XXI SEX

Nuova enciclopedia sessuale

 

 

 

DACNOFILIA. Piacere sessuale derivante dal mordere il partner. In alcuni casi la dacnofilia è legata a tendenze antropofagiche inconsce o si mostra come fenomeno correlato a clastofilia. In tutti i casi è segno di fissazione orale e tratti aggressivi per cui il marchio lasciato dalla morsicatura è segno di possesso. ¶ Dal gr. dakno, mordo.


Sono state identificate oltre 40 specie di mammiferi che si mordono mentre si accoppiano; circa il 25% delle persone, sia di sesso maschile che di sesso femminile, dichiarano di essere stati eccitati sessualmente da un morso dato dal partner. (Ellis, 1927; Weinberg, 1995)


DACRIFILIA. Eccitazione sessuale seguente o dipendente dal fatto di vedere il partner piangere, non necessariamente ma prevalentemente per tristezza. Il pianto, espressione di un momento di debolezza, consente al dacrifilo di prestare soccorso, aiuto e mostrarsi empatico, permettendogli di sentirsi utile e aprendo uno spazio di superiorità psicologica; il pianto dell’amato, soprattutto se legato ad un problema di coppia, è un evidente feedback dell’interesse della persona verso il partner. Il dacrifilo passivo, cioè colui che piange, può invece godere di un completo rilascio emotivo; il pianto è associato ad un rilascio di endorfine che innalzano l’umore e hanno un effetto analgesico, quindi il dacrifilo può utilizzare il pianto come si userebbero dei farmaci regolatori dell’umore. ¶ Dal gr. dakryon, lacrima. 


Mi piace quando la mia ragazza piange. Non so spiegare bene, però è bello. Oh, non che piange perché le ho fatto male! Non so, per un film, per la felicità anche. [...] Una volta avevo litigato con una tipa, fra l’altro aveva ragione lei, però facevo quello che non cedeva sul mio punto. Sta di fatto che lei se ne va in macchina e io m’allontano, poi mi arriva una telefonata dove mi dice di tornare indietro. Insomma, arriva, scende dalla macchina ed era una fontana di lacrime. Mi chiedeva scusa, che sarebbe cambiata... A me ha fatto un’incredibile tenerezza, anche perché alla fine aveva ragione lei e magari dovevo essere io a piangere. L’ho abbracciata e lei continuava a piangere, mi spiaceva ma allo stesso tempo ho sentito quanto ci teneva, mi sono sentito anche figo. Mi sono sentito anche una merda per questo” (t.r.a.)


DADDY. Nella subcultura leather, partner dominante in coppia con il boy. Scritto rigorosamente con la maiuscola. Il termine è usato anche nei confronti di donne lesbiche, bisessuali ed eterosessuali che assumono un ruolo paternalistico. In ambito ursino, il daddy bear è uomo dall'aspetto maturo, rassicurante e paterno; sovente, ma non necessariamente, di corporatura robusta. ¶ Ing.: paparino.

 

DAFNE, complesso di. Timore irrazionale che alcune donne mostrano rispetto al sesso e più nello specifico nei confronti della penetrazione. Sin. di coitofobia o fallofobia. ¶ Dal nome della mitologica ninfa greca che pur di evitare la seduzione di Apollo preferì trasformarsi in una pianta d’alloro.


DAISY CHAIN. Forma di sesso di gruppo nella quale tre o più persone ricevono e praticano una stimolazione orogenitale simultaneamente. L’unico modo di realizzare l’atto è creare una catena (o cerchio) in cui ogni “anello” è rappresentato da una persona che è stimolata oralmente dalla precedente e stimola oralmente i genitali alla successiva. Sono definite daisy chain anche le configurazioni non circolari: in tal caso la prima persona della catena non riceve stimolazione e l’ultima non stimola nessuno. ¶ Ing.: catena o coroncina di margherite.


DALILA, complesso di. Quadro psicologico relazionale di una donna che ha una sessualità attiva e promiscua con la finalità inconscia di punire gli uomini verso i quali prova grande aggressività, rendendoli deboli e castrando i loro desideri. ¶ Dalla biblica Dalila che privò Sansone della sua forza tagliandogli i capelli (Giudici 16:4-22). 


