XXI SEX

Nuova enciclopedia sessuale

 

 

 

 

DIDCAP. Immagine, o altro media, che ritrae una scena di ‘damigela in pericolo’, fantasia sessuale caratteristica di certi ambiti BDSM. ¶ Dall’acr. ing. DID (Damsel In Distress, damigella in pericolo) + CAP (video CAPture, cattura video).


DIETA SESSUALE. Stile di vita sessuale pianificato in modo che le pratiche attuate aumentino il livello di benessere psicofisico. Ad esempio una regolare vita sessuale potrebbe portare benefici al sistema cardiocircolatorio e immunitario, brucia calorie e, sul piano psicologico, rafforza il legame emotivo con il partner o potrebbe potenziare la capacità di socializzazione.


DILDO. Sin. di fallo artificiale, dotato o privo di dispositivo vibrante. ¶ Termine ing. di etimo incerto, forse da diletto; il termine apparve la prima volta in “Choise of Valentines or the Merie Ballad of Nash his dildo” di Thomas Nashe (1593 ca.).


DILETTO. Sin. desueto di fallo artificiale.


DIMORFISMO SESSUALE. Fra individui di genere sessuale differente nella stessa specie, manifestazioni di differenze anatomiche, endocrine, morfologiche e comportamentali. Nella sessuologia attuale prevale l'opinione che il dimorfismo sia dovuto non solo a motivi biologici, di carattere genetico, ma anche a elementi sociali e psichici. Per questo si è abbandonata la pretesa di determinare l'appartenenza di un individuo ad un sesso esclusivamente in base alle caratteristiche sessuali primarie e secondarie, ma si fa riferimento a molteplici fattori per classificare un individuo come maschio o femmina.


DIONEISMO. Sin. di eterosessualità. ¶ Da Afrodite Dione.


DIONINGO. Maschio eterosessuale. La donna eterosessuale è detta dioningina. ¶ Da Afrodite Dione. Termine coniato da K. H. Ulrichs (→ uranismo).

 

DIPENDENZA SESSUALE, disturbo da (DsS). Vedi ipersessualità.

 

DIPPOLDISMO. Forma di pedosadismo in cui il piacere deriva dal picchiare ferocemente i bambini. Il termine fa particolare riferimento all’atteggiamento di estrema e inutile severità di alcuni insegnanti o educatori che maltrattano i loro scolari. L’adulto che ha l’abitudine di percuotere i bambini prova necessariamente piacere psicologico per tale atto sadico (anche se non strettamente di tipo sessuale), in quanto se non percepisse un senso di gratificazione da tale comportamento, il comportamento stesso non riceverebbe rinforzo, sarebbe minato dall’empatia e dal senso di colpa e perderebbe di continuità. È la cronicità del comportamento che ne rivela la sua natura gratificante. ¶ Dal nome di Andreas Dippold, isegnante tedesco sadico che nel 1903 picchiò a morte l’alunno Heinz Koch.


Una rettrice acconsentiva che un banchiere potesse osservare le punizioni corporali inflitte ad alcune studentesse che, messe in fila ed alzata loro la gonna, venivano fustigate per le più diverse infrazioni. La rettrice riceveva una paga settimanale per questo favore. (Hirschfeld, 1966)


DIRTPIE. Vedi creampie. ¶ Dall’ing. dirty, sporca + pie, torta.


DIRTY SANCHEZ. Loc. gerg. che indica l’atto di macchiare con le feci il labbro superiore del partner in seguito ad un rapporto anale, realizzando ciò con la punta del pene subito dopo averlo estratto dal retto. Si tratta di una pratica più discussa che realizzata, legata a coprofilia se agita consensualmente oppure compiuta come atto di dominazione e umiliazione. ¶ Ing.: Sanchez sporco; il termine pone un parallelismo fra i baffi castani di un uomo messicano e la sbavatura fecale fatta sotto il naso.


DISABIGLIOFOBIA. Timore irrazionale e incontenibile di spogliarsi davanti a qualcuno, che, oltre alla sfera sessuale, si può estendere a tutte quelle situazioni sociali in cui è naturale togliersi i vestiti (visita medica, spiaggia, piscina, etc.). Il soggetto cercherà di evitare attentamente tutte le situazioni che richiedono di spogliarsi di fronte a qualcuno, compromettendo sensibilmente la propria vita sociale e, ovviamente, quella affettivo-sessuale. La disabigliofobia nasce generalmente da una scarsa confidenza con la propria nudità, il più delle volte per qualche difetto fisico o, in casi più complessi, dall’idea ossessiva di avere una parte del corpo deforme o sgraziata (dismorfofobia). ¶ Dal fr. déshabiller, svestire.


