorrenti le volte che i rapporti sessuali con mia moglie non sono stati possibili per ragioni fisiologiche. Queste fantasie erano limitate a un solo soggetto: ragazzine che indossano abiti leggeri in pieno inverno” (Hirschfeld, 1935)


CHELIDOFILIA. Ricerca del piacere attraverso gesti di disprezzo, ad esempio strappando gli abiti del partner, offendendolo, umiliandolo. Il chelidofilo può deturpare gli abiti, il corpo o il viso di una donna per ottenere l’orgasmo ma il più delle volte ottiene lo stesso risultato limitandosi ad utilizzare una fotografia da pasticciare o strappare. La chelidofilia può essere complementare alla catagelofilia. → antipigmalionismo. ¶ Dal gr. kelidoo, imbrattare.


Hirschfeld ed Ellis citano il caso di un uomo che si eccitava fino all’orgasmo tagliando le gonne bianche delle donne che passavano per strada, oppure bruciandole con un sigaro, o ancora gettando sulle gonne inchiostro o acido. (Love, 1988)


CHEMISE CAGOULE. Sorta di pigiama pesante con un buco in zona genitale che permetteva al marito di penetrare e fecondare la moglie senza attardarsi in un contatto fisico che avrebbe accresciuto il piacere sessuale e di conseguenza il peccato morale. Tale capo d’abbigliamento, indossato da alcuni coniugi cattolici nel Medioevo, consentiva inoltre al partner di non vedere il corpo nudo dell’altro. ¶ Fr.: camicia cappuccio.


CHEM SESSION. Anche nota come party and play (PnP). Pratica diffusa in alcune subculture sessuali, raramente ben accetta nei siti o forum d’incontri, nella quale si organizzano feste in cui viene fatto largo uso di droghe per poi abbandonarsi a rapporti sessuali a due o di gruppo. ¶ Ing.: sessione chimica.


CHENTOFILIA. O deviazione del pungitore. Condizione di chi ottiene piacere sessuale solamente infliggendo punture con aghi, coltelli o strumenti appuntiti su specifiche parti del corpo (gambe, seno, orecchie, etc.). Il chentofilo è anche detto piqueur. È una parafilia che combina sadismo e feticismo, spesso riscontrata in killer sessuali. ¶ Dal gr. kenteo, pungere.


Nel 1817 in Francia fecero la loro comparsa i Pungitori. Tutto iniziò con un solo uomo che aveva il vizio di pungere con un qualche attrezzo le natiche delle passanti. Le notizie relative a questo tizio e al suo gesto inopportuno fecero il giro di Francia e presto comparvero degli imitatori. Dopo non troppo tempo i Pungitori fecero la loro comparsa anche in Germania (Amburgo e Monaco), in Inghilterra (Londra) e in Belgio (Bruxelles). La “moda” durò fino al 1821.


CHEZOFILIA. Condizione di chi ottiene piacere sessuale durante la defecazione e/o l’accompagna con atti masturbatori. È una parafilia che si caratterizza per una forte componente di erotismo anale, per cui non è improbabile che sia associata ad altre forme di sessualità anale o, in alcuni uomini eterosessuali, a omosessualità repressa. La chezofilia non è necessariamente collegata alla coprofilia. ¶ Dal gr. khezo, defecare.


Un caso di comportamento condizionato fu descritto da Havelock Ellis nel caso storico di un uomo del XIX secolo che da bambino aveva il permesso di stare nella stessa stanza delle cameriere mentre queste defecavano in un vaso da notte. Egli gradualmente iniziò ad erotizzare le natiche femminili e l’atto della defecazione. Da adulto fu scoperto mentre si masturbava su un vaso da notte che conteneva le feci di una donna che lui trovava attraente (Love, 1988)

 

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