DANGLING. Pratica e/o attrazione per l’atto di sfilare parzialmente una scarpa e farla dondolare dalle dita, da molti ritenuto un gesto erotico e seduttivo tipicamente femminile. → retifismo, podofilia. ¶ Ing.: penzolamento.


Ero ad un rinfresco durante la festa dei coscritti dell’università, quando ho notato una giovane studentessa al tavolo degli ospiti che indossava un perfetto paio di ballerine. Aveva una gamba sull’altra e ho notato il modo in cui era tagliato il collo della sua scarpa [poiché la ragazza stava dondolando la scarpa], era obliquo e mostrava bene l’infossatura del piede. Lei ha gettato una sorta di sguardo su di me mentre io la stavo guardando. Quindi ha girato la testa per parlare alla persona che le stava a fianco e allo stesso tempo a piegato in giù le dita dei piedi. Non appena fatto questo, la scarpa è scivolata dalle sue dita e ha sbattuto a terra. Non so nemmeno se mi sono ripreso prima che qualcuno lo notasse ma mi sono sentito quasi come se la dovessi pagare per quella cosa” (Link)


DANZA DEL VENTRE. Versione moderna di un’antica danza orientale nata per esaltare la sessualità e la fertilità. Una delle prime forme di danza del ventre era nota come awalemed era usata in Egitto come strumento di educazione sessuale: la donna stava ferma sul posto e imitava i movimenti coitali, il cambiamento di posizione avveniva solo per agevolare la prospettiva dello spettatore. Nella ghaziyeh, un’altra antica forma di danza del ventre, le danzatrici si muovevano con una banda di tessuto che veniva fatta passare fra le gambe. Sovente le danzatrici avevano subito una clitoridectomia e quindi avevano bisogno di un’energica e prolungata stimolazione per raggiungere l’orgasmo; in questo tipo di danza era previsto che la donna gemesse di piacere. Oggigiorno la danza del ventre è ballata quasi totalmente dalle donne ma in casi rari può essere performata da danzatori professionisti. Alcune danzatrici del ventre ritengono che il termine ‘danza del ventre’ sia riduttivo poiché è tutto il corpo a muoversi, anche se il ventre sembra sia la parte più interessata dai movimenti. ¶ Dal fr. danse du ventre; in arabo raqs al sharqi.


DARKROOM. O blackroom. In alcuni locali privè, stanza riparata alla vista generale nella quale gli avventori possono incontrarsi per avere rapporti sessuali promiscui senza che possa essere chiaramente visibile la loro identità, in questo aiutati dal fatto che la darkroom ha un’illuminazione limitata o assente. ¶ Ing.: camera oscura.


DE CLÉRAMBAULT, sindrome di. Vedi erotomania.


DEEP THROAT. Forma specifica di fellazio in cui il pene eretto viene inserito in bocca per tutta la sua lunghezza e, dalle persone più pratiche nella tecnica, massaggiato con i muscoli preposti alla deglutizione. Il termine fu popolarizzato dal film pornografico ‘Gola Profonda’ (Deep Throat, 1972) che mostra le vicende sessuali di una donna che scopre di avere il clitoride in gola e quindi può raggiungere l’orgasmo solo tramite una stimolazione orale profonda. La pratica del deep throat non è di facile realizzazione poiché l’inserimento in bocca del pene per tutta la sua lunghezza può provocare istintivamente un riflesso di rigurgito che evidentemente riesce ad essere dominato da coloro che sono versati in tale atto. ¶ Ing.: gola profonda.


Uno dei miei ex fidanzati era assolutamente ossessionato dal deep throating. Aveva scaricato tonnellate di porno da un sito particolare [...]. Dopo sei settimane che ci eravamo messi insieme, ha copiato i video porno in due CD (o forse erano DVD) per me, etichettandoli “I Compiti di M.” e mi ha dato una stampata di dieci pagine che descriveva in dettaglio come imparare a fare il deep throat (incluso come intorpidire la gola [per evitare il riflesso di rigurgito] etc.). Mi sono abbastanza offesa per questo, in particolare per il fatto che eravamo ancora all’inizio della nostra relazione. Era il primo segno che lui era un maniaco del controllo. Mi sono così incazzata che ho strappato la stampata in un milione di pezzi dopo che, quel giorno, se n’è andato. Mai letta quella cosa” (Link)