Non mi piace affatto svestirmi davanti a qualcuno, le volte che l’ho dovuto fare l’ho fatto nel modo più veloce possibile. [...] Ovviamente non mi piace molto andare al mare a mostrare il mio corpo e quando faccio sesso con il mio ragazzo chiedo sempre di abbassare le luci, perché non voglio che noti i miei difetti che puoi immaginare quali sono [il soggetto è sovrappeso]. Mi ficco subito sotto le coperte o mi copro in qualche modo. Lui pensa che mi faccia desiderare o che faccia la ritrosa ma è che mi vergogno. [...] Mi rassicura sempre rispetto al mio aspetto fisico ma non funziona” (t.r.a)


DISCIPLINA. Imposizione di regole e comportamenti nelle scene di dominazione, nonché punizioni usate per farli rispettare. Il termine è soprattutto utilizzato in ambito BDSM.


DISFORIA DI GENERE. Disagio e malessere psicologico associato al disturbo dell’identità di genere.


DISMENORREA. Anche algomenorrea, menorralgia o crampi mestruali. Mestruazione dolorosa nella quale i dolori si manifestano in zona pelvica o lombosacrale, non di rado accompagnati da mal di testa e nausea. La dismenorrea primaria è tipica dei primi anni di flusso mestruale ed è legata ad un insufficiente sviluppo dell’utero. La dismenorrea secondaria inizia a distanza dal menarca ed è dovuta a condizione patologica dell’apparato genitale. ¶ Dal gr. dys, male + men, menos, mese + rheo, scorro.


DISMORFOFILIA. Attrazione sessuale selettiva verso persone con evidenti deformità fisiche congenite o acquisite. Come per la maggior parte delle parafilie in cui l’elemento di attrazione è un handicap, anche la dismorfofilia è caratteristica di soggetti che cercano partner deboli, manipolabili, non troppo indipendenti e verso i quali ci si possa sentire utili, apprezzati come persone generose e sensibili. → teratofilia. ¶ Dal gr. dysmorphos, deforme.


DISMORFOFOBIA. Timore ossessivo e irrazionale per la propria immagine corporea o per una parte circoscritta del proprio corpo che è ritenuta irrealmente sgraziata o deforme. Se investe una parte specifica, tale fobia di solito nelle donne riguarda il seno, il fondoschiena, le gambe e i capelli; negli uomini: il pene, i capelli, il torace, le braccia, il ventre. Le parti corporee incriminate spesso sono quelle che hanno un ruolo in ambito sessuale o seduttivo, in modo diretto o come specchio di femminilità o virilità. La dismorfofobia, che colpisce soprattutto soggetti giovani con bassa autostima, mina pesantemente le relazioni sociali, può portare a stati patologici mirati al miglioramento o controllo dell’aspetto fisico (anoressia, bigoressia), spinge a richiedere operazioni di chirurgia estetica non necessarie, accresce l’isolamento sociale e le problematiche sessuali (disabigliofobia). → dismorfofilia.


Secondo un articolo comparso negli “Archives of General Psychiatry” le persone affette da dismorfofobia sono circa l'1-2% della popolazione. Tramite la risonanza magnetica funzionale è stato possibile rilevare che nel cervello dei dismorfofobici, posti di fronte al proprio volto, si accendono in modo anomalo diverse aree cerebrali non solo nella corteccia visiva ma anche nel sistema frontostriatale, e l’attivazione di questa zona è tanto più marcate quanto più grave è la sindrome dismorfofobica.


DISPAREUNIA. Ricorrente o persistente dolore genitale che si manifesta durante il rapporto sessuale e che può colpire sia i maschi che le femmine. Nella donna la dispareunia non va confusa con la vulvodinia, che si manifesta anche in assenza di contatti sessuali e non è causata esclusivamente da vaginismo o da mancanza di lubrificazione. La sede del dolore può aver luogo nella zona dell’ostio vaginale, medialmente o nel fondo della vagina e sebbene generalmente si presenti durante il coito può manifestarsi anche prima e dopo esso; le cause possono essere di tipo immunitario, ormonale, infiammatorio, neurologico, vascolare e psicogeno. Nell’uomo, la dispareunia può essere causata da malformazioni peniene (fimosi, frenulo breve, induratio penis plastica) così come da patologie a carico dei genitali della partner: imene fibroso, riduzione del lume vaginale, lubrificazione assente, etc. Si può avere: dispareunia primaria, o permanente, se il disturbo ha sempre avuto luogo; dispareunia secondaria, o acquisita, se segue un periodo di rapporti sessuali nei quali non compariva dolore; dispareunia situazionale, se legata a determinate circostanze o a determinati partner; dispareunia occasionale, se si presenta in maniera casuale. La dispareunia è una patologia che, se non trattata, tende a cronicizzare. ¶ Dal gr. dys,cattivo + pareunos, compagno di letto.


In pratica mio marito ed io abbiamo avuto un rapporto sessuale completo una manciata di volte da alcuni anni, a causa del dolore che mi causa. Ci soddisfiamo sessualmente in altri modi ma questa cosa sta diventando un problema. Lui vuole essere come le “coppie normali” e anche a me piacerebbe ma non riesco a gestire il dolore dentro di me e se sento male non ci si diverte affatto. Sto piangendo mentre scrivo questo e non so cosa fare di me stessa! Sono un casino! Mi sento come se non riuscissi a soddisfarlo e quindi lo perderò. Lui è stato comprensivo per anni ma non posso aspettare che lui regga questa cosa con me per sempre...” (Link)


DISPOSITIVO INTRAUTERINO (IUD). Comunemente noto come spirale. Contraccettivo di piccole dimensioni prodotto in materiale plastico di forma variabile (a T, a Y o a 7) predisposto per essere inserito nell’utero. Esistono due tipi di dispositivi intrauterini. Sullo IUD in rame è avvolto a spirale un filo di rame i cui ioni bloccano i movimenti e la sopravvivenza degli spermatozoi nell'utero così da impedire l’incontro con l’ovulo e la fecondazione. Lo IUD ormonale rilascia gradualmente progesterone, ormone che, come nel caso della pillola anticoncezionale, altera la formazione dell’endometrio stabile e quindi compromette la condizione d'annidamento dell’ovulo fecondato; questo contraccettivo ormonale ha una durata attiva media di 2-5 anni. I dispositivi devono essere inserti nell’utero da un ginecologo che valuterà se l’utilizzo di tale contraccettivo sia adatto al caso, in quanto lo IUD può causare aumento del flusso mestruale, infiammazione uterina, infezioni genitali e quindi compromissione della fertilità. Il corretto utilizzo dello IUD garantisce tuttavia un indice di contraccezione di 1-2,5 (indice di Pearl). Dato che i dispositivi uterini non solo impediscono la fecondazione ma ostacolano l’annidamento dell’embrione, essi sono considerati da alcune persone dispositivi abortivi.


DITALINO. Termine gerg. con cui si indica la stimolazione della vulva, e specialmente del canale vaginale, tramite l’inserimento di uno o più dita.


Fra i maschi della tribù indiana Crow del Nord America era uso comune aggirarsi di notte fra le tende cercando una partner sessuale. Il giovane uomo, trovata una tenda che ospitasse una donna, infilava una mano nel teepee e provava a stimolarle i genitali. Una volta stimolata, il ragazzo cercava di convincerla a farlo entrare in tenda per fare l’amore.


DITO STIMOLANTE. Prodotto dell’oggettistica sessuale realizzato come una guaina di silicone o gomma da indossare su un dito per la stimolazione del clitoride e della vulva. Il dito stimolante può essere corredato di dispositivo vibrante, mentre la parte esterna della guaina è solitamente dotata di piccole protuberanze per aumentare e variare la stimolazione.


DOCCIA. Termine relativo ad alcune pratiche nelle quali vi è l’emissione sul corpo del partner di sostanze allo stato liquido, in genere di origine corporea. Con doccia marrone si indica una scarica di feci emessa sul partner (in ing. brown shower, da cui l’acr. BS) → coprofilia. La doccia romana è un getto di vomito che viene emesso sul corpo del partner, ovvero pratica sessuale in cui viene rigurgitato sul partner acqua, vino o altri alimenti/bevande precedentemente ingeriti (→ emetofilia). Quest’ultimo termine prende spunto dall’usanza romana di vomitare dopo pasti abbondanti e quindi riprendere a mangiare. Vedi anche golden shower, milk shower, sperm shower, spit shower.   


DOCKING. 1) Forma di masturbazione nella quale due uomini pongono il proprio pene l’uno di fronte all’altro, un soggetto tira indietro il prepuzio mentre il secondo spinge il proprio sul glande scoperto del primo, così da agganciare i due organi sessuali. In tale posizione la pelle del pene viene mossa in avanti e indietro scorrendo su entrambi gli organi genitali. Gli uomini circoncisi possono utilizzare un prodotto dell’oggettistica sessuale in silicone, detto docking sleeve (manicotto per il docking) che può essere usato come un prepuzio artificiale. 2) Feticismo specifico per le calze, indossate o osservate sul corpo di altre persone. ¶ Ing.: calza, manicotto.