DEFICIT ERETTIVO (DE). Anche disfunzione erettile. In passato definita impotenza. Incapacità a raggiungere o mantenere un’erezione adeguata per un soddisfacente rapporto sessuale. Alcuni autori differenziano il deficit erettivo, in cui l’erezione avviene ma non riesce ad essere mantenuta, dall’impotenza vera e propria, in cui l’erezione non ha luogo. Si fa distinzione fra un DE primario, se il problema si è manifestato fin dall'inizio dell'attività sessuale del soggetto, o DE secondario, se si è presentato in un secondo momento dopo un periodo di attività sessuale non problematica. Si può parlare anche di DE situazionale, se la disfunzione avviene in una data circostanza, e DE generalizzato se il problema si presenta in ogni circostanza. Il deficit erettivo è un problema assai diffuso: nel mondo ne soffrirebbe circa il 13% della popolazione maschile, il 2% tra 18 e i 34 anni e il 48% oltre i 70 anni. La percezione del problema è spesso ingigantita da alcuni modelli sociali in sinergia con le produzioni pornografiche che esaltano la prestazione sessuale e la durata del coito; da ciò deriverebbe un abuso di farmaci contro il deficit erettivo (→ inibitore PDE5). Si ricorda che la disfunzione erettile non è l’incapacità di mantenere un’erezione ininterrottamente per mezz’ora o più, bensì l’impossibilità di ottenere e mantenere l’erezione soprattutto nelle prime fasi del rapporto. Occasionali perdite d’erezione durante il rapporto sessuale non devono essere vissute come un segno o un sintomo patologico, ma semplicemente come la prova del fatto che la sessualità maschile ha i suoi modi e i suoi tempi, ben diversi dai “rigidi” e improbabili modelli di virilità tramandati e troppo spesso pubblicizzati come ideali. Il DE può dipendere da cause organiche (alterazioni del tessuto cavernoso del pene, riduzione dell’afflusso arterioso, disturbi neurologici, endocrini, ipertensione, prostectomia radicale, diabete), cause psicogene (stress, ansia da prestazione, depressione, incapacità di abbandonarsi alle proprie sensazioni, effetto Coolidge) o assunzione di farmaci (cortisone, ansiolitici, antipertensivi). Nel soggetto che lamenta DE ma che presenta erezione mattutina, è probabile che la sua disfunzione sessuale abbia una base puramente psicologica. L’età, il fumo e l’abuso di alcol sono fattori predisponenti. È bene che lo psicologo o lo psicoterapeuta dal quale si reca un uomo che lamenti il disturbo maschile dell’erezione si accerti, prima di iniziare un percorso terapeutico unicamente mirato ad analizzare ragioni psicologiche del problema, che siano state escluse dai professionisti medici eventuali patologie fisiologiche. Esse vengono indagate tramite flussimetria eco-dopler, elettrometria notturna, cavernosografia statica e dinamica, potenziali evocati sacrali (i quali analizzano integrità e funzionalità del nervo pudendo e dei centri nervosi dell’erezione), test alla papaverina, analisi dei tassi ormonali. Si elencano diversi tipi di deficit erettivo, alcuni dei quali non strettamente legati all’erezione ma ad una più generale incapacità di godere del rapporto sessuale e raggiungere l’orgasmo. DE anticoncezionale, forma d’impotenza funzionale e temporanea che colpisce l’uomo quando scopre che la compagna fa uso di anticoncezionali. DE coniugale, legato alla routine sessuale e all’abitudine che può subentrare con il partner abituale. Tale tipo d’impotenza può anche dipendere da sentimenti di collera o disgusto verso il partner che non è più percepito come attraente. → effetto Coolidge. DE da ansia, derivato da ansia da prestazione. DE da complessi incestuosi, derivato dall’identificazione inconscia del proprio partner con una figura genitoriale o con un consanguineo. DE da concezione, forma psicologica di coloro che, temendo di poter fecondare la propria partner e quindi causare una gravidanza indesiderata, sono incapaci di portare a termine il rapporto e di raggiungere l’orgasmo. DE da abuso, incapacità di ottenere o mantenere l’erezione poiché l’atto sessuale è seguente ad un precedente rapporto sessuale o a masturbazione. DE da disuso, forma d’impotenza psicologica secondaria che segue a prolungati periodi di astinenza. DE da divieto, disfunzione erettile di tipo psicologico derivata dal senso di colpa per l’attività sessuale che sarebbe vissuta inconsciamente come una trasgressione verso regole morali apprese. DE da incompatibilità anatomica, causato da una notevole differenza fra le dimensioni del pene in erezione e la capacità volumetrica della vagina di una data partner. DE da insuccesso, forma psicologica seguente a senso d’inferiorità verso un partner ritenuto sessualmente superiore per capacità amatorie o in altri ambiti (lavorativo, sociale, etc.). DE da profilattico, forma situazionale dovuta alla scarsa stimolazione del pene coperto dal lattice del preservativo e dalle manovre per indossarlo che tendono ad interrompere la progressione dell’eccitazione. Tale tipo di deficit erettivo colpisce maggiormente coloro che hanno avuto esperienza di rapporti sessuali non protetti e che quindi conoscono a priori la differenza di sensazioni sessuali che si hanno con e senza il preservativo e che affrontano negativamente prevenuti il momento di indossare il profilattico. DE della luna di miele, forma psicologica situazionale conseguente all’inesperienza e alla forte eccitazione per le prime esperienze di sesso completo con il coniuge; è una forma d’impotenza che sta scomparendo data la comune tendenza a fare esperienze di sesso prematrimoniale. DE da stress, forma psicologica dovuta ad un concomitante periodo lavorativo stressante che drena le energie e si accompagna a preoccupazioni. DE del soldato, forma secondaria dovuta a rapporti sessuali frettolosi e vita in comune con membri dello stesso sesso, come accadeva durante il servizio militare. DE diabetico, forma organica che colpisce buona parte dei maschi che soffrono di diabete mellito. DE elettivo, forma d’impotenza funzionale che si manifesta solamente con un dato partner. DE iatrogeno, forma d’impotenza biochimica derivata dall’uso di alcuni farmaci quali ipotensivi, neurolettici, antiandrogeni, etc. DE nevrastenico, forma transitoria caratterizzata da eiaculazione a pene flaccido per indebolimento del centro dell’erezione. DE organico, dovuto a problemi circolatori o del sistema nervoso, età, abuso di alcol, droga o uso di farmaci. DE parziale, caratterizzata da erezione insufficiente, instabile o dolorosa. DE psichico, o funzionale, dovuto a cause psicologiche e non fisiche.


Alcune frasi inviate tramite email spam per pubblicizzare la vendita di farmaci contro il deficit erettivo, procedure d’ingrossamento dei genitali o sostanze che aumentano il volume del liquido seminale eiaculabile. “Le donne dicono sempre: le dimensioni contano!” “Aumenta le dimensioni del tuo pene in un giorno” “Allarga la tua virilità” “A nessuna ragazza fregherà nulla di te se hai un pene piccolo” “Sii un uomo e aggiungi una terza gamba” “Con queste pillole potrai sparare lo sperma come un pornostar” “Pene allargato in 2 ore!” “A lei piace il mio nuovo pisello!” “Vuoi essere abbastanza grosso da scioccare la gente?” “La lascerai senza parole” “Sentiti orgoglioso quando ti troverai nello spogliatoio” “I tuoi amici ti invidieranno” “Allarga il tuo conto in banca di 4-6 cm in pochi giorni” “Uccelli mostruosi a prezzi scontati” “Non preoccuparti del tuo piccolo stupido pene, ah ah!” “Pensi di poter ancora scopare come chi ha un cazzo da macho?” “Mantieni l’erezione per 72 ore!” “Uomini, lasciate che le pillole parlino per voi” “E’ arrivato il momento di fare l’upgrade al tuo sistema?”.


DEFLORARE. Privare della verginità lacerando l’imene. ¶ Dal tardo lat. deflorare, cogliere il fiore.


In alcune zone del Perù, alcuni decenni or sono, era usanza che fosse la madre a deflorare la propria figlia in un rito compiuto poco prima del matrimonio. Alla presenza dei parenti dello sposo, la madre lacerava l’imene con un dito, così da dimostrare pubblicamente la purezza della figlia.