Ben era il mio amico d’infanzia ed era circonciso e voleva avere indietro il suo prepuzio [...] Quindi un giorno Ben mi chiese se potesse mettere il mio prepuzio sul suo pene e io dissi che avrei voluto provare. Avevo un prepuzio lungo e si poteva stirare perciò ci siamo tirati fuori i nostri piselli, punta contro punta, e io spinsi il mio prepuzio in dietro e abbiamo fatto docking, come lo chiamano, e quindi ho spinto il prepuzio avanti sul suo pene e Ben si deve essere sentito bene ad avere un prepuzio sul suo pene” (Link)


DOGGING. Pratica sessuale, nata con questo nome nel Regno Unito, consistente nello spiare individui che fanno sesso in automobile con il consenso implicito di questi ultimi. non di rado, dopo alcuni minuti di osservazione, il voyeur si avvicina alla coppia e fa sesso con essa, realizzando una peculiare forma di scambismo; la scena di dogging può essere organizzata anche previo appuntamento fra le parti. Esistono zone del territorio urbano ed extraurbano dove i soggetti voyeuristi e quelli esibizionisti sanno di potersi recare per realizzare questa particolare pratica. Si tratta di dogging anche quando alcune coppie praticano sesso orale in automobile mentre percorrono l’autostrada sapendo che gli autisti degli automezzi pesanti possono osservarli, data la loro posizione di guida elevata. ¶ Dall’ing. dog, cane; dall’osservazione del comportamento di alcuni proprietari di cani che, con la scusa di portare fuori il loro animale per i bisogni quotidiani, spiano le coppie appartate che fanno sesso.


I dieci comandamenti del dogging. 1) Indossa il preservativo per evitare malattie e gravidanze indesiderate. 2) Non fare sesso davanti a minorenni né a persone disinteressate ad osservare ciò che stai facendo, non fare chiasso e non attirare l’attenzione. 3) Non metterti fra la scena e chi guarda, cioè non oscurare la visione degli altri amici doggers e rispetta chi è arrivato per primo. 4) Guarda con gli occhi, non con le mani, finché non vieni invitato. Non toccare le persone senza un loro esplicito permesso. 5) Onora la santità del diritto di una donna di rifiutare. 6) Onora l’anonimato di chi è sul posto. Quindi non esporre, ricattare o compromettere in altro modo la privacy degli amici doggers. 7) Non danneggiare le zone pubbliche e non entrare in proprietà private. 8) Desidera la moglie del dogger e scambia e rendi felice la tua compagna e tutti i partecipanti. 9) Prima di andartene pulisci tutto, porta con te i preservativi usati, i fazzoletti e il resto della spazzatura e mettila nel cestino. 10) Guida con prudenza e rispetta le leggi, sia mentre sei al volante sia quando parcheggi, ricordandoti di mettere il freno a mano quando sosti. 63


DOLLER. Soggetto che ha un’attrazione sessuale verso le bambole, soprattutto se dotate di qualche meccanismo che possa rendere i loro movimenti automatizzati. Il doller può trovare eccitante anche l’idea di essere una bambola, o di essere trasformato in una bambola o che il proprio partner finga di esserlo; a questo proposito possono essere organizzati giochi di ruolo in cui il soggetto, vestito come una bambola, e pressoché immobile, si lascia gestire dal partner. Il doller può vestirsi o riprodurre giochi sessuali che ricordano l’infanzia ma in genere non è un soggetto pedofilo. → psicocheirofilia.


Si cita il caso di una donna che in giovane età era stata molestata sessualmente da diverse persone le quali la trattavano come una bambola. Evidentemente la donna ha represso questi ricordi proiettando la sua identità in bambole giocattolo. Quando la signora si sposò, il marito non accettava che quella giocasse continuamente con le bambole e le buttò via tutte. La donna entrò in depressione, divenne frigida e cleptomane: rubava bambole per rimpiazzare quelle che erano state distrutte. (Stekel, 1963)


DOM. Abbr. di dominante. Soggetto che, in ambito BDSM, ha il controllo di un’attività sessuale o di una relazione con un partner sottomesso (sub). L’etichetta vuole che sia scritto sempre con la prima lettera maiuscola. → Domme.


DOMINA. In ambito BDSM, Dom di sesso femminile.


DOMINATRIX. Dom di sesso femminile. In genere il termine si riferisce ad una Pro-domme (Domina professionista).


DOMINAZIONE. Insieme di comportamenti e rituali sessuali, tipicamente di ambito BDSM, mirati al controllo e alla sottomissione del partner sul piano psicologico e/o fisico in un episodio erotico o in una relazione. La dominazione, che si deve configurare sempre come una dinamica consensuale, si può esprimere tramite: schiavitù sessuale, castità forzata, umiliazione psicologica, oggettificazione. Questi ed altri comportamenti mirati alla dominazione, se non attuati in piena consensualità da chi vi partecipa, si configurano come abuso sessuale e/o psicologico.


Sono una donna di 50 anni. Da che posso ricordare, ho sempre avuto fantasie sessuali di dominare un uomo. Dal momento che sono di San Juan (Porto Rico) questo non ha aiutato molto a concretizzare queste fantasie, benché io sia diventata dipendente da esse fina da quando, ad otto anni, mi masturbavo immaginando la scena nella quale Robin Hood si inginocchiava davanti a re Riccardo dopo averlo riconosciuto... [l’uomo che sogno] è sicuro di sé, con un sacco di rispetto per se stesso e per gli altri, sensibilità, e tutto ciò che vuole è vivere per me e realizzare i miei desideri, essere il mio schiavo totale” (Florens, 2008)


DOMINAZIONE DAL BASSO. Loc. specifica della subcultura BDSM che descrive il comportamento di un soggetto che adotta simultaneamente il ruolo passivo e quello dominate e/o tende a comandare il Dom partendo dalla posizione di sub. → SAM.


Hai una sensazione di dominazione psicologica sull’altra persona. Stai facendo una cosa che piace a te però non la fai, la fai fare a lei. Però sei tu che la imponi.” (t.r.a)


DOMINAZIONE FINANZIARIA. Pratica sadomasochistica, rara e approvata da pochissimi attivisti, nella quale un Dom (più spesso una Domme) pretende l’invio di notevoli somme di denaro con l’intento mirato di rovinare economicamente il sub, il quale in cambio ottiene unicamente insulti e umiliazione pubblica.


DOMME. Variante femminile di Dom.


DOM-SUB. Abbr. di dominazione e sottomissione (submission). Relativo a pratiche e relazioni BDSM.


DON GIOVANNI, complesso di. O dongiovannismo. Quadro psicosessuale del soggetto maschile che sente il bisogno compulsivo di sedurre buona parte delle donne che incontra. Il ‘dongiovanni’ è un uomo insicuro, con bassa autostima, che recupera un senso d’identità e sicurezza tramite le conferme del suo potere seduttivo sulle donne. Il rapporto con questa categoria maschile è in genere fallimentare poiché il dongiovanni è fondamentalmente egoista e manipolativo e, per la sua necessità continua di seduzione, è improbabile che rimanga fedele ad una sola partner. ¶ Dal nome di Don Giovanni, personaggio letterario descritto come grande seduttore e amatore.


DONNA OGGETTO. Loc. riferita alla condizione della donna che vive in un gruppo sociale d’impronta fortemente patriarcale e maschilista, per cui è destinata a rispondere alle esigenze quotidiane maschili e a soddisfare i desideri sessuali degli uomini.


DONNAIOLO. Corteggiatore di donne, in cerca di facili amori e di avventure sessuali.


DONOVANOSI. Sin. di granuloma venereo.


DOPPIA PENETRAZIONE (DP). Categoria di alcuni prodotti pornografici incentrati su una scena sessuale in cui una donna viene penetrata in vagina e nel retto contemporaneamente. Le variazioni doppia penetrazione vaginale (DV) e doppia penetrazione anale (DA) indicano rispettivamente una sequenza in cui una donna viene penetrata contemporaneamente in vagina da due peni o da due oggetti, e una sequenza in cui una persona viene penetrata analmente nel medesimo momento da due peni o da due oggetti.


Io ho molte fantasie rispetto alla doppia penetrazione. Ho sempre voluto provarla ma sono un po’ spaventata o semplicemente ho bisogno di una piccola spinta per fare una cosa come questa. Mi piace davvero guardare dei porno in cui una ragazza si mette a “giocare” con due o più uccelli e la cosa mi eccita davvero. A mio marito piace la doppia penetrazione, parliamo sempre della cosa e di come vorremmo farla! Mi eccito così tanto pensando a sta cosa... Penso che mi piacerà!” (Link)


DOPPIO STANDARD. O morale doppia. Insieme di principi contenenti norme differenti per un gruppo sociale rispetto ad un altro. In ambito sessuale il doppio standard si manifesta come un insieme di diritti-doveri che avrebbero gli uomini rispetto alle donne e viceversa, a dispetto del principio fondamentale per cui tutti sono uguali e liberi. Secondo tale iniquo modello di norme, ad esempio, all’uomo sarebbe consentito un numero di esperienze sessuali illimitate, cosa che peraltro risulterebbe in un aumento di prestigio, mentre la donna dovrebbe contenere le proprie pulsioni e le proprie esperienze onde evitare di essere tacciata di promiscuità e poca serietà. Una forma peculiare di doppio standard riguarda l’attribuzione di differenti connotazioni in base al ruolo attivo o passivo assunto da un uomo in caso di sesso anale: l’uomo che viene penetrato è generalmente considerato il più debole della coppia, il più effeminato e in qualche modo il più pervertito, mentre l’individuo che penetra un altro uomo mantiene quasi intatta la propria virilità e il giudizio sociale riguardo a questi è più positivo e tollerante.sessismo.