DEIPNOFILIA. Parafilia di tipo nevrotico in cui l’alimentazione, il cucinare e il nutrire le altre persone assumono un valore sostitutivo rispetto alla sessualità. Si osserva soprattutto in alcuni soggetti con vita sessuale poco gratificante o assente questa tendenza a canalizzare nella creazione e preparazione di ricette la propria libido frustrata, e ad ottenere gratificazione dall’offrire il cibo accuratamente preparato ad amici e parenti, beandosi della reazione soddisfatta di quelli e della gioiosa dimensione conviviale. Di norma il deipnofilo preferisce offrire e veder mangiare le proprie creazioni piuttosto che saziarsi con esse, quindi non si può parlare di un disturbo di tipo alimentare. Sovente il deipnofilo ama anche molto parlare di cucina e di ricette, e sarà molto lieto di insegnare a cucinare e a diffondere i propri segreti culinari. ¶ Dal gr. deipnon, pranzo.


DELIRIO EROTICO. O delirio erotomaniacale. Vedi erotomania.


DEMI-MONDAINE. O demimonde. Cortigiana francese la cui fortuna si ebbe nel XIX secolo e terminò negli anni della Prima Guerra Mondiale, surclassata da un modello femminile più rigoroso rappresentato dalle Suffragette. La demi-mondaine viveva al limite della buona società, mantenuta dai propri amanti tramite regali e donazioni in contanti versati per la sua compagnia e, soprattutto, per le sue prestazioni sessuali. Le demi-mondaines si distinsero per lo stile di vita edonista, la loro scaltrezza sociale e la capacità seduttiva. ¶ Il termine deriva dalla commedia “Le Demi-Monde” (1855) di Alexandre Dumas e sottolinea lo stato di quel tipo di cortigiana che viveva solo per metà nel bel mondo.


DEMIVIERGE. O demi-vierge. Sin. di vergine fisica. ¶ Fr.: vergine a metà.


DENDROFILIA. O fitoerotofilia. Proclività a sentirsi eccitati sessualmente in mezzo agli alberi o usare parti di essi (rami, foglie, etc.) per attività sessuali. Il soggetto può anche venerare gli alberi come simboli fallici. ¶ Dal gr. dendron, albero.


William Shaw, 21 anni, è stato condannato a non entrare mai più al Central Park di Airdrie (Scozia) dopo essere stato arrestato, nel settembre 2009, per essersi calato i pantaloni ed aver tentato di avere un rapporto sessuale, in pieno giorno, con una pianta di detto parco. (Notizia apparsa sul The Daily Telegraph, 21 gennaio 2010)


DEPRAVAZIONE. Corruzione e pervertimento che, in ambito sessuale, porta il soggetto (depravato) ad una dimensione insanabile di immoralità e spudoratezza. ¶ Dal lat. depravatio, comp. da de + pravum, deforme, perverso.


DEPRIVAZIONE SENSORIALE. Pratica, soprattutto diffusa in ambito BDSM, che, tramite l’utilizzo di dispositivi ed accorgimenti, è mirata alla limitazione in tutto o in parte delle percezioni sensoriali, ad esempio usufruendo di  oggetti quali il cappuccio d’isolamento. La deprivazione sensoriale, oltre ad esprimere una dinamica di dominazione/sottomissione, aumenterebbe lo stato di eccitazione mentale del soggetto che subisce deprivazione, il quale non può prevedere le mosse del partner. → Amsterdam box.


DERMOFILIA. Feticismo per la pelle, sia in forma di cuoio, sia relativo al contatto epidermico con persone o animali. ¶ Dal gr. derma, -atos, pelle.


DERMOGRAFOFILIA. Tendenza a trovare particolarmente piacevole nel lasciare segni sulla pelle del partner, realizzati durante il rapporto sessuale o i preliminari. Generalmente i segni sono graffi o piccoli ematomi (succhiotto). Soprattutto questi ultimi rivelano la finalità della dermografia che è una marchiatura del partner per rivendicarne il possesso fisico. ¶ Dal gr. dermos, pelle + grapho, scrivere.