Se lei ci stesse al primo appuntamento non mi piacerebbe, vuol dire che è una troia. Se mi piacerebbe andarci a letto la prima sera? Ovvio, tutti vorrebbero una cosa del genere, però se lei ci sta, a me fa una brutta impressione. [Il soggetto, sollecitato a riflettere sul fatto che la potenziale partner possa avere il suo medesimo desiderio sessuale e che possa esplicitarlo in quanto particolarmente attratta da lui, così risponde] Sì, va be’, comunque allora vuol dire che fa così con tutti. No, al primo appuntamento non ci deve stare, anche se io ci provo. [...] Non so, dopo un mese che ci frequentiamo, allora va bene” (t.r.a.)


 “Ci sono state delle volte che avrei voluto fare l’amore con un ragazzo la prima volta che siamo usciti. Che c’è di male? Sono adulta e so quello che faccio. In più provavo qualcosa per quelle persone, non che fossero tante. Era stata una bella serata ed ero stata bene, perché non farlo? Invece no. Mi sono dovuta mandare giù il rospo perché altrimenti passi come una facile. L’assurdo è che fanno di tutto per farti cedere e poi, se cedi, hai perso. Invece una volta ho incontrato un ragazzo che mi ha messo psicologicamente a mio agio e non mi ha fatto sentire per nulla giudicata per quello che sarebbe stato il mio comportamento. Poi la storia è finita per altri motivi, ma quel ragazzo la seconda sera (non proprio la prima) si è beccato tutto, cioè tutto quello che gli altri coglioni si sono persi per la loro voglia di etichettarmi come puttana” (t.r.a.)


DORAFILIA. Feticismo per le pelli animali o il cuoio. ¶ Dal gr. dora, pelle.


DOTTORE, gioco del. Gioco di ruolo dalle connotazioni sessuali più o meno evidenti, messo in atto tipicamente dai bambini come evoluzione o in concomitanza al gioco del papà e della la mamma. In questa attività, che si caratterizza per essere una delle prime forme di sessualità condivisa, un bambino/a veste il ruolo del medico (o infermiere/a) mentre un altro bambino veste i panni del paziente. La valenza sessuale del gioco ha le sue radici nel fatto che il bambino ha ormai avuto esperienza di visite mediche e ha notato che il medico è una figura che ha il “potere” di far spogliare le persone e ha il “diritto” di toccarne il corpo, mentre il paziente ha il “dovere” di star fermo e in qualche modo subire gli atti del medico. Proprio per tali dinamiche, il gioco del dottore risulta un esperimento sessuale adatto agli occhi del bambino perché implica la scoperta, l’ispezione, la curiosità legata al corpo umano di un soggetto (il bambino-paziente) che riceve passivamente delle attenzioni senza instaurare un rapporto sessuale-relazionale dialettico che entrambi i bambini partecipi non sarebbero capaci di gestire. D’altra parte il bambino nel ruolo del paziente può ricevere le attenzioni del “piccolo medico” senza agire attivamente e quindi, demandando l’attività, sentirsi meno attivo e forse meno colpevole, ma condividendone curiosità e malizia (una malizia infantile qualitativamente e quantitativamente diversa da quella adulta). Non è infrequente che tali giochi di ruolo possano avvenire fra giovani fratelli e sorelle con uno scarto d’età non eccessivo; a tali episodi non vanno attribuite connotazioni incestuose ma è più logico riportarli a una dimensione di scoperta e sperimentazione sessuale. Il gioco del dottore va distinto da giochi di ruolo simili che avvengono in età adulta (clinical; iatrofilia), i quali hanno ben altra valenza e finalità anche se in effetti possono riattualizzare esperienze vissute in infanzia.


DOWN-LOW (DL). 1) Stile di vita di alcuni individui maschi che si considerano eterosessuali e hanno rapporti sessuali con donne, o si legano ad esse in matrimonio, ma che in privato, e senza che ne sia data notizia ad alcuno, hanno anche rapporti sessuali con uomini. 2) Episodio d’infedeltà, tradimento fra membri di coppie eterosessuali. ¶ Ing.: in sottofondo.


DOWNBLOUSE. Categoria di alcuni prodotti erotici di tipo voyeuristico incentrati sulla cattura d’immagini o filmati realizzati nel momento in cui una donna mostra involontariamente il seno, poiché si abbassa senza curarsi del fatto che la scollatura della camicia è troppo ampia o perché il costume da bagno si sposta lasciando visibile un capezzolo (nippleslip). I filmati downblouse più apprezzati ovviamente si ottengono quando la donna non indossa il reggiseno. Molti fra tali prodotti sono dei falsi con protagoniste delle donne che fingono di non sapere che la propria nudità viene catturata in foto o video. → upskirt, beaver shot. ¶ Ing.: sotto la camicia.


DPW. Acr. di Devotees, Pretender e Wannabe. Sigla che indica le figure principali del feticismo della disabilità. → devotismo, pretender, wannabe.


DRAG QUEEN. Uomo che si veste con abiti femminili e si comporta come una donna a fini d’intrattenimento. La peculiarità della drag queen, anche detta semplicemente drag, è che la donna impersonata è di tipo caricaturale, con vestiti molto ricercati ed appariscenti, accompagnati da un make-up, una gestualità, un eloquio e un comportamento simpaticamente sopra le righe, seduttivo e semi-comico, adatto appunto allo spettacolo e all’intrattenimento. Benché sovente le due cose corrispondano, una drag queen non è necessariamente un omosessuale o un transgender e il suo travestimento non è sovrapponibile a ciò che si osserva nei fenomeni legati a travestofilia. Le donne in drag che vestono panni maschili sono definite drag king, mentre le donne che si vestono in modo da emulare le drag queen sono dette faux queen (false regine); secondo lo stesso principio, gli uomini che cercano di emulare le drag king, sono definiti faux kings (falsi re). ¶ Termine gergale originato negli anni ‘40 del XX secolo all’interno di alcune comunità gay inglesi. Drag fa riferimento ad un costume tipico di un sesso indossato da una persona del sesso opposto, anche se altri fanno derivare il termine dalla locuzione ing. ‘DRessed As Girl’, vestito come una ragazza. L’ing. queen, regina, fa riferimento all’atteggiamento affettatamente regale con cui si presentano molte drag queen; per altri il termine queen si rifà all’ing. arcaico quean, usato per etichettare sia maschi omosessuali sia donne libertine.


L’espressione [artistica] della drag queen spinge in là diversi limiti, in modo particolare tramite le presentazioni dell’ultra femminilità e dell’identità trans/non trans. Se l’identità è espressa come caricatura in modi che svalutano le donne, allora “Houston abbiamo un problema”. Più spesso è il caso in cui le espressioni delle drag queens rivelano il loro lato performativo relativamente ai nostri ruoli di genere. Questo atto trans-gressivo non può che scontrarsi con le nostre assunzioni circa l’immutabilità di certi ruoli. [...] Questa reificazione del corpo, del Sé e del genere sessuale, tende a intrappolare più che a liberare, ma l’espressione della drag queen, al suo meglio, ci aiuta a pensare alla fluidità dell’identità. Proprio in quest’attività si trova il potenziale per una forte opposizione contro la tirannia dei ruoli assegnati e iscritti socialmente. D’altronde spesso la disgregazione di questi nostri assunti non è cosa facile da accettare” (Link)


DRAGETTE. Travestito che inizia a mostrarsi pubblicamente vestito da donna prima dei 20 anni, in genere durante le marce di protesta o le feste carnevalesche. → drag queen, travestitismo.


DRESS CODE. Codice d’abbigliamento specifico, richiesto in particolari incontri a sfondo sessuale. I dress codes più comuni in ambito BDSM impongono un abbigliamento in pelle nera o lattice.


DROGA DELLO STUPRO. Ogni tipo di sostanza psicoattiva utilizzata per facilitare un abuso sessuale, poiché pone la vittima in uno stato d’insufficiente reattività fisica e mentale. Il termine, nato in ambito giornalistico, non trova nessun riscontro in ambito scientifico anche perché diverse sostanze chimiche possono essere utilizzate per rendere inabile una persona. Generalmente la droga dello stupro, un farmaco sedativo o ipnotico che procura effetti dissociativi e amnesici, viene somministrata all’insaputa della vittima aggiungendola ad un drink alcolico; il più delle volte però la sostanza usata per approfittare della persona è l’alcol stesso, fatto assumere in grandi quantità. Le sostanze farmacologiche più comuni usati per drogare le persone a scopo sessuale sono l’acido gammaidrossibutirrico (GHB), la ketamina e le benzodiazepine. Il GHB, chiamato in gergo Scoop o Easy Lay, nasce come farmaco contro la narcolessia, l’alcolismo e come anestetico generale: i suoi effetti durano dalle tre alle sei ore, impediscono alla vittima di reagire e, di solito, di ricordare l’accaduto. Il potente effetto calmante può tuttavia indurre una crisi respiratoria, coma e morte. La ketamina, chiamata in gergo Special-K, Ket o Vitamina-K, è una sostanza anestetica soprattutto diffusa in ambito veterinario, l’effetto sull’essere umano è di anestesia associata a stato dissociativo, motivo per cui la ketamina è utilizzata come droga ricreativa. L’uso di tale droga, pericoloso ad alti dosaggi per i suoi effetti di soppressione sul sistema nervoso centrale, esita a lungo termine in stati psicopatologici e psichiatrici. Le benzodiazepine, usate principalmente come ansiolitici, possono rendere incapace la persona di reagire alla violenza e dare come effetto secondario un’amnesia anterograda, sicché non si ha memoria di ciò che è accaduto. Il flunitrazepam (Rohypnol®) è la benzodiazepina più utilizzata come droga dello stupro e il suo effetto è pericolosamente potenziato se somministrata in associazione con alcolici.