Mi piace mordere il mio ragazzo e anche graffiarlo. Non che gli faccio uscire il sangue! Anche lui si diverte. È bello vedere poi quei segni sul suo corpo dopo che abbiamo fatto l’amore ma non faccio cose che lasciano segni che durano a lungo, tipo i succhiotti, quelli li facevo da ragazzina. Però è bello, non so spiegare, lo sento più mio...” (t.r.a.)


DESESSUALIZZAZIONE. Meccanismo di difesa psicologico tramite il quale un soggetto, inconsciamente, elimina ogni elemento e/o contenuto sessuale dalle proprie rappresentazioni ed esperienze emotive. La desessualizzazione permette di evitare nuove esperienze potenzialmente frustranti, eliminando ed evitando le pulsioni sessuali e sostituendole con la razionalità e la tendenza all’idealizzazione, che proiettano il soggetto in un universo noto, tranquillizzante e privo di pericoli, anche se non genuinamente gratificante.


DESIDERIO SESSUALE IPERATTIVO. Vedi ipersessualità.


DESIDERIO SESSUALE IPOATTIVO. Vedi iposessualità.


DESPERATION. Vedi omorashi. ¶ Ing.: disperazione.


DEVOTISMO. Attrazione, più spesso di natura sessuale, nei confronti di persone disabili. Molto spesso si riferisce in maniera specifica a chi è attratto da persone che hanno sofferto amputazioni. Chi si riconosce nel devotismo è detto devoto; tuttavia per alcuni di essi il termine devoto ha una valenza negativa poiché eccessivamente legato al fattore sessuale e quindi preferiscono autodefinirsi admirers. L’attrazione del devoto si può estendere in modo feticistico dal disabile ai suoi ausili. Ci sono diverse tipologie di devoti: wheelchair devotee, attratto da disabili che utilizzano la carrozzina; polio devotee, attratto dai poliomielitici; crutcher devotee, attratto dall’uso delle stampelle; eye devotee, attratto dai non-vedenti, amplover, amante degli amputati. In ogni caso qualsiasi forma di disabilità è passibile di essere “devotizzata”: distrofia, paraplegia, tetraplegia, trauma ortopedico, etc. → cast fetish, acrotomofilia, abasiofilia.


Allora, riporto la mia esperienza con due donne devotee con cui mi sono incontrato. Premessa: ero curioso d’incontrami con persone che avevano fantasie strane su ausili ortopedici o disabilità varie, ma non avevo preclusioni particolari. Gli incontri per me avevano solo una finalità: il sesso. Con la prima è stato tutto molto tranquillo: abbiamo parlato, fatto sesso e poi ognuno a casa sua (siamo rimasti in contatto). Invece la seconda dev [devota] si era più "coinvolta" ed anche spaventata; poco sesso, molte parole, poi per non creare continui imbarazzi, la storia si è chiusa. Questo è quanto. Se in futuro dovessi incontrare altre dev, non mi farei particolari problemi. I dev sono "perversi"? Mah, personalmente li ritengo un po' feticisti, sono loro a spaventarsi delle loro fantasie che ritengono particolari. Non vedo grandi differenze tra chi si eccita vedendo una scarpa o un bustino e chi invece si eccita vedendo una stampella o una carrozzina... questione di gusti!” (Link)


DHAT, sindrome. Disturbo psicosessuale diffuso primariamente nel subcontinente indiano ma riscontrato in altre zone del mondo, tale da mettere in dubbio l’iniziale ipotesi che tale sindrome fosse legata alla cultura. In tale patologia psicologica il paziente denuncia di soffrire di eiaculazione precoce o deficit erettivo severo, con l’idea associata che nelle proprie urine possa trovarsi dello sperma; ciò tuttavia non è suffragato da spermaturia o da fenomeni di eiaculazione retrograda. La sindrome di Dath sembra essere la somatizzazione di un più diffuso stato depressivo. ¶ Dall’indiano dhat, angoscia da perdita di seme.