In un’inchiesta sul sesso condotta su un campione di 4000 donne (il 68% del campione era nella fascia d’età 18-35, il 50% circa viveva in una grande città USA) è stato chiesto quale fosse la percentuale di rapporti sessuali compiuti sotto effetto di una droga o di alcol, senza però intendere che la sostanza psicoattiva fosse stata assunta a propria insaputa e quindi come droga per compiere un abuso sessuale. Il 18,9% del campione ha risposto che l’1% dei propri rapporti sessuali erano avvenuti sotto l’effetto di qualche sostanza, il 36% ha affermato che i rapporti avvenuti in quelle condizioni erano l’1-10%, il 18,2% indica una percentuale di rapporti del 11-25%, il 13,7% delle donne indica una percentuale del 26-50%, l’8,3% del campione indica la percentuale 51-75%, il 4% indica la percentuale 79-99% e lo 0,8% del campione femminile afferma che la totalità dei rapporti sessuali avuti è avvenuta sotto effetto di droghe o alcol. (Link)


DRY SEX. 1) Pratica mirata alla riduzione della lubrificazione vaginale durante il rapporto sessuale al fine di accrescere l’attrito del pene in vagina e quindi le sensazioni maschili durante l’atto e al contempo annullare uno dei segni di piacere sessuale femminile. La limitazione o l’assenza di lubrificazione sono ottenute tramite metodi sia chimici sia fisici. Il dry sex è utilizzato nell’Africa sub-sahariana, dove la sessualità e il ruolo femminile nella società non godono di un trattamento e di una considerazione paritaria rispetto al sesso maschile. Il dry sex è sovente utilizzato dalle etnie aduse a pratiche di mutilazione genitale femminile. La mancata lubrificazione vaginale aumenta il numero delle microlesioni che avvengono durante la frizione del pene in vagina e perciò accresce la probabilità di diffusione e contagio di malattie sessualmente trasmissibili. 2) Termine ombrello che comprende tutte le attività sessuali non penetrative. ¶ Ing.: sesso asciutto.


DS. Acr. di Dominazione e Sottomissione; anche con la sigla D/S, D&S, D/s. Sovente usato come sinonimo di BD o SM, è tuttavia maggiormente relativo ad un rapporto o gioco sessuale in cui un partner è il dominante (Dom o Top) e l'altro è il sottomesso sessuale (Sub o Bottom), comunque all’interno di una dinamica consensuale. → SSC, negoziazione.


DUE DI PICCHE. Loc. pop. indicante un netto rifiuto ad un’avance sessuale o sentimentale; anche usato semplicemente con il sostantivo picche. ¶ Dall’associazione fra una risposta negativa e il punteggio della carta da gioco che ha il più basso valore fra quelle contenute nel mazzo.


DUNGEON. Luogo in cui si svolgono attività sessuali sadomasochistiche, arredato e attrezzato più o meno riccamente con oggetti che servono allo scopo. ¶ Ing.: prigione sotterranea.


DYKE. Termine nato con connotazioni derogatorie per indicare una donna omosessuale d’aspetto e modi molto mascolini. La parola tuttavia può essere utilizzata come semplice sin. di lesbica. La subcultura lesbica, soprattutto quella d’origine anglosassone, fa uso di un lessico slang in cui il termine dyke va ad unirsi ad altre parole per indicare specifici soggetti: bi-dyke (o byke), bulldyke, femme dyke, lipstick dyke, stealth dyke, trans dyke.Etimo incerto, probabilmente abbr. del termine bulldyker, composto dall’ing. bull, toro, a sottolineare l’elemento virile, e dyke, fosso, usato gergalmente all’inizio del XX sec. come sin. di vagina.

 

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