DIAFRAMMA. Contraccettivo di barriera, in lattice o silicone, dalla forma di cupola con il bordo arrotolato e, in genere, fornito d’archetto flessibile. Il diaframma viene collocato a mano all’interno della vagina con un bordo che va a corrispondere col fornice posteriore mentre la parte opposta si posiziona sulla parete anteriore della vagina; il tipo di diaframma più piccolo che aderisce alla cervice uterina è definito più propriamente cappuccio cervicale. La sua posizione all’interno della vagina, bloccando l’accesso alla cervice, impedisce agli spermatozoi di risalire le vie sessuali femminili. Tale dispositivo va inserito prima del rapporto sessuale e può essere tolto solo 6-8 ore dopo il coito; una volta tolto e deterso secondo le indicazioni, il diaframma potrà essere riutilizzato anche per alcuni anni. Date le metodiche d’inserimento, utilizzo e conservazione, occorre che il diaframma sia prescritto da un ginecologo che avrà anche l’accortezza di spiegarne il funzionamento. Il diaframma ha un indice di Pearl medio di 10, che diminuisce se usato in associazione con crema spermicida.


DIANA, complesso di. Per la psicoanalisi, tendenza viriloide presente in quelle donne che tramutano il proprio desiderio inconscio di avere gli attributi maschili in aggressività con connotazioni falliche sostitutive, ad esempio appassionandosi all’uso di armi bianche. ¶ Dal nome della divinità romana personificazione della donna guerriera.


DIAPERISMO. Parafilia relativa all’uso di pannoloni assorbenti per adulti incontinenti. L’uso dei pannoloni è tipico nell’infantilismo ma nel diaperismo l’utilizzo di quel tipo specifico di assorbente igienico può essere svincolato dal gioco sessuale che mima le dinamiche infantili, quindi il diaperista (diaper lover o DL) può non sentire il bisogno di fingere di essere un infante, ma semplicemente ama indossare i pannoloni, in genere perché questo risveglia delle memorie infantili piacevoli ed eccitanti. Alcuni DL indossano i pannoloni mettendo a contatto con la pelle dei genitali una sostanza viscosa o irritante in modo da procurarsi un effetto di stimolazione epidermica che simulerebbe la sensazione provata nella prima infanzia dopo aver defecato o urinato nel pannolone. ¶ Dall’ing. diaper, assorbente igienico per l’incontinenza.


Oguz e Uygur descrivono il caso di un feticista del pannolone di 22 anni. Sua madre era psicologicamente distaccata da lui. L’oggetto feticcio, il pannolone, fu riconosciuto durante l’infanzia a circa 4 anni. Il paziente esibì il suo primo comportamento perverso all’età di 6 anni. A 12, il comportamento perverso divenne sessualmente eccitante. Durante la pubertà l’oggetto feticcio divenne sessualmente attraente. Successivamente il paziente imparò a controllare quel comportamento (Aggrawal, 2009)


DIASTEUNIA. Condizione della coppia i cui membri dormono in letti separati. ¶ Dal gr. diistemi, dividere + eyne, letto.


DIDASCALOFILIA. Tendenza a innamorarsi e provare attrazione sessuale per maestri, per persone che abbiano un ruolo sociale di riferimento o una posizione lavorativa superiore, ma senza che il sentimento abbia basi veniali. È un fenomeno comune in età giovanile ma può, in alcuni soggetti, diventare un fatto ricorsivo. Come in età infantile, anche in età adulta l’innamoramento per l’insegnate, o una figura simile, rappresenterebbe il riattivarsi dell’attrazione edipica verso il genitore o comunque per un soggetto più anziano, carismatico e di riferimento. ¶ Dal gr. didaskalos, maestro.


Amo la mia professoressa [...], divento gelosa degli altri studenti, voglio essere la sua studentessa favorita, sono una ragazza e non sono lesbica. La amo nonostante questo e avrei sempre voluto che lei fosse mia mamma. Mi fa sempre dei complimenti e questa potrebbe sembrare la cosa più normale ma non la è, perché io sono seguita dagli assistenti sociali e quando questi sono entrati in campo, le cose sono diventate difficili e le ho odiate e non ho potuto studiare molto. Ogni giorno cercavo una ragione per vederla. Scrivo sempre il suo nome (un nomignolo che le ho dato) dappertutto sul mio libro. Le dico sempre tutto. La rispetto sempre come fosse mia mamma. [..] Ma la cosa che fa così male è che non le posso dire niente di questo, temo ciò che può succedere. Penso che sappia un po’ di ciò che provo per lei ma non tutto” (Link)

 

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Text copyright © Alessandro Pedrazzi 2010 - All rights reserved